Scala mobile, un tema politico per la sinistra sociale

Un eccezionale e difficile risultato elettorale marca una svolta nel paese, ed all’affiorare di questa novità , dopo decenni, riemerge il carattere “sovversivo” del blocco sociale e politico della destra italiana. Incapace di vedersi all’opposizione, la destra berlusconiana sta facendo di tutto per non passare di mano, come le regole democratiche esigono, e si prepara, con ogni probabilità, a mobilitarsi contro l’esito elettorale democratico.
A fronte di tale quadro politico e sociale il Comitato Direttivo Nazionale della Cgil ha giustamente ritenuto, in modo unanime, che la nuova maggioranza di centro sinistra debba governare per l’intera durata della legislatura, realizzando il proprio programma e rifiutando le ipotesi di Grande Coalizione. Aggiungiamo, inoltre, come sia appropriato e corretto che la Cgil richieda alla sfera politica una nuova centralità dei temi del lavoro, della scuola e della ricerca, della tutela e crescita del reddito dei lavoratori e dei pensionati, di una redistribuzione della ricchezza e di lotta all’evasione fiscale.

Inoltre, nel contesto di queste proposte, e segnalando l’esigenza di una forte politica di redistribuzione e giustizia sociale, chi scrive intende mettere all’attenzione la questione di un meccanismo annuale di adeguamento di salari, stipendi e pensioni al tasso di inflazione reale. Non riteniamo interessante il sostantivo con cui si vorrà definire tale meccanismo.

Potremmo chiamarlo in qualsiasi modo e se non piace il termine “nuova scala mobile” crediamo si possa adottare qualsiasi altra formula.

Siamo consapevoli della gravità della situazione e di come, in apparenza, possa sembrare adesso non necessaria una indicazione per un nuovo automatismo di adeguamento di salari, stipendi e pensioni all’inflazione. Ma proprio perché vediamo la gravità dei fatti ed il carattere sovversivo di questa destra, crediamo corretto che la sinistra sociale e politica si doti di obiettivi (se si vuole, minimi) in grado di sensibilizzare i lavoratori ed i cittadini verso il tema della redistribuzione del reddito e della giustizia sociale e di dare almeno soluzioni parziali ai problemi quotidiani.

E’ vero, infatti, che ognuno di noi arriva con difficoltà a fine mese? E’ vero o no che la forbice tra rendita e profitti da una parte e salari, stipendi e pensioni dall’altra è sempre più larga? Se così è, e se la destra si appresta a mobilitare il proprio blocco sociale, la sinistra, il centrosinistra ed i democratici non possono venire meno ad una mobilitazione su alcune priorità, quali quelle sopra indicate (e presenti nelle aspettative di chi li ha votati), su argomenti sensibili per milioni di persone che vivono del loro lavoro e che hanno visto in questi anni svalutare i propri redditi, mentre rendite e profitti sono cresciuti.

Un nuovo meccanismo generale ed annuale di adeguamento salariale connesso all’inflazione reale non è certo una panacea e non dà soluzione compiuta alla esigenza di un salario ed una pensione dignitosa, ma può essere uno degli elementi con cui un nuovo quadro politico e sociale risponde in parte ad un’aspettativa generale di giustizia sociale. E può, inoltre, liberare gli schemi con cui si rinnovano i contratti collettivi nazionali di lavoro dai vincoli con cui in questi anni si è imposta nei fatti una moderazione salariale. Con un nuovo meccanismo di indicizzazione, insomma, anche i rinnovi contrattuali potranno essere uno strumento di reali incrementi di reddito per i lavoratori. E questo può, infine, essere uno dei temi con cui i soggetti sociali si mobilitano e rafforzano una prospettiva democratica e progressista, del tutto importante e necessaria.

*Direttivo Camera del Lavoro di Firenze
**Segretario Camera del Lavoro Piacenza