SALUTO E CONTRIBUTO AL DIBATTITO SULLA CRISI LIBICA E LE RIVOLTE ARABE DI YOGENDRA SHAHI

SALUTO E CONTRIBUTO AL DIBATTITO SULLA CRISI LIBICA E LE RIVOLTE ARABE DI YOGENDRA SHAHI, VICE PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE MONDIALE DELLA GIOVENTù DEMOCRATICA, CAMPEGGIO “ALTERNATIVA RIBELLE”, FRASSANITO, 26/08/2011

Cari compagni, 

Un saluto caloroso a nome della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica. Prima di tutto vorrei esprimere un vivace e sentito ringraziamento alla Fgci e ai Giovani Comunisti per l’invito e l’accogliente l’ospitalità. È importante che i giovani comunisti di oggi discutano con cuore e mente aperta i problemi che ci interessano e per i quali soffriamo. Sono orgoglioso di rappresentare il WFDY, e soprattutto di essere qui come cittadino proveniente da un paese piccolo, lontano e meno sviluppato e di condividere con voi idee e valori comuni. Son in pochi ad avere questa opportunità.
Sono particolarmente orgoglioso di essere qui perché non solo è la terra di Gramsci e altri importanti rivoluzionari, l’ Italia è anche un paese con una grande storia di lotta comunista contro il fascismo e anche terra di cultura e di grandi artisti celebri, intellettuali e scrittori di grande valore estetico.
La discussione di oggi tratta della crisi libica, è particolarmente importante capire come oggi i giovani intendano questa guerre. Ha tutto il rispetto e la solidarietà la lotta dei giovani del Medio Oriente che richiedono cambiamenti, una vita migliore e maggiori opportunità economiche, un lavoro, una buona istruzione, un buon governo e diritti democratici. Se i giovani libici insieme con i giovani arabi sono disposti a un cambiamento, nessuno può fermare questa aspirazione reale. 
Ma i giovani di oggi devono guardare alla guerra in Libia dal punto di vista di alcuni paesi occidentali. Dobbiamo chiederci ora: è veramente la democrazia, o un tentativo neo-colonialista a determinare l’attuale situazione? La NATO è davvero andata a fare una pace in Libia o a creare un infinito ciclo di violenza? Il sistema di diritto e la giustizia internazionale non dovrebbe essere lo strumento da applicare per legittimare una strategia di aggressione. Se Gheddafi ha commesso un crimine contro il suo popolo deve essere ritenuto responsabile. Ma il sistema internazionale di giustizia non può essere basato sulla logica di due pesi e due misure. Un crimine va giudicato rispetto alla sua entità e alle circostanze in cui accaduto, sotto la direzione di chi è avvenuto e di chi sono le responsabilità. Non dovrebbe essere imputato a persone specifiche perché non alleati dei paesi imperialisti, e altri crimini lasciati ingiudicati perché commessi da alleati imperialisti. Il modus operandi dell’imperialismo occidentale, la sua difesa instancabile per la democrazia, è stato visto all’opera nel caso di Marcos, Suharto, Pinochet e molto di recente per Mubarak e Ben Ali. Quando il popolo tentava di deporli gli Stati Uniti e i sui alleati hanno cercato di salvarli con tutti gli sforzi.
Sappiamo che Gheddafi è uno dei leader del terzo mondo e del movimento dei paesi non-allineati. Il popolo libico durante il suo governo ha goduto relativamente di una vita migliore di quanto il popolo di Egitto e Tunisia e con un migliore indice di sviluppo umano e una certa sicurezza sociale migliore degli altri paesi vicini, i diritti delle donne erano molto più sicuri rispetto a paesi musulmani e ha favorito l’espansione di valori di solidarietà tra i paesi islamici. La Libia aveva anche favorito l’indipendenza per i paesi africani con consistenti investimenti. Con una migliore economia e con i proventi del petrolio ha fornito lavoro a migliaia di lavoratori provenienti dall’Africa sub-sahariana e meridionale e dai paesi circostanti. 
Ovviamente la gente era insoddisfatta dal malgoverno, la corruzione e la concentrazione della ricchezza in poche mani, e alcuni giovani chiedevano più diritti. Era chiaro che i giovani della Libia volevano una riforma del sistema e c’era la possibilità di tali cambiamenti attraverso il dialogo ed i negoziati. 

