Sarkozy mette paura

Il ministro usa il terrorismo per proporre leggi dubbie

«La minaccia terroristica è molto alta in Francia», ha affermato il ministro degli interni, Nicolas Sarkozy, in una trasmissione televisiva lunedì sera, dove ha rivelato che «nel momento in cui vi parlo» erano in corso arresti. In effetti l’arresto di un gruppo di islamisti radicali aveva avuto luogo lunedì mattina, di fronte alle telecamere informate in anticipo, ma la trasmissione di Sarkozy era stata registrata cinque giorni prima. Tutti elementi che alimentano il sospetto di una spregiudicata strumentalizzazione dei pericoli. L’opposizione socialista ha chiesto «spiegazioni» a Sarkozy per l’uso scorretto delle informazioni sugli arresti, che avrebbero potuto «mettere rischio la sicurezza del paese». Sarkozy ha anche riservato alla tv la primizia delle informazioni sulla nuova legge anti-terrorismo, che sarà presentata in Consiglio dei ministri il 19 ottobre prossimo, dopo essere stata esaminata dalla Cnil (Commissione informatica e libertà). Un progetto che suscita inquietudine. Difatti, al centro della nuova legge c’è il concetto di «tracciabilità» del cittadino, che dovrebbe infine portare all’imposizione della carta d’identità bometrica. La videosorveglianza, per esempio, sarà estesa, permettendo a banche, luoghi di culto, scuole ecc. di filmare tutto quello che accade anche nelle vicinanze e non solo all’interno. Inoltre, le nuove norme permetteranno di controllare gli spostamenti di un cittadino all’estero e sarà istituita una sorveglianza ravvicinata degli scambi telefonici ed elettronici, e (anche se Strasburgo è contaria) si parla di poterli conservare fino a tre anni. Per far accettare la legge dalla Cnil, Sarkozy ha previsto una clausola di revisione: fra tre anni il parlamento dovrà esaminare gli effetti della legge, per confermarla o abolirla.

Ma il clima attuale è favorevole a soprassedere ai principi della legge. Un esempio è venuto ieri dalla proposta di legge sulla recidiva, nel caso di reati sessuali. Il ministro della giustizia, Pascal Clément si è rivolto all’opinione publica, sfidando i deputati a non fare appello al Consiglio costituzionale, per imporre che le nuove norme, in discussione il 12 ottobre e che mirano a imporre il braccialetto elettronico a tutti i condannati per reati sessuali una volta usciti di prigione e l’obbligo che le cure mediche (oggi facoltative), siano retroattive. La proposta ha «scioccato» la magistratura, perché la retroattività è anti-Costituzionale. Ma Clément vuole «correre il rischio» di far passare una legge anti-costituzionale.

I socialisti sono imbarazzati. Il portavoce, Julien Dray, definisce «detestabile» la scelta di Clément di non rispettare le norme costituzionali, ma per il momento si rifiuta di rispondere sul merito della recidiva. Di fatto i politici cavalcano i fatti di cronaca: di recente, due condannati per stupro e omicidio, usciti dopo aver scontato lunghe pene hanno commesso di nuovo lo stesso reato. Le famiglie delle vittime hanno denunciato l’ «assenza di volontà politica» e il ministro della giustizia ha subito reagito con la proposta sulla retroattività. Anche Sarkozy è intervenuto sulla questione: dopo i recenti fatti «chi capirebbe che non andiamo più lontano ?» si è chiesto demagogicamente il ministro. Che propone, oltre alla retroattività, anche la «castrazione chimica» e una volta usciti dal carcere un controllo obbligatorio della polizia una volta al mese per tutta la vita.