Salvi a Cofferati: «Sergio perché attacchi Rifondazione?»

Aurne chiuse Bologna ritorna ai clamori delle prime pagine per il braccio di ferro tra il sindaco Cofferati e la sinistra della sua coalizione, ossia tra l’ex leader Cgil e un bel pezzo di città.
E che prime! Proprio ieri il maggior quotidiano italiano ospitava alcune affermazioni forti del Cinese nei confronti di Rifondazione colpevole di aver posto da giorni una domanda semplice alla quale il sindaco si guarda bene dal fornire una risposta: è legittimo che un pm ricorra sistematicamente all’aggravante di eversione dell’ordine democratico per indagare studenti fuorisede, precari, pacifisti, migranti e senzacasa? Il Prc ha semplicemente chiesto all’Unione di farsi carico di una pubblica riflessione sulla relazione perversa tra le leggi speciali, ereditate dagli anni ’70, e i processi per reati legati al conflitto sociale, diverse migliaia, strascico del berlusconismo (ma non solo).

«Il partito che esprime la terza carica dello Stato non può teorizzare la liceità del reato», tuona Cofferati. E, ancora: «Aspetto qualche giorno per una pubblica inversione di rotta. Se ciò non accadrà prenderò le mie decisioni sul futuro della coalizione». Ma il sindaco va oltre. Accusa il Prc per la convivenza, presunta, tra chi difenderebbe l’autonomia della magistratura e chi ne teorizzerebbe l’attacco frontale. «Bologna è una prova generale», spiega a un certo punto lasciando balenare la voglia di ritagliarsi un ruolo nella nuova fase politica.

Dunque Bologna è un laboratorio nazionale sui rapporti tra moderati e radicali della coalizione? Proviamo a guardare da Roma gli affari bolognesi e giriamo la domanda a Cesare Salvi, presidente uscente a Palazzo Madama e leader della “sinistra ds per il socialismo”. Salvi, che sceglie di non prestarsi alla costruzione di retroscena, commenta subito che «se fosse un laboratorio, non sarebbe un bel laboratorio… sembra una follia».

Cos’è che non la convince nell’approccio di Cofferati?

Non condivido l’impostazione dei temi sicurezza e legalità. E’ giusto che la sinistra se ne occupi ma enfatizzare il fastidio per un lavavetri al semaforo non può essere emblematico di come affrontarli. Ma, a maggior ragione, non comprendo l’attacco a Rifondazione comunista. Sia perché indebolisce la maggioranza che deve sostenere Prodi in una partenza già non semplice, sia perché penso che il ruolo della sinistra radicale sia importante per avere un asse avanzato nei temi che il governo dovrà affrontare: la legge 30, il lavoro e la precarietà. Perché mettere in discussione il ruolo del Prc in battaglie che porta avanti anche la Cgil?

Tornando a Bologna, senatore, sono giorni che il Prc di quella città respinge l’accusa di voler aggredire la magistratura o limitarne l’autonomia.

Se c’è stato un attacco nominale a un magistrato è sbagliato ma al tempo stesso – e rivendico il diritto di non essere confuso con Berlusconi – si deve poter esercitare il diritto di critica verso una ipotesi che confonde l’eversione con occupazioni pacifiche di di binari per contestare lo scoppio della guerra. Una corretta linea garantista distingue tra rispetto dell’autonomia istituzionale della magistratura, diritto di critica. Il contrappeso a quella autonomia è proprio il più aperto dibattito pubblico.

Che tutto ciò rimbalzi sulla prima del più grande giornale nazionale fa pensare che la polemica abbia poco di bolognese.

Non faccio alcun processo alle intenzioni di Cofferati ma pare evidente che ci sia una campagna per ridurre il peso di Rifondazione rispetto alle scelte che ci sono da fare, si coglie ogni pretesto per dire che sia inaffidabile. E’ un errore perchè l’talia ha bisogno di un governo che non può non reggere che sulle forze del Unione nel loro insieme.

E il governo dovrà occuparsi anche della “libertà di movimento” non trova?

Magari è prematuro parlarne ma sono favorevole a un provvedimento di clemenza. Ci sarà da guardare con attenzione i fatti e distinguere quelli in cui non sia stato accertato il ricorso alla violenza. L’area del disagio sociale ha bisogno di spazi di agibilità politica.