Saramago

*Salvatore Ritrovato insegna italianistica all’Università di Urbino

A volte delle frasi potrebbero racchiudere il senso di una vita. Per Saramago, credo che la frase che gli sarebbe piaciuta di più sia questa: «Se l’uomo è formato dalle circostanze, è necessario formare umanamente le circostanze» (K. Marx, F. Engels). Una frase che vale un programma, una presa di posizione senza compromessi, una sfida al conformismo, un atto di libertà. Tale è stata l’opera e la vita di José Saramago, l’autore del Vangelo secondo Gesù, uno dei romanzi più coraggiosi del Novecento, che gli valse un esilio volontario all’isola di Lanzarote, nell’arcipelago delle Canarie, all’indomani delle violente polemiche con la chiesa cattolica e il governo portoghese.

Nato ad Azinhaga, in Portogallo, nel 1922, Saramago non cerca subito l’affermazione letteraria, il “successo”. Il suo esordio letterario, ufficialmente, avviene nel 1947, con un romanzo in stile realista, Terra del peccato. Poi silenzio. Nel 1966 pubblica una raccolta di versi, I poemi possibili. Passano ancora dieci anni di silenzio. Si iscrive al Partito Comunista, operando in clandestinità sotto la brutale dittatura di Salazar, vive di giornalismo e editoria. Dopo la rivoluzione dei Garofani diventa scrittore a tempo pieno. Il primo libro importante è Una terra chiamata Alentejo, in cui mette a frutto le sue interviste ai contadini poverissimi di una regione a sud-est del Portogallo, protagonisti di una rivolta contro le fanfaronate del regime fascista. Del 1982 è Memoriale del convento; del 1984, L’anno della morte di Ricardo Reis e la raccolta di racconti Oggetto quasi. Poi verranno L’assedio di Lisbona, Cecità, Tutti i nomi, La caverna, L’uomo duplicato, Le intermittenze della morte, Le piccole memorie, Il racconto dell’isola sconosciuta, La zattera di pietra (in cui lo scrittore sostiene l’“iberismo”, il movimento che propugna l’unificazione di Spagna e Portogallo), Viaggio in Portogallo, La seconda vita di Francesco d’Assisi (che accende una nuova polemica con la chiesa). Importante riconoscimento fu il premio Nobel, del 1998.
La larga conoscenza in Italia dell’opera di Saramago risale agli anni Novanta, e sembra che il punto di vista politico dell’autore non crei problemi. Ma durante l’ultima visita in Italia Saramago fa delle dichiarazioni, non più gravi di quelle che si leggono sui giornali, contro Berlusconi. Tali esternazioni rimbalzano a livello internazionale e sconcertano i dirigenti di Einaudi (cioè Mondadori), che decidono di rompere il contratto per la pubblicazione del Quaderno in cui lo scrittore mette per iscritto le contestazione (dal sapore di una catilinaria: «Até, quando, ó Berlusconi, abusarás, da nossa paciência?», ‘Fino a quando, o Berlusconi, abuserai della nostra pazienza?’). Saramago dichiara: «Ho cono­sciuto la censura durante la dittatura portoghese, l’ho sofferta e combattuta e nes­suno in una situazione di apparente normalità demo­cratica mi potrebbe chiede­re di amputare una mia ope­ra». Come si sa, Saramago non è l’unico ad essere espulso dal catalogo Einaudi per “diffamazione” antiberlusconiana: ricordiamo Giovanni Raboni, per via delle sue poesie postume; Franco Cordelli, per il Duca di Mantova; Marco Belpoliti, per il Corpo del capo. Il libro passa a Bollati Boringhieri, ma la polemica con Einaudi non si spegne, tant’è che l’opera seguente, Caino, esce con Feltrinelli.
Da Lanzarote Saramago tiene una vasta rete di contatti in tutto il mondo, compresa l’Italia, dove ha molti lettori affezionati. Interviene sul conflitto israelo-palestinese, ricordando al governo israeliano che non dovrebbe strumentalizzare la memoria dell’olocausto per adottare azioni inaccettabili nei confronti dei civili palestinesi, e firmando una lettera congiunta con John Berger, Noam Chomsky, Harold Pinter e Gore Vidal per denunciare le ultime atrocità dell’esercito israeliano. A proposito del nostro paese, Saramago non usa eufemismi e inutili circonlocuzioni quando osserva che l’Italia, un tempo famosa per la sua creati­vità e il genio artistico, ora inquieta il mondo per lo spettaco­lo politico che offre; perciò invita gli italiani a responsabilizzarsi. Cambiare si può, perché è proprio dell’uomo ragionare e distinguere tra il bene e il male; cambiare si deve per rendere più umane le “circostanze” in cui abitiamo. Non vi è un senso ulteriore, metafisico, da scoprire – sostiene Saramago – ma è facile dimenticare che la verità appartiene a questa terra. In tal senso, la vicenda di Gesù nel Vangelo sopra citato, è emblematica poiché rappresenta una storia di profonda umanità: «Gesù muore, muore, e quando la vita comincia ad abbandonarlo, all’ improvviso, il cielo sopra il suo capo si spalanca e appare Dio, vestito come sulla barca, e la sua voce risuona per tutta la terra, Tu sei il mio diletto figlio, in te ho riposto la mia gratificazione. Allora Gesù capì di essere stato portato all’inganno come si conduce l’agnello al sacrificio, che la sua vita era destinata a questa morte fin dal principio e, ripensando al fiume di sangue e di sofferenza che sarebbe nato spargendosi per tutta la terra, esclamò rivolto al cielo, dove Dio sorrideva, Uomini, perdonatelo, perché non sa quello che ha fatto».

Salvatore Ritrovato