Sandra Cisneros: «Ridò voce ai latinos senza identità»

Intervista alla scrittrice statunitense. Per i suoi romanzi e il suo impegno è ormai nota come portavoce dei chicanos, la comunità con la quale condivide le origini messicane. Esce in Italia “Il fosso della strillona”

E’ americana, ma rivendica le origini messicane della propria famiglia. Negli Stati Uniti è considerata una sorta di portavoce della comunità dei chicanos, tanto da trasferire nei propri romanzi il modo di parlare tipico di questi americani discendenti degli immigrati dal Messico di prima, seconda o più generazioni. Sandra Cisneros ha fatto dello “spanglish” – il melting pot di inglese e spagnolo – un cavallo di battaglia letterario e politico. Dopo i precedenti romanzi, La casa in Mango Street e Caramelo, esce ora in Italia l’ultimo lavoro, Fosso della Strillona (edito come gli altri da Nuova Frontiera, pp. 192, euro 14,50), un affresco di vite raccontate da donne di età diverse. Dalla voce di Sandra Cisneros esce il ritratto di un’America insolita e lontana dai nostri abituali modelli di riferimento.

Il disastro di New Orleans ha mostrato al mondo un’America diversa, molto lontana da quel paradiso di benessere e consumismo che immaginiamo. Come dobbiamo pensarla, l’America?

C’è forse bisogno che di nuovo un Cristoforo Colombo venga a scoprire l’America e si accorga che le popolazioni nere o ispaniche rappresentano gli strati sociali più poveri? Eppure scrittori, artisti e intellettuali hanno raccontato i mali, le ingiustizie e la povertà che affliggono la società statunitense. C’è bisogno di un disastro? La gran parte dei poveri sono eredi delle popolazioni che vivevano nel continente americano ben prima dell’arrivo dei colonizzatori, ben prima che venissero “scoperte”, come si suol dire. Noi figli di quelle popolazioni siamo qui da secoli e secoli ma non abbiamo mai avuto l’accesso alla cultura e ai media. Facciamo quel che possiamo.

Cosa?

Racconto le storie dei chicani. Ma per rompere il silenzio dobbiamo trovare nuovi spazi nella stampa, nelle case editrici alternative o su Internet. I media sono controllati da gente che ha potere e non hanno interesse a riconoscere che il mondo è multiculturale. Ci sono tante storie da raccontare, quel che mancano sono le parole. E chi può scriverle? Dobbiamo fare di tutto per pubblicare giovani scrittori, educare le prossime generazioni alla scrittura o istituire borse di studio. Gli scrittori che oggi negli Usa provengono da comunità diverse da quella dei bianchi e che sono ufficialmente riconosciuti dalla cultura accademica, sono veramente pochi.

Che importanza ha la lingua spagnola in questa faticosa conquista della parola?

In fondo uso molto poco lo spagnolo nei miei libri rispetto a quanto venga effettivamente parlato ai confini con il Messico. Ma se nei miei romanzi imitassi in modo più aderente la maniera di parlare a ridosso della frontiera, i lettori che non parlano spagnolo non capirebbero assolutamente nulla.

Gli immigrati messicani e i chicanos stabiliscono relazioni tra loro?

C’è una distinzione da fare tra chicanos e messicani. I chicanos sono cittadini di discendenza messicana ma nati negli Usa. Spesso non conoscono affatto la storia messicana, le oppressioni del colonialismo. Puoi essere, ad esempio, una donna e non essere femminista. Ci sono molti chicanos nati negli Usa, americani di prima, seconda, terza generazione, e anche oltre, che non hanno alcun contatto con il Messico e non si sentono appartenenti all’identità culturale messicana. Anzi, c’è rivalità tra chicanos e messicani appena arrivati dall’altra parte del confine. E non è raro che degenerino in violenze. E’ una guerra tra poveri che fanno parte dello stesso popolo. E’ molto triste. Vivono negli stessi quartieri, ma i chicanos vogliono distinguersi dai nuovi arrivati, vogliono essere come i bianchi delle classi sociali più elevate. Non sospettano d’essere vittime di una colonizzazione culturale.

Come vivono i chicanos nell’America di Bush? E come votano?

I nuovi immigrati non possono votare. La gran parte è illegale e non può registrarsi alle liste dei votanti. Comunque alle ultime elezioni molti latinos hanno votato per i repubblicani. Bush aveva un consulente messicano per la comunicazione. La strategia ha funzionato, Bush ha incarnato la figura del padre, ha incentrato il suo messaggio sulla famiglia e la religione. Ha fatto leva sull’insicurezza, sulla paura della criminalità, sul disagio di vivere in città segnate dalla droga e dalle gang criminali. Anche le chiese evangeliche hanno fatto la propria parte spingendo la gente delle strade a votare repubblicano. Ma non dimentichiamo gli errori dei democratici.

C’è una parentela tra i suoi romanzi e la cosiddetta letteratura magica latino-americana?

Non penso mai di fare una letteratura magica, e spiego perché. Proprio con questa etichetta la letteratura latino-americana viene accettata nel Nord America come una forma di fantasia. Così si evita di considerarla per quello che è, una letteratura politica e di protesta. Per lo stesso motivo ai nordamericani non piace la nostra letteratura, è troppo poco esotica, è la voce critica dei loro vicini. Non è fantasia. Non è beautiful experience. I miei romanzi parlano della storia colonizzata del continente americano.