«Sbagliato liberare i talebani»

Gli Stati uniti hanno mostrato la faccia dura. E in un colpo solo hanno spiegato che trovano grave che per liberare Daniele Mastrogiacomo il governo afghano abbia rilasciato cinque comandanti talebani e che non sarà mai d’accordo con l’idea di invitare i «terroristi» alla conferenza di pace sull’Afghanistan. Su quando e come sia stato espresso questo «disappunto» per la trattativa, c’è poca chiarezza. Una fonte non ufficiale della presidenza americana ieri ha spiegato che nella sostanza gli Usa, pur «contenti per il rilascio di Daniele Mastrogiacomo», abbiano «alcune preoccupazioni circa le circostanze della consegna»: «Le concessioni ci hanno colto di sorpresa e riteniamo che aumentino i rischi per le truppe della Nato e afghane e per il popolo afghano». Alcune fonti dicono che questa disapprovazione sarebbe stata espressa all’Italia attraverso «canali diplomatici», ma ieri l’ambasciata americana smentiva di essersi fatta carico di recapitare il messaggio. E infatti in serata la Farnesina ha risposto con un comunicato ufficiale che «il ministero degli Esteri ribadisce il clima molto positivo registrato nel corso del colloquio con Condoleezza Rice» e che in effetti gli Usa nulla sapevano di quella trattativa.
Con ogni probabilità per Washington, che infatti lascia parlare una fonte non ufficiale, quella sulla trattativa è una presa di posizione obbligatoria. Nei giorni del lavoro sulla liberazione Daniele Mastrogiacomo spiegarono che erano disposti a chiudere entrambi gli occhi pur di evitare che un giornalista italiano rischiasse la vita – con tutto ciò che un esito tragico del sequestro avrebbe comportato – purché quel placet non fosse mai del tutto esplicitato. E anche ieri il portavoce Scott Mc Cormack non aveva voluto commentare in alcun modo. Si aspettavano che il patto tra gentiluomini fosse rispettato nel silenzio e invece, ieri mattina alla camera il sottosegretario Danieli se n’è uscito con una versione dei fatti che lasciava poco all’immaginazione: «Il governo ha anche chiesto la collaborazione dei governi della coalizione internazionale in Afghanistan ed in particolare di quello degli Stati Uniti e di quello inglese, disponendo quest’ultimo di truppe attive nell’area». A quel punto per gli Usa è diventato impossibile mantenere il silenzio.
La stessa scelta ha fatto il Foreign office inglese che, forse addirittura con più durezza, ha criticato la scelta italiana come «preoccupante» dopo che ieri mattina sia il Guardian sia il Times avevano dato particolare rilevanza alla scelta di trattare con i nemici: «C’è la preoccupazione che si possa dare il messaggio sbagliato a coloro che pensano di prendere ostaggi». Nelle more la fonte ha messo giù anche il nyet americano sulla presenza dei talebani alla conferenza di pace: sarebbe un’idea «pazza».
In Afghanistan intanto rimangono al buio le sorti dell’interprete Adjmal Naskharbandi, liberato dai talebani insieme a Mastrogiacomo, e di Rahmatullah Hanefi, il mediatore che per Emergency ha seguito la trattativa che ha portato alla liberazione dell’inviato di Repubblica. Gino Strada, che ieri mattina ha incontrato i parenti di Adjmal anche per assicurare loro che farà quanto in suo potere per liberarlo ha spiegato che con molta probabilità anche lui, come il responsabile della sicurezza di Emergency sia finito nelle mani dei servizi afghani: «Il mio sospetto è che sì, Adjmal sia nelle mani del governo afgano, come lo è il nostro Rahmatullah Hanefi. Se Rahmat fosse libero, avrebbe certamente modo di sapere di più sulla sorte del vostro familiare. In ogni caso, la situazione resta estremamente confusa». L’ambasciatore italiano a Kabul Ettore Sequi ieri si mostrava ottimista sulla sorte dell’interprete. Ha preferito non confermare la versione che lo vorrebbe nelle mani dei servizi afghani, ma spiega: «Io sono ottimista di carattere ed anche in questo caso tenderei ad esserlo».
Anche Daniele Mastrogiacomo, tornato ieri a lavoro, ha chiesto la liberazione dell’interprete che viaggiava con lui. In una breve conferenza stampa nella sede di Repubblica ha raccontato alcuni dettagli del sequestro, tra cui il fatto che durante la prigionia sono stati girati cinque video, uno dei quali lo mostra mentre assiste alla decapitazione del suo autista.