Gheddafi aveva avuto rapporti tesi con l’occidente in alcuni casi particolari come ad esempio nel triste incidente dell’aereo Lucurbie. Nel frattempo era stato accolto con il tappeto rosso in Francia, Inghilterra, Stati Uniti e Italia. Lo hanno considerato come un amico, bramosi del patrimonio libico ed i suoi investimenti. Anche per la crisi del Medio Oriente, Gheddafi è stato a favore di un approccio moderato che tutelava entrambe le parti (Palestina e Israele) alla ricerca di trovare un modo di vivere insieme e in pace assicurando i diritti di indipendenza. Quindi, in questi ultimi tempi era in situazione di disagio con il fondamentalismo religioso nel suo paese. 
La realtà libica di Gheddafi deve essere esattamente compresa. Il motivo della guerra della NATO, in particolare di Francia e Inghilterra con l’appoggio degli Stati Uniti non è affatto per proteggere i civili. È solo una scusa che ha provocato ulteriori violenze. È chiaro che essi hanno più interesse verso le ingenti risorse di petrolio libico. Le diverse fonti confermano che il rapporto teso tra alcuni paesi occidentali e Gheddafi aumentò nel momento in cui ci fu il tentativo vi di nazionalizzare le compagnie petrolifere. Nel mondo contemporaneo le compagnie petrolifere rappresentano un’importante investimento e la motivazione stessa della guerra come abbiamo visto nel caso della guerra in Iraq.
La creazione di forze ribelli in Libia non è improvvisa e non si sviluppa a partire dalle aspirazioni giovanili legate alle ‘Primavera araba’. È invece legata a gruppi fondamentalisti religiosi che già contrastavano con le armi la politica di normalizzazione dei rapporti con l’occidente adottata, poiché “imposta”, da Gheddafi. Tuttavia Gheddafi non si mise a servire tutti gli interessi occidentali e diversi paesi si sono mossi nel tentativo di destabilizzare la Libia per catturare le sue risorse petrolifere.
Quale è il valore dell’indipendenza della nazione se i paesi più potenti della terra e la NATO lavorano nella creazione di gruppi ribelli e li supportano con bombardamenti per farli avanzare?. A Questo punto la Libia è il luogo per testare le armi più avanzate e precise.
 Il caso libico è molto simile a quello afgano: gli Stati Uniti e i paesi occidentali hanno prima supporto i talebani contro Najibullha e lo hanno rovesciato brutalmente, ci fu grande festa in occidente. Ma poi sappiamo che la crescita del fondamentalismo nata per miopia e per un interesse molto stretto è stata controproducente per tutta l’umanità. Speriamo che questo non si ripeta in Libia.
Non vi è stato nessun tentativo da parte delle potenze occidentali di risolvere questo conflitto in modo diplomatico, questi invece hanno contribuito a far degenerare la violenza con il supporto di armi e denaro ai gruppi di ribelli. Solo l’Unione africana, il Sud Africa e il Venezuela hanno fatto alcuni sforzi nella direzione di una risoluzione pacifica per ambo le parti. Non possiamo aspettarci un fiore di pace se si piantano semi di odio.
Un’altra preoccupante questione è che Tripoli sembra ora sotto il semi-controllo dei ribelli e quasi tutti i paesi del mondo lo hanno già riconosciuto, ad eccezione di paesi come Cuba e Venezuela. Nonostante tutto il supporto internazionale ed i bombardamenti NATO i sostenitori di Gheddafi ed i suoi militari stanno ancora facendo una seria resistenza. Questo è indicativo del livello di violenza in cui può evolvere la situazione libica nei prossimi giorni. È possibile che la violenza possa crescere e degenerare in violenza etnica e la Libia potrebbe andare verso un processo di frammentazione. Anche se le forze ribelli sono totalmente convertite a favore della missione imperialista, ancora la disastrosa situazione di guerra può trasformare la Libia in una fabbrica di fondamentalismo religioso. 
Già almeno 10 mila persone sono morte in questa guerra e migliaia di persone ferite. Ma avrebbe potuto esserci una situazione ben differente e migliore per il popolo libico se non fosse partita l’escalation di violenza prodotta dalla guerra. Ora l’economia libica è completamente crollata e questo aggrava pesantemente il contesto.
Purtroppo la guerra in Libia non è né l’inizio né la fine, è solo un altro capitolo che mette in evidenza come i paesi più potenti perseguano una politica di aggressione e di occupazione secondo l’ideologia neo-coloniale e la volontà egemonica.
Noi crediamo che la strada maestra per un mondo pacifico sia l’opposizione, da parte di tutte le forze progressiste e tutti gli strati della società globale alle guerre.
Alla fine, solo il popolo libico può decidere e ha il diritto farlo a prescindere dal merito della scelta. Lasciamolo decidere da solo.
Grazie a tutti voi !!!!!