Sahara libero e indipendente

La situazione nel Sahara Occidentale è sempre all’ordine del giorno. Se i 18 anni precedenti potevano dar l’idea di uno stallo, in verità nei territori occupati dal Marocco si è registrata una recrudescenza e un’intensificazione dell’offensiva contro il popolo saharawi. Di fronte alla passività e al silenzio volontario della comunità internazionale, la barbarie si abbatte su uno degli ultimi popoli che resistono e lottano per recuperare la propria patria.

Storie di resistenza

Lo scorso 6 novembre sono passati 34 anni dalla “Marcia Verde” – dispiegamento ordinato dal re del Marocco di 350 mila cittadini e 25 mila soldati marocchini verso l’allora colonia spagnola del Sahara Occidentale, con l’obiettivo di esercitare pressione sulla Spagna per la sua uscita definitiva e la legittimazione dell’annessione di quel territorio. Il vergognoso accordo di Madrid, firmato pochi giorni dopo, decretava la spartizione del Sahara Occidentale tra Marocco e Mauritania, violando l’impegno assunto dal re di Spagna di liberare il popolo saharawi. L’avanzata sul terreno venne spacciata di mezzi di comunicazione internazionale come un’invasione pacifica e naturale ma i racconti di violenze, morte, persecuzioni, bombardamenti al napalm, tra le molte altre atrocità commesse contro il popolo saharawi, hanno reso evidente la volontà della comunità internazionale di chiudere gli occhi sui crimini in cambio dei profitti economici enormi che un “amico” come il Marocco può assicurare.

Sono innumerevoli le storie di coraggio e resistenza. Sultana Jaya, una giovane saharawi che è stata in Portogallo solo un anno fa per raccontare la sua vicenda di orrore e tortura per mano della polizia marocchina, è stata ripetutamente aggredita, arrestata e interrogata dal momento del suo ritorno nei territori occupati. L’8 ottobre sono stati arrestati dalla polizia marocchina sette attivisti dei diritti umani di organizzazioni molto attive e rispettate, al ritorno da una visita agli accampamenti dei rifugiati a Tinduf. Queste persone sono accusate di tradimento e attentato alla sovranità marocchina, saranno giudicate da un tribunale militare e rischiano la pena di morte.

Aminetou Haidar, una delle più note attiviste saharawi, è stata arrestata all’aeroporto di ritorno da New York, dove aveva ricevuto un premio per i diritti umani e immediatamente espulsa dal paese, lasciandovi la sua famiglia.

L’intensificazione della repressione marocchina non ha lasciato indifferenti le circa 130 organizzazioni di vari settori di intervento nella società portoghese e, tra queste, il Partito Comunista Portoghese, che hanno firmato una Lettera Aperta per chiedere la liberazione immediata di questi attivisti, appellandosi alle Nazioni Unite perché intervengano a protezione dei diritti umani e sollecitando il governo portoghese e l’UE a esigere dal Marocco la liberazione di tali attivisti e degli altri prigionieri politici saharawi, in difesa della pace e dei diritti umani.

Nell’Unione Europea

Il potere e l’influenza del Marocco sulle posizione dell’Unione Europea non è di poco conto. Gli interessi consolidati di paesi come la Francia e la Spagna convergono in diversi settori di sfruttamento (di mercati, risorse naturali o anche di esseri umani). Solo così si spiegano situazioni paradigmatiche come il negoziato sugli accordi di pesca tra il Marocco e l’UE, che comprendono la spartizione dello sfruttamento della costa atlantica saharawi, a totale vantaggio del regno del Marocco. Ripetutamente denunciato dai deputati del Partito Comunista Portoghese al Parlamento Europeo, tale accordo prevede uno stanziamento di risorse per lo sviluppo delle popolazioni costiere del Sahara Occidentale gestito e amministrato dal…Marocco! Parliamo di una somma di 13,5 milioni di euro che “devono essere utilizzati per sostenere la politica della pesca e l’esercizio della pesca responsabile e sostenibile” Un accordo sulla pesca che ignora un paese invaso e che ammette come interlocutore privilegiato gli invasori, è considerato dalla Commissione Europea “rispettoso del diritto internazionale”. E’ piuttosto una di quelle accezioni del diritto che cambiano in relazione all’ora, al giorno e alla parte del mondo in cui si applicano.

Il Partito Comunista Portoghese, per iniziativa dei suoi deputati al Parlamento Europeo, ha richiesto alla Commissione e al Consiglio di relazionare non su questo vergognoso accordo sulla pesca, ma sulla necessità di liberare i prigionieri politici saharawi. Dopo una guerra di 16 anni e aspettative che durano da 18 anni, il popolo saharawi conserva la speranza e la tenacia. E’ da questa parte che ci schieriamo: a fianco di chi lotta per la propria autodeterminazione e indipendenza.

Traduzione a cura della redazione di http://www.lernesto.it