Salari, a Cipputi non tornano i conti

Stipendi congelati da dieci anni. Non in termini nominali, ovviamente, ma in termini reali è così per i lavoratori italiani che tra il 1995 e il 2004 hanno visto il loro potere d’acquisto crescere soltanto dello 0,2%. Si tratta di un incremento lordo, al netto cioè
dell’inflazione ma che deve essere ancora tassato. E visto che quando si parla di lavoro i paragoni con i cugini europei di Francia e Germania sono di prassi, l’Osservatorio economico della Fiom fa sapere che i lavoratori tedeschi nello stesso periodo hanno avuto retribuzioni reali aumentate del 16% e quelle francesi del 10%. Elaborando dati Ocse e Fmi emerge che nel decennio il tasso di crescita delle retribuzioni reali copre esclusivamente la crescita dei prezzi. Vale a dire che l’Italia è il paese con le retribuzioni nominali più basse e l’inflazione più alta: il risultato è che salari e stipendi sono al palo. Anzi: «In questi anni l’azione del drenaggio fiscale ha eroso il reddito disponibile, quindi anche se le retribuzioni lorde hanno appena recuperato l’inflazione, il potere d’acquisto reale delle famiglie è diminuito» precisa il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi.
I metalmeccanici sono un po’ il paradigma di quel che avviene quantomeno nell’industria, non solo perché sono la categoria più numerosa ma perché le loro retribuzioni stanno in mezzo a quelle più alte di chimici ed elettrici, e quelle più basse i tessili e agricoli. Ebbene, negli ultimi cinque anni gli operai metalmeccanici hanno visto ridurre il loro potere d’acquisto del 3,5%. A un esame più ravvicinato, con riferimento ai primi mesi 7 mesi di quest’anno, si vede poi che per effetto della vacanza contrattuale (il contratto è scaduto da dicembre, le trattative per il rinnovo sono più congelate degli stipendi) le retribuzioni sono cresciute del 2% in un anno. Il tasso di inflazione acquisito (tra il 2,1 e il 2% di luglio e agosto) rendono però realistica un’ulteriore perdita di potere d’acquisto. Il dato comprende sia gli impiegati che gli operai, è una media: gli stipendi dei primi infatti sono più alti dell’inflazione quelli dei secondi stanno un bel po’ sotto. In questo contesto sta languendo il negoziato per il rinnovo del biennio economico. «Questi dati dimostrano che in Italia esiste un problema retributivo – ha detto il leader della Fiom Gianni Rinaldini -. In questi anni il differenziale retributivo negativo rispetto ai paesi europei di riferimento è aumentato in modo considerevole». «Assolutamente strumentale», quindi la posizione di Federmeccanica sul contratto. «La trattativa non c’è – continua Rinaldini – in nove mesi si sono sempre ripetute le stesse cose». Il prossimo incontro sarà il 26 ottobre, «servirà per verificare la volontà di aprire il tavolo». Intanto nel settore continuano gli scioperi. Per il contratto, per i salari, e per l’occupazione. Tra il 2000 e il 2004 gli addetti sono calati dell’11% mentre aumenta il ricorso alla cassa integrazione. Nei primi sei mesi del 2005 è cresciuta in media del 19,1% ma con una percentuale molto più alta (+27%) per gli impiegati.