RUSSIA: PCFR: DRAMMATICO ESITO DELLO SCONTRO INTERNO

Documenti a cura di Mauro Gemma

La discussione, avviata da tempo, circa l’opportunità per i comunisti russi di passare a forme di opposizione più radicale nei confronti dell’amministrazione Putin, è sfociata in una vera e propria crisi, terminata con l’esclusione dal partito dei maggiori esponenti della sua “ala destra”, in primo luogo dello speaker della Duma Selezniov e, con lui, di due altri importanti dirigenti (Gorjaciova e Gubienko), legati al movimento di ispirazione socialdemocratica “Rossija”.
Il drammatico sbocco della crisi è stato favorito dalla provocatoria (e strumentale) estromissione, da parte della maggioranza parlamentare, di alcuni comunisti dalle presidenze di commissioni della Duma e dalla minaccia a Selezniov di privarlo del suo ruolo di speaker del parlamento (quinta carica dello stato), in caso di comportamenti non coerenti con le scelte del governo, che oggi è impegnato nel varo e nella messa in pratica di numerosi provvedimenti particolarmente dolorosi dal punto di vista dell’impatto sociale.
Il provvedimento di espulsione si è reso così necessario – almeno nell’opinione del PCFR -, quando Selezniov ha preferito cercare un compromesso con lo stesso Putin, piuttosto che rispettare la decisione del comitato centrale del suo partito, che imponeva allo speaker e a tutti i presidenti di commissioni di abbandonare le loro cariche, in segno di protesta contro il rimpasto e in solidarietà con i compagni colpiti da tale ritorsione del governo.
La decisione della travagliata seduta del comitato centrale del 25 maggio è stata preceduta da una discussione (a livello delle strutture regionali del PCFR), nel corso della quale la grande maggioranza delle organizzazioni consultate si è pronunciata, pur con diversità d’accento, per l’applicazione delle norme statutarie, che vincolano i gruppi parlamentari al rispetto della disciplina di partito.
Le votazioni sui provvedimenti disciplinari nei confronti dei tre dirigenti sanzionati, a voto palese, hanno, per lo meno a livello di comitato centrale, rivelato l’esistenza di un’ampia area di malessere, se non di aperto dissenso nei confronti della “svolta radicale”, quantificabile in circa un terzo del totale. Ad amplificare le dimensioni del “dissenso” è venuta, il giorno seguente, la notizia che anche il governatore della regione di Nizhnij Novgorod, Khodiriov, ha annunciato le sue dimissioni dal partito, e che la stessa decisione potrebbe essere presa pure dal potente governatore della regione di Tula (ex presidente del Consiglio della Federazione, l’altro ramo del parlamento russo) Starodubtziov, rieletto nel dicembre scorso con oltre il 90% dei voti.
E’, in ogni caso, un dato di fatto che le decisioni del 25 maggio sanciscono, con l’uscita del più autorevole esponente della componente moderata (che potrebbe dar vita ad un suo partito, oppure aggregarsi ad una delle forze socialdemocratiche già presenti, a cominciare da quella di Gorbaciov), un deciso spostamento a sinistra nei rapporti di forza interni, con l’affermazione di alcune figure che si sono particolarmente spese nell’offensiva contro gli “opportunisti”. E’ il caso, ad esempio, di Kuvajev, segretario cittadino di Mosca, sostenitore della tesi dell’esistenza in Russia di condizioni che possono preparare a una “situazione rivoluzionaria”, che pare essere gradito alle componenti più radicali della sinistra russa, comprese alcune di tendenza trotskista. Oppure del segretario dell’organizzazione di Leningrado Korjakin che, già al momento della nascita del movimento, aveva duramente polemizzato con “Rossija”.
I prossimi mesi, durante i quali potremmo assistere al trasferimento a livello locale della tumultuosa discussione sulle prospettive del partito, saranno decisivi per capire la reale consistenza organizzativa della scissione e le conseguenze politiche della fine del lungo compromesso tra le varie anime del PCFR.
Per ora un sondaggio del Centro VZIOM, uno dei principali istituti demoscopici russi, prevede, per il PCFR, un calo, nelle intenzioni di voto, di ben 5 punti rispetto alla rilevazione del mese precedente (dal 35% al 30% – aveva ottenuto quasi il 25% nelle elezioni del 1999) che è stato determinato probabilmente dall’enorme risalto dato dai “media” alla crisi di un partito, di solito considerato come un monolito inossidabile. Ma, lo spostamento dei consensi, più che favorire un’affermazione di Selezniov (il suo movimento resta fermo all’abituale 2% delle intenzioni di voto), sembrerebbe segnare una consistente crescita di consensi attorno al partito filopresidenziale “Russia unita”, che raggiungerebbe il 27% dei consensi, a conforto della linea scelta dai suoi dirigenti, che vorrebbero trasformarlo in una sorta di PCUS interclassista dell’ “era Putin”, fortemente strutturato, legato a organizzazioni di massa che funzionino come “cinghie di trasmissione”, non ridotto al ruolo di semplice “cassa di risonanza”, in sede parlamentare, delle decisioni del presidente e del suo governo.
Per offrire un quadro sufficientemente esauriente e oggettivo del travaglio del PCFR, abbiamo tradotto notizie e commenti tratti da fonti diverse ed anche resoconti ed interviste che illustrano le prese di posizione di dirigenti comunisti, schierati su versanti opposti nel dibattito che attraversa il PCFR.

UN GIUDIZIO DEI COMUNISTI
di Valentina Nikiforova
“Pravda” n.56 28-29 maggio 2002
organo del Partito Comunista della Federazione Russa

Pubblichiamo un breve stralcio del commento pubblicato dall’organo del partito (intitolato “Il momento della verità”) , in cui si formula un sintetico giudizio sul ruolo decisivo, che il regime avrebbe svolto nei processi che hanno portato alla frattura nel PCFR.

…Il PCFR è comunemente considerato l’unica forza politica, che è in grado di competere alla pari con il regime, in difesa degli interessi dei lavoratori. Il suo peso, certo, non è ancora adeguato alle necessità, ma in conseguenza della situazione determinatasi nel paese, i rapporti di forza potrebbero velocemente cambiare, ed il partito potrebbe essere in grado di unire sotto lo slogan “Russia, Lavoro, Potere Popolare, Socialismo” anche i due terzi di coloro che non condividono la politica del governo e del presidente.
Ciò è estremamente pericoloso per il regime, soprattutto ora, nel momento in cui la situazione economica del paese rischia di subire un drastico peggioramento, e le nuove “riforme” potrebbero provocare un vero e proprio genocidio del popolo russo. Gli “oligarchi” ormai hanno messo le mani sulle ultime aziende e sulla terra. Ma il popolo comincia a capire: se anche le proteste verificatesi a Voronezh e nell’Estremo Oriente non si sono concluse con una vittoria, hanno comunque prodotto una grande paura nel potere, perché sono state bene organizzate. Dalle forze popolari e patriottiche.
E’ per questa ragione, che la reazione del potere non si è fatta attendere. Il colpo inferto dal regime è stato senza dubbio efficace: “ripulire” le commissioni della Duma di Stato, infliggendo ai comunisti un consistente danno morale e materiale, con l’obiettivo di indebolire le loro posizioni, e, alla prima occasione, provocare una scissione nelle loro file.

UNA DECISIONE DIFFICILE, MA NECESSARIA
di Zhanna Kasjanenko
www.rednews.ru 28 maggio 2002

Di seguito, larghi stralci del resoconto dei lavori del plenum del comitato centrale del PCFR del 25 maggio, pubblicati su “Sovetskaja Rossija”, giornale vicino alle posizioni del PCFR.

Sabato si è svolto il plenum del comitato centrale del PCFR, per esaminare due questioni: “La nuova situazione nel paese e i compiti del partito” e “La realizzazione delle decisioni del VI e VII plenum del PCFR”.
Con una relazione sulla prima questione è intervenuto il presidente del Presidium del CC del PCFR
G. A. Zjuganov.
Egli ha caratterizzato la nuova situazione come la conseguenza di un colpo di mano degli Stati Uniti e come una minaccia alla sicurezza nazionale della Russia. In economia ciò si manifesta nell’aspirazione degli USA ad accaparrarsi di tutte le risorse del pianeta. In politica ciò si traduce nel tentativo di mettere in ginocchio tutto il mondo, anche sul piano culturale e spirituale, sottomettendolo ai suoi modelli, attraverso un uso spregiudicato dei “media”, della pubblicità e di altri strumenti.
Alla realizzazione di questo obiettivo concorrono in Russia provvedimenti come la vendita delle terre e l’accordo che prevede l’annullamento della parità tra Russia e USA nel campo degli armamenti nucleari. Zjuganov ha illustrato i contorni della situazione che si sta sviluppando nei paesi della CSI e nel mondo, e ha dimostrato che l’Occidente sta tentando di installare regimi al suo servizio in tutte le regioni che confinano con la Russia, con l’obiettivo di trasferirvi le testate della NATO. Tutto ciò si sta realizzando, stroncando ogni volontà di resistenza popolare. Per questa ragione il Partito comunista, mettendo in guardia di fronte alle minacce reali, provocate dalla politica di Putin, conduce e condurrà una opposizione irriducibile. Diventa sempre meno efficace il ruolo di condizionamento delle decisioni del potere, esercitato dal Consiglio della Federazione, che è diventato il palazzo dei “lobbisti” del Cremlino, e dalla Duma, che si è trasformata nell’organo dell’amministrazione presidenziale.
La principale minaccia è rappresentata dall’imminente messa in pratica del provvedimento che prevede la vendita della terra, che richiede un nostro sforzo, finalizzato alla convocazione di un referendum nazionale.
Allo stesso tempo l’opposizione intende esprimere la propria sfiducia al governo Kasjanov.
In tale situazione estremamente seria e che richiede il massimo di responsabilità, il partito deve mostrarsi unito, deve essere in grado di dispiegare un grande lavoro tra le masse. Ecco perché la seconda questione, che è stata affrontata al plenum, oggi assume un significato particolare per il partito.
Si era chiamati a discutere della questione più normale per qualsiasi partito politico: quella relativa al rispetto da parte di nostri iscritti dello Statuto. Non si trattava di semplici militanti. La questione investiva il presidente della Duma e alcuni presidenti di commissioni parlamentari, tutte personalità molto note (nel resoconto, subito dopo, vengono ricordate le tappe salienti della vicenda che ha visto protagonisti lo speaker della Duma e i presidenti delle commissioni parlamentari che non si sono adeguati alle decisioni del partito, per poi passare a un sunto del dibattito)…
…Interviene per primo il segretario del comitato cittadino del partito di Mosca A. A. Kuvajev, che descrive in tal modo l’accaduto: “il conflitto che si è manifestato tra il potere e il PCFR si è trasferito oggi all’interno del partito. Ora il potere sta ad osservare cosa succederà. Una normale reazione politica e civile poteva essere la presentazione delle dimissioni da parte dei presidenti delle commissioni, in segno di solidarietà con gli altri compagni colpiti. Ci si sarebbe aspettati una reazione da Selezniov e da Gorjaciova. Ma non c’è stata. Gubienko, addirittura ha espresso il suo rifiuto a prendere tale posizione. Per molti giorni, prima del plenum di oggi, con questi compagni ci sono stati lunghi colloqui, discussioni in sedute del Presidium del comitato centrale del PCFR, contatti personali. La discussione ha investito tutto il partito. La maggioranza schiacciante delle organizzazioni regionali ha espresso il parere che, nelle condizioni attuali, non è possibile condividere la direzione della Duma o delle commissioni con l’appartenenza al partito”…
…Ma vediamo gli argomenti portati da coloro che ritengono indispensabile mantenere i posti di direzione alla Duma.
G. N. Selezniov: “Questa Duma non è borghese e neppure antipopolare. L’opposizione deve imparare a dirigere il paese con strumenti parlamentari. Non dobbiamo solo andare a raccontare al popolo che vengono varate cattive leggi, ma anche convivere con tali leggi. Sapendo che nel paese vi sono altre forze, oltre a noi, che hanno a cuore il destino della Russia”.
N. N. Gubienko: “Riconosco di non avere rispettato lo Statuto, ma non provo alcuna colpa…Nel partito dovrebbe essere lecito esprimere un dissenso”.
S. P. Gorjaciova: “Volete cacciare tutte le persone sincere dal partito. Siete proprio così sicuri che, se noi saremo più ligi alle direttive di partito, il popolo ci darà la sua fiducia?”
V. I. Zorkaltzev, I. P. Osadcij, G. E. Gamsa, V. E. Kuznetzov hanno detto: “non abbiamo altri nostri esponenti della cultura, oltre Gubienko, altre rappresentanti delle donne, a parte Gorjaciova, e poi Selezniov non è solo un semplice deputato”.
…A questi interventi sono stati contrapposti questi argomenti: le commissioni guidate dai comunisti verranno liquidate e sostituite con altre. Ma ciò, forse, significa che non potremo più confrontarci con i problemi della cultura, delle donne, della famiglia e della gioventù? Una sopravvalutazione del ruolo delle commissioni della Duma porta a considerare sé stessi come gli unici specialisti, in grado di risolvere i problemi in questi settori.
“Provo vergogna ad ascoltarvi”,- ha detto V. T. Sajkin, ex presidente della commissione per il lavoro e la politica sociale. Egli ha spiegato come, da presidente di una delle commissioni-chiave della Duma, avesse provato rabbia a dover siglare progetti di legge sbagliati e antipopolari, per i quali aveva votato la maggioranza della commissione. Egli non ha avuto alcuna esitazione ad abbandonare una carica che, di fatto, non dà la possibilità di influire realmente sulla situazione. Ma che può dare l’illusione di esercitare un vero potere. Con conseguenze, queste si reali e non illusorie. “Ecco allora che viene da chiedere: non ha mai provato turbamento Selezniov, ogni volta che gli toccava apporre la sua firma a documenti approvati dalla Duma, come, ad esempio, il “Codice della terra”? Oppure il “Codice del lavoro” o la legge che priva gli appartenenti alle forze armate di sussidi adeguati? Quante volte dalle aule della Duma sono uscite leggi antipopolari, è difficile calcolarlo”…
…M. F. Kosyk, segretario del comitato regionale di Tambov, ha affermato: “Ciò che è successo non è più un problema che riguarda tre o quattro persone. E’ ormai un problema dell’intero partito. Nello stesso momento, in cui il precedente plenum del comitato centrale decideva che i comunisti dovevano abbandonare le presidenze alla Duma, Selezniov non partecipava, insieme ai suoi compagni, alla votazione sulle leggi riguardanti la proprietà della terra. Preoccupato della propria rendita di posizione, va a contrattarla con il potere, quando sa benissimo che non ha il diritto di porre a Putin un problema che è già stato risolto, in modo preciso, dal suo partito. Se si fa parte del gruppo comunista, non è certo il caso di appellarsi alla volontà della maggioranza parlamentare”…
…I partecipanti al plenum, in un clima di grande tensione e preoccupazione, hanno cercato risposte ai delicati problemi, generati da questa situazione. “Cosa dovremo aspettarci, se i nostri compagni dovessero rimanere al loro posto, opponendo un rifiuto alle decisioni del plenum? Potranno ancora avere il diritto di considerarsi rappresentanti della volontà dei propri elettori? No. Sarebbe un colossale travisamento della realtà. In una commissione avevamo un presidente comunista, Serghej Glaziov, affiancato da tre compagni. Ma sappiamo bene che tutto veniva deciso nella seduta plenaria, con una votazione. E la sproporzione di forze è nota a tutti”,- ha detto il segretario del comitato regionale di Samara N. S. Romanov. Ma perché avviene una tale sopravvalutazione delle proprie forze? Romanov ha così risposto: “si è frantumato il sistema sovietico, è andata a rotoli l’economia, si sono frantumati i capisaldi morali nella società. Sui resti dell’economia e della morale, nella generale perdita di orientamento, non potevano che svilupparsi concezioni piccolo-borghesi”…
…Nel suo intervento T. V. Pletniova, deputato alla Duma, ha dimostrato in modo eloquente che, per risolvere le “piccole cose”, per aiutare i cittadini sul piano locale, per il coordinamento dei movimenti sociali, non sono assolutamente indispensabili le “poltrone importanti”. “La gente mi domanda spesso: ma vi rendete conto di non avere possibilità di influire sulle decisioni alla Duma? Perché non vi decidete a trovare altre forme di lotta per impedire l’applicazione di leggi inique? E anch’io mi sono convinta, lo voglio dire con franchezza, che, alla Duma, alcuni compagni non lottano per conquistare il potere, ma per difendere la propria poltrona”,- ha affermato, in modo diretto, Tamara Pletniova.
“Parlamentarismo di comodo” è stata definita la posizione di Selezniov, Gorjaciova e Gubienko dal segretario del partito di Leningrado O. I. Korjakin. Egli ha espresso una forte critica, come del resto molti altri intervenuti, anche all’indirizzo del comitato centrale. “Lo statuto del partito definisce i nostri comportamenti e, nonostante tutto, si è lasciata incancrenire la situazione. Abbiamo tutti assistito ai passaggi che hanno portato alla formazione del movimento “Rossija”, è disponevamo degli elementi per capire le vere ragioni della sua comparsa, ma abbiamo comunque mostrato accondiscendenza. Era quello il momento, in cui sarebbe stato necessario richiamare alla disciplina di partito. Già allora l’organizzazione di Leningrado aveva chiesto in modo deciso: rispettate lo Statuto”.
Con la stessa chiarezza ha descritto la situazione Ju. P. Bjelov, dirigente di Leningrado. Egli ha toccato alcune questioni essenziali, che spiegherebbero le ragioni della discussione in corso: la presenza di un movimento da sinistra verso destra e la cosiddetta “malattia di protagonismo”.
“Proviamo a ricordare, – ha detto Bjelov- la primavera del 1998. Il plenum del PCFR aveva deliberato di non appoggiare Kirienko alla carica di capo del governo. Qualcuno ha obiettato: se non lo appoggeremo si profilerà la minaccia dello scioglimento della Duma. E così si è affermata una pericolosa tendenza, appoggiata da molti: dobbiamo difendere ad ogni costo la legislatura. Il plenum comunque decise di non appoggiare il nuovo governo. Ma, a scrutinio segreto, più di 20 dei nostri compagni alla Duma dettero il loro voto a Kirienko…La Duma a qualunque costo! In questa tesi si manifestava l’opportunismo di destra. Certo, abbiamo il dovere di utilizzare la Duma. Ma non a qualsiasi costo. Ecco la tendenza – a destra, a destra, a destra! – che manifesta Selezniov, quando afferma che gli interessi dello stato vengono prima di ogni altra cosa. Anche noi sappiamo benissimo che l’oggetto fondamentale della politica è la struttura del potere statale. Noi partecipiamo ai suoi meccanismi per ammorbidire i colpi della macchina statale di sfruttamento, che si abbattono su milioni di diseredati. Ma non a qualunque costo…A proposito, poi, della “malattia di protagonismo”. Quando sento parole come “grandi dirigenti”, “personalità di spicco”, mi viene da sorridere. Nessuno è stato capace di cambiare la legislazione, nessuno ha intaccato il potere statale, nessuno ha scritto “Che fare”…Tutti coloro che si trovano ai vertici del partito e della Duma, svolgono un lavoro di “routine”, lo fanno magari anche degnamente e con professionalità, ma nulla di più. Semplici cittadini, membri del nostro partito, che ricevono un salario di fame, si spendono nel lavoro politico non meno di noi…Io, come del resto gli altri compagni in questa sala, non abbiamo motivi di contrapposizione personale nei confronti di nessuno. Ci preme soltanto il destino del nostro partito”,- ha concluso Bjelov.
In modo altrettanto duro sono intervenuti anche N. V. Kolomentzev, V. D. Khakhaciov, V. N. Fiodotkin, S. E. Savitzkaja, che ha voluto ricordare il destino di Ribkin (speaker comunista della precedente legislatura, protagonista, anch’egli, di una scissione miseramente fallita, nota del traduttore)…
Chiudendo i lavori del plenum, G. A. Zjuganov ha voluto sottolineare come la situazione si sia definitivamente chiarita. Ha, comunque, voluto anche ricordare come sia stato difficile e doloroso arrivare alla decisione: quante volte si sia intervenuti per mantenere nel partito questi compagni e quanto egli stesso abbia sperato che cambiassero le loro decisioni…

IL MOVIMENTO “ROSSIJA” POTREBBE TRASFORMARSI IN PARTITO: I SEGUACI DI SELEZNIOV APPOGGIANO LO SPEAKER DELLA DUMA DI STATO E CONDANNANO IL PCFR
“Nezavisimaja Gazeta” 29 maggio 2002

Ieri a Mosca si è svolta una seduta a porte chiuse del presidium del consiglio politico del movimento “Rossija”, capeggiato da Ghennadij Selezniov. Una quarantina di dirigenti del movimento si sono riuniti per discutere in che modo mantenere rapporti con il PCFR e l’Unione popolare patriottica di Russia, e per definire le prospettive politiche del movimento. Sebbene tali temi di discussione fossero in previsione da tempo, è possibile definire straordinaria questa seduta. In particolare perché a Selezniov, in questo momento, è più che mai indispensabile un forte appoggio da parte dei suoi sostenitori. E, nell’immediato, si trova a dover scegliere che cosa debba fare del suo movimento “Rossija”.
Il movimento “Rossija”, che si può definire di centro-sinistra e patriottico, è apparso sulla scena politica circa due anni fa. All’inizio sembrava addirittura che tale movimento avrebbe potuto sostituire l’Unione popolare patriottica, che stava vivendo una fase stagnante, con lo scopo di procurare ai comunisti nuovi consensi tra la sinistra moderata. Ma quando i rapporti tra i “due Ghennadij”, Selezniov e Zjuganov, si sono fatti tesi, “Rossija” da coalizione di centro-sinistra ha cominciato ad essere considerata alla stregua di una “creatura” dello speaker della Duma.
La direzione del partito comunista, a quel momento, ha insistito allora perché il movimento di Selezniov operasse, attraverso un’adesione collettiva, nell’ambito dell’Unione popolare patriottica.
Ora, non si esclude che, al seguito di Selezniov diventato un “senza partito”, Rossija si appresti ad abbandonare questa alleanza. In ogni caso, subito dopo il clamoroso plenum del comitato centrale del PCFR, la direzione del movimento ha raccomandato alla propria sezione moscovita di uscire dal gruppo dirigente dell’Unione popolare patriottica. Come ha dichiarato ieri lo stesso Selezniov, la decisione definitiva in merito ai rapporti con l’Unione popolare patriottica verrà presa il 13 luglio, nel corso della seduta allargata del consiglio politico del movimento “Rossija”.
Considerando che, dalle prossime elezioni parlamentari non ci separa più molto tempo, è prevedibile – lo ha affermato egli stesso nella giornata di ieri – non solamente che Selezniov intenda conservare le strutture del proprio movimento, ma che cerchi di creare, sulla base di “Rossija”, un nuovo partito della sinistra democratica. Per la conquista di nuovi quadri, egli è sicuro di contare sui
comunisti che sono insoddisfatti del radicalismo di Zjuganov.

ALEKSANDR KUVAJEV: “I GIORNI DELLA RIVOLUZIONE IN RUSSIA NON SONO ANCORA TRAMONTATI”
Intervista a cura di Alan Woods
www.marxist.com 8 maggio 2002

Aleksandr Kuvajev, segretario cittadino di Mosca del PCFR, considerato l’esponente di punta dell’ “ala sinistra” del PCFR, è stato tra coloro che, nel confronto interno al partito, più hanno spinto per una scelta di opposizione radicale all’attuale corso politico russo. Nel corso della grande manifestazione del 1 maggio, che ha visto radunate nella capitale oltre 100.000 persone, è stato, con Zjuganov, tra gli oratori ufficiali e, nel corso del suo discorso (molto applaudito), ha attaccato con particolare durezza Selezniov e le tendenze che “cercano compromessi con il regime borghese, in nome di una suprema ragion di stato”.
Kuvajev, pochi giorni dopo, ha rilasciato l’intervista che traduciamo, al sito www.marxist.com

D. Cosa pensa dell’attuale situazione in Russia?
R. Il nostro paese sta attraversando una fase decisiva. La situazione è molto pesante. L’80% della popolazione si trova in difficoltà estreme, ma l’attuale governo non ha soluzioni da offrire. Inoltre, la situazione peggiorerà ulteriormente prima delle elezioni parlamentari e presidenziali (previste per il 2002 e il 2004).

D. Qual è la posizione dell’amministrazione Putin?
R. L’attuale governo cercherà di attuare ogni tipo di manovra per aumentare il numero dei parlamentari di destra alla Duma. La tendenza è verso un governo di tipo presidenziale, che si consolidi anche attraverso la riduzione della presenza comunista alla Duma. Comunque posso affermare che assisteremo anche ad ogni genere di conflitto tra i differenti gruppi oligarchici: tra Putin, Chubais, Kasjanov, ecc.

D. Allora il regime è ancora molto instabile?
R. L’intera situazione è del tutto instabile: sia dal punto di vista economico che da quello politico.

D. Ma in Occidente si ha l’impressione che tutto in Russia proceda speditamente. L’economia sembra in crescita, e così, pare che tutto vada a gonfie vele.
R. Non è affatto così. In realtà, non c’è crescita reale nell’economia, a parte alcuni settori come petrolio, gas e carbone. Comunque i settori di base dell’industria (macchinari, acciaio, ecc.) non stanno affatto crescendo. Non vengono mai pubblicate statistiche a proposito. Per quanto riguarda l’agricoltura, non esiste assolutamente alcuno sviluppo. Siamo completamente dipendenti dall’Occidente per gli approvvigionamenti alimentari. Compresi i generi di prima necessità.

D. Come si riflette tale situazione sui livelli di vita?
R. I livelli di vita sono in fase di deterioramento. I prezzi crescono giorno dopo giorno, specie quelli dei prodotti alimentari di base e dei medicinali. In cima a tutto c’è la cosiddetta “riforma” delle tariffe; ciò significa che il popolo deve pagare di più per affitto, gas, elettricità e riscaldamento. E i salari non tengono il passo con l’aumento dei prezzi. Il risultato è l’estrema polarizzazione tra ricchi e poveri. Il 5,7% della popolazione è molto ricco, mentre il 90% stenta ad arrivare alla fine del mese. Infatti, l’80% vive quasi ai limiti dell’indigenza. E la situazione muta continuamente. In peggio. Ma a Mosca le cose vanno diversamente. C’è molto denaro in circolazione qui…Mosca è la capitale più cara dopo Tokyo. Ma, nel resto della Russia non è certo così.

D. Ciò significa una crescita della lotta di classe.
R. Avete visto, ad esempio, cosa è successo a Voronezh. E’ stata una rivolta. La causa scatenante è stata l’aumento degli affitti. Ed è solo l’inizio. A Smolensk si stanno creando condizioni simili.

D. Mi pare di capire che il PCFR ha partecipato all’organizzazione della dimostrazione di Voronezh.
R. Si, eravamo tra gli organizzatori. C’erano anche altre forze. Ma noi abbiamo partecipato attivamente, e non solo lì. Anche a Mosca, in fabbriche dove i lavoratori rischiano il licenziamento, il PCFR li sta attivamente sostenendo. Saremo alla testa delle lotte, anche a Mosca.

D. Cosa dice della politica estera della Russia?
R. L’oligarchia dipende dall’Occidente, ed è legata mani e piedi all’Occidente. Bush è venuto qui per cercare di indebolire la capacità difensiva della Russia. E’ intenzionato a mettere le mani sulle risorse della Russia, sul petrolio e altro ancora. Perciò vuole indebolire la Russia.

D. Può dirci qualcosa sul PCFR?
R. Il PCFR è il solo partito che è stato creato con il sostegno di una base. Tutti gli altri sono stati fondati dal governo o da speciali gruppi di interesse. Alcuni, dopo poco tempo, spariscono. Naturalmente, anche il PCFR ha i suoi problemi. Parecchi iscritti sono anziani. Ma molti giovani stanno entrando nelle nostre file. Ed anche persone di mezza età. Contiamo su circa il 34% dei voti. A Mosca siamo relativamente deboli, trovandoci ad operare in una città anticomunista. Ma anche Putin ha solo il 20% dei voti. Inoltre possiamo contare su più di 500.000 iscritti in tutta la Russia.

D. La crisi del capitalismo mondiale colpisce la Russia.
R. Certamente. E in Russia il capitalismo si manifesta in una forma particolarmente selvaggia.

D. Cosa pensa della guerra in Cecenia?
R. E’ una guerra insensata. E’ stata deliberatamente creata per distogliere l’attenzione del popolo dai problemi reali. Il problema non può essere risolto con strumenti militari. Hanno già cercato di farlo in epoca zarista e la guerra si è protratta per lungo tempo. Ma questo governo non ha intenzione di risolvere la questione con mezzi politici. L’hanno creata loro stessi. Oggi, ogni giorno, 20-25 soldati russi vengono uccisi o feriti. Il paese è distrutto e il denaro, che doveva servire per ricostruire la Cecenia, non è mai arrivato. Naturalmente ci sono poderosi interessi coinvolti, il petrolio ad esempio. Ma è inammissibile sacrificare tante giovani vite in questo modo. Dobbiamo trovare una soluzione politica, attraverso negoziati con il popolo ceceno.

D. Nel suo discorso del 1 maggio, ha parlato di internazionalismo proletario, e io mi sono trovato completamente d’accordo. Ma ci sono alcuni che sostengono che il PCFR è un partito sciovinista, che addirittura appoggia o, almeno, tollera l’antisemitismo. Che cosa ha da dire a riguardo?
R. Il PCFR non è un partito nazionalista. Noi siamo per l’internazionalismo. Ci opponiamo al fascismo e ad ogni forma di nazionalismo aggressivo. Pensiamo che il sionismo rappresenti una di queste ideologie nazionaliste aggressive e ci opponiamo ad esso. Ma ciò non ha niente a che vedere con l’antisemitismo. Il fascismo è un’ideologia disumana. Perché dovremmo sostenerlo? Il comunismo è internazionalismo. Fascismo e comunismo sono ideologie che si escludono a vicenda.

D. Che cosa pensa dell’appoggio della Russia alla cosiddetta guerra contro il terrorismo?
R. La Russia è stata trascinata in questa guerra dopo l’11 settembre. Ma questi avvenimenti non sono ancora stati chiariti. Chi è stato il responsabile? I terroristi o è stata una sorta di provocazione? In ogni caso, la Russia non dovrebbe appoggiare questa guerra, sebbene noi siamo contrari ad ogni forma di terrorismo.

D. L’imperialismo sta utilizzando il terrorismo per rafforzare le sue posizioni su scala mondiale.
R. Si, non bisogna dimenticare che è stata la CIA a creare i talebani. Ora gli americani stanno cercando di installