Salvi: vinciamo sempre? Lo diceva anche Gava

ROMA – «In Campania, ma purtroppo non solo lì, c’ è una partitocrazia senza partiti». E da parte «della segreteria dei Ds c’ è un ritardo ingiustificabile a occuparsi del degrado della politica e della democrazia». Il caso Bassolino in questi giorni rischia di dare ragione a Cesare Salvi, vicepresidente del Senato e figura di punta di quello che fu il Correntone antifassiniano: era stato lui l’ estate scorsa a sollevare il tema al consiglio nazionale della Quercia. È finita con un ordine del giorno contro gli sprechi e per la moralizzazione della politica. Poi il silenzio, mentre cresce il numero di chi, come dice ancora oggi il napoletano Roberto Barbieri, della segreteria, difende i successi elettorali di questi ultimi tredici anni in Campania: «Che cosa vuol dire “vinciamo sempre” – replica Salvi -. Anche Gava lo diceva. Poi è successo quel che è successo». Per Antonio Bassolino, a sentire Salvi, ci sarebbe poi l’ «aggravante politica» che «in Campania i Ds non sono neppure il primo partito, visto che i voti li prendono Mastella e la Margherita». Il risultato del disinteresse del botteghino, secondo Salvi, «non ha fatto altro che trasformare in un regolamento di conti tra le due personalità campane di maggior carisma un problema di sistema che rischia di avere effetti micidiali». E non solo, rincara l’ ex ministro del Lavoro: «Ci siamo anche fatti scippare il tema della riduzione dei costi della politica da Berlusconi e Tremonti, che però lo hanno affrontato in modo risibile, dimenticando di ridurre le indennità dei ministri e del presidente del consiglio e aumentando contemporaneamente i fondi ai partiti». È vero che Salvi ha il dente avvelenato contro Bassolino: il governatore della Campania, da quando è passato dal Correntone alla maggioranza fassiniana, gli ha «scippato» due uomini: «Che sono immediatamente diventati capogruppo in Regione e consulente della giunta». Ben ripagati? «Il punto è che non c’ è più responsabilità politica: le assemblee regionali ricevono prebende se assecondano il governatore: è la legge elettorale che da ai governatori il diritto di vita e di morte dei consigli regionali». E, è convinto il vicepresidente del Senato, la «legge che Berlusconi ci vuole imporre per le politiche non farà altro che esportare il bassolinismo a livello nazionale, rendendo un’ oligarchia politica padrona del Paese». Non che Salvi veda solo lo sporco sotto il tappeto: «Ci sono alcune significative eccezioni, penso a Mercedes Bresso in Piemonte e a Nichi Vendola in Puglia che si sono impegnati per la riduzione della lottizzazione e degli sprechi». Ma il caso Campania non è, per Salvi, che la punta dell’ iceberg del «degrado della politica e della democrazia» nel nostro Paese. L’ ex ministro del Lavoro, che sul tema sta scrivendo un libro, ha una serie di esempi: in Sardegna hanno raddoppiato le province, da quattro ad otto. E in Senato di sono 28 disegni di legge per istituire altrettante province. E poi c’ è il capitolo della Sanità: «Ho letto che il supermanager in Campania si considera in quota Margherita, ma non è un segreto che a Niguarda bisogna essere di Cl per far carriera.
Se si accetta questo criterio, come ha teorizzato sul Corriere Clemente Mastella, non serve poi rispondere come fa Ciriaco De Mita che lui non ha mai indicato un primario scemo: stiamo parlando di un problema più grave, della qualità della nostra democrazia». Insomma per Salvi, un «po’ di sano ritorno al moralismo» non farebbe male: «È vero che le ultime regionali le ha stravinte il centrosinistra, ma se guardiamo i dati per bene il primo partito sono stati gli astenuti: 28 per cento, un record mai raggiunto. Sarà un segnale?».