Salta il banco: conti pubblici profondo rosso

Quarto trimestre col «botto» per i conti pubblici italiani. Rispetto agli ultimi tre mesi del 2004, i dati Istat segnalano entrate in diminuzione; uscite (sia al lordo che al netto della spesa per interessi) in aumento; indebitamento in forte crescita; saldo primario e saldo corrente azzerati. Il tutto nel contesto di un quadro macroeconomico non incoraggiante: nell’ultimo trimestre dell’anno il Pil ha segnato crescita zero, come d’altra parte in tutto il 2005.
Ottimista, come al solito, Giulio Tremonti. Per il ministro dell’economia: «Nel 2005 i conti italiani – ha dichiarato a Radio 24, hanno chiuso bene e nel 2006 chiuderanno altrettanto bene». Poi utilizzando il «bon ton» di stampo Berlusconiano, ha aggiunto (a proposito del fatto che all’Istat risulta nel 2005 un deficit del 4,2%, al netto degli swap, superiore cioè al dato comunicato in precedenza) che dei «decimali non gliene frega un tubo a nessuno».
Di segno ovviamente opposto le dichiarazioni del centro sinistra, ma anche di alcune organizzazioni professionali, come la Confesercenti secondo la quale «l’indebitamento pubblico sfugge di mano e corre verso un ulteriore peggioramento: con l’aumento dei tassi da parte della Bce, le prospettive sono tutt’altro che rosee». Per Enrico Letta, responsabile economico della Margherita, «anche l’Istat conferma l’allarme rosso dei conti pubblici». D’Alema, invece, ironizza: «I nostri figli dovranno pagare i debiti “creativi” lasciati da Tremonti: in questi anni il Paese si è mangiato quello che era stato risparmiato negli anni di centro sinistra».
In realtà nei dati del «conto economico trimestrale delle amministrazione pubbliche» presentato ieri dall’Istat già si intuisce molto, visto che i dati annuali (per il 2005 e gli anni precedenti) erano stati diffusi il primo marzo. I consuntivi diffusi ieri, tuttavia, allarmano: soprattutto perché il trend negativo sembra irreversibile e lascerà strascichi pesanti sul 2006, come peraltro è stato anticipato, minimizzando, dallo stesso Tremonti che ha comunicato solo un paio di dati relativi alla Relazione trimestrale di cassa, ma non la Trimestrale completa. «Una inadempienza – come è spiegato in una nota Cgil – “gravissima”: impedisce di verificare la coerenza dei dati presentati sabato scorso Pil +1,3%; disavanzo 3,8% – con le stime di cassa e le previsione macroeconomiche».
I dati diffusi ieri dall’Istat servono a fare un po’ di chiarezza in quanto mostrano una evoluzione tendenziale (cioè nei confronti del quarto trimestre 2004) dei conti pubblici che non è affatto tranquillizzante: le entrate totali sono scese dal 51,9% al 50,8% del Pil; le uscite totali, invece, sono aumentate dal 54,4% al 55,2% del prodotto. Nonostante sia diminuito il peso della spesa per interessi la spesa totale al netto dell’onere del debito aumenta dal 49,4% al 50,6%.
Il rapporto indebitamento/PIl sale moltissimo, quasi 2 punti: dal 2,5% dell’ultimo trimestre 2004 al 4,4% degli ultimi mesi del 2005. Scende, invece, il saldo corrente (cioè il saldo tra le entrate e le uscite correnti) che passa dall’1,1% allo 0,1%. E quasi si annulla il saldo primario (il saldo contabile tra le entrate e le uscite al netto degli interessi) che precipita dal 2,5% allo 0,2%. La diminuzione del saldo primario ha come conseguenza l’aumento del debito pubblico rispetto al Pil e questo purtroppo vorrà dire che nei prossimi anni crescerà, indipendentemente dall’andamento dei tassi che non promettono, peraltro nulla di buono, un aumento della spesa per pagare l’onere del debito pubblico.
In un’altra tabella, l’Istat fornisce ulteriori informazioni. Tra le uscite spicca su tutte un dato: i redditi da lavoro dipendente della pubblica amministrazione sono cresciuti tra i due trimestri di fine anno dell’11,3%. Apparentemente una esagerazione, ma con una spiegazione banale: i salari pubblici per oltre due anni sono rimasti bloccati e solo a fine 2005 sono stati pagati gli arretrati di due anni, oltre agli adeguamenti contrattuali ai dipendenti dei ministeri, della scuola e ai dirigenti medici e veterinari. E’, invece, diminuita del 3,9% la spesa per interessi passivi, mentre gli investimenti fissi lordi, tanto vantati da Berlusconi, sono aumentati solo del 3,6%. In totale le uscita sono aumentate da poco più di 199 miliardi a quasi 209 miliardi, alla faccia di un governo che dice di aver posto la spesa sotto controllo.