Scatta la prima esercitazione contro la proliferazione nucleare nel Golfo Persico

Con la partecipazione di Italia, Inghilterra, Francia, Australia e Bahrain, gli Stati Uniti terranno per due giorni, a partire da domani, delle manovre navali militari nel Golfo Persico, al largo dell’ Iran. Formalmente, è una prova, la venticinquesima in tre anni, della Proliferation Security Iniziative del presidente Bush, iniziativa contro la diffusione delle armi atomiche, cui hanno aderito un’ ottantina di Stati: si tratterebbe d’ intercettare una nave, inglese in questo caso, sospettata di trasportare tecnologie e materiali nucleari in un Paese «indesiderabile». Ma nelle intenzioni del Pentagono, che peraltro lo nega, è anche la prova generale di un possibile blocco navale dell’ Iran: stando ai media Usa, il piano fu messo a punto il 19 settembre scorso dall’ ammiraglio Michael Mullen, capo di stato maggiore della Marina. La base per le manovre, cui faranno da osservatori gli Stati del Golfo persico più la Russia, il Giappone e la Corea del Sud, è nel Bahrain, un fedele alleato Usa. Le guiderà la portaerei Eisenhower, con una squadra di incrociatori lanciamissili, una nave spia elettronica, una da sbarco e dragamine. L’ Italia e gli altri partecipanti le forniranno unità d’ appoggio e motovedette. Annunciando le manovre, Robert Joseph, un funzionario del Dipartimento di Stato americano, le ha definite «importanti contro la proliferazione atomica». «Collauderanno la nostra capacità d’ intercettare il traffico illegale missilistico e nucleare», ha affermato Joseph. E pur smentendo che siano in funzione anti-iraniana, ha ammesso che «hanno destato l’ attenzione di Teheran». Le manovre s’ inquadrano nella crisi causata dai programmi atomici dell’ Iran e della Corea del Nord. Tra le sanzioni contro Pyongyang previste dalla risoluzione 1718 del Consiglio di sicurezza Onu, vi è l’ intercettazione delle sue navi. La misura non figura tra le sanzioni contro Teheran all’ esame del Consiglio, ma l’ amministrazione Bush potrebbe inserirla più tardi. Non è escluso che, se la Russia e la Cina continueranno a opporsi all’ intercettazione, gli Stati Uniti ricorrano al blocco navale nei confronti sia dell’ Iran sia della Corea del Nord. Il maggiore timore, ha commentato l’ ex ambasciatore all’ Onu Bill Richardson, è che Pyongyang, che ha condotto il suo primo test nucleare, fornisca materiali, tecnologie e missili a Teheran. Al momento, alle manovre la Superpotenza affiancherà la diplomazia. Parallelamente all’ azione dimostrativa nel Golfo Persico, terrà in Marocco una riunione dei cinque grandi del Consiglio di sicurezza e altri sette Paesi contro la proliferazione atomica, come concordato a luglio da Bush e dal presidente russo Putin. Ma l’ Iran, che l’ altro ieri ha annunciato di avere attivato un secondo impianto per l’ arricchimento dell’ uranio, considera le manovre una provocazione e rinnoverà la sfida all’ Occidente. Se sottoposto a un blocco navale, tenterebbe di chiudere lo stretto di Hormuz. La tensione nel Golfo Persico è cresciuta anche in seguito a un improvviso allarme terrorismo della Cia. Secondo voci parzialmente confermate dal Dipartimento di Stato («C’ è una minaccia, ma non possiamo fornirne i particolari»), Al Qaeda avrebbe progettato un attentato contro alcune piattaforme petrolifere. Il generale Michael Hayden, il direttore della Cia, in visita in Arabia Saudita, ne avrebbe discusso con re Abdullah e dovrebbe recarsi in altre capitali arabe. A Washington si dice che, a causa di Al Qaeda oltre che dell’ Iran, la squadra della Eisenhower rimarrà per qualche tempo nella zona. Parlando ai giornalisti venerdì, il presidente Bush ha ribadito di voler risolvere pacificamente la doppia crisi nucleare con l’ Iran e la Corea del Nord. Ma al Consiglio di sicurezza, un accordo su Teheran pare ancora lontano, e la Cina e la Corea del Sud esitano ad attuare le sanzioni contro Pyongyang.