RUSSIA: VOTO, SCONFITTI FURIOSI ANNUNCIANO BATTAGLIA

Stavolta si ribella anche il controverso Vladimir Zhirinovski, leader di un Partito liberaldemocratico generalmente rispettoso del potere in carica: sia lui che un altro candidato alle elezioni presidenziali russe di oggi, il comunista Ghennadi Ziuganov, hanno annunciato ricorso contro quelli che asseriscono essere stati «brogli massicci». Il terzo perdente, lo sconosciuto massone Andrei Bogdanov, se ne va in punta di piedi con il suo 1,7% di consensi dopo aver plaudito a un «voto democratico e senza irregoalirtà rilevanti». Mentre il più prestigioso degli assenti al voto, l’ex campione mondiale di scacchi e leader di ‘Altra Russià, Garry Kasparov, ha annunciato manifestazioni di piazza per domani. Zhirinovski, cui gli exit poll attribuiscono circa l’11,4% dei voti, afferma di averne ottenuti in realtà almeno il 40%: «Ricorrerò in tribunale, anche se so che non servirà a molto. Ma devo battermi fino alla fine per i miei elettori, non intendo abbandonarli». Secondo l’enfant terrible della politica russa, il vincitore Dmitri Medvedev – accreditato dagli exit poll del 70,1% – avrebbe in realtà avuto un misero 20% di consensi, superato anche dal leader comunista Ziuganov, che sarebbe al 30%. Quanto all’affluenza, non oltrepasserebbe il 50%, lontana dal 67% annunciato dalla commissione centrale elettorale. Ziuganov, che pure annuncia il ricorso ai giudici, sostiene di avere appunto il 30% dei voti, non il 17% circa che gli assegnano gli exit poll. E dice di avere un dossier con 200 episodi documentati di gravi irregolarità, «una più cinica dell’altra». Per l’immarcescibile leader comunista, «non c’è nessuna vittoria di Medvedev. Se avessi avuto la possibilità di un contraddittoro in diretta televisiva con lui, avrei vinto le presidenziali». Tra gli assenti – in pratica tutti i leader di partiti di orientamento democratico e liberale – l’ex premier Mikhail Kasianov, respinto a causa di un contenzioso sulla veridicità delle firme presentate in appoggio alla candidatura, considera «conclusa con la gornata di oggi l’operazione di passaggio illegittimo di potere. Per me è ininfluente quale percentuale verrà diffusa sulla vittoria di Medvedev, 60%, 70%, 120%.». Kasparov, altro grande escluso sin dalle prime battute – non ha trovato nessuno disposto ad affittargli un quartier generale per il suo team – ha tentato oggi una moderata protesta portando verso la Piazza rossa una busta di plastica con la scritta «Io non partecipo a questa farsa». Ma è stato subito circondato da una ventina di poliziotti che lo hanno ‘gentilmentè costretto a tornare indietro, e fermato quattro attivisti che erano con lui. Per domani, comunque, ‘Altra Russià, il movimento di Kasparov, ha annunciato manifestazioni di protesta a Mosca e a San Pietroburgo: autorizzata quella nella capitale degli Zar, vietata quella moscovita. Boris Nemtsov, leader dell’Unione delle forze di destra che aveva lanciato un appello al boicottaggio dopo l’estromissione del suo candidato – lo scrittore dissidente Vladimir Bukovski, cassato perchè in possesso anche della cittadinanza britannica e non residente nel paese negli ultimi dieci anni – ha firmato assieme ad altri esponenti liberali una petizione rivolta alla commissione elettorale centrale, per esprimere il suo giudizio «decisamente negativo» della consultazione. Tra i firmatari, c’è anche la vedova del defunto premio Nobel per la pace Andrei Sakharov, Ielena Bonner. In attesa del giudizio degli osservatori internazionali – prevista per domani, ma che da parte degli occidentali si annuncia negativo secondo indiscrezioni – le proteste dell’opposizione troveranno probabilmente spazio solo sui giornali indipendenti. La Russia monolitica di Vladimir Putin, e ora di Dmitri Medvedev, non ha mostrato in passato di credere all’indipendenza della magistratura, che si è prontamente adeguata e non ha quasi mai accolto i ricorsi in tribunale dell’opposizione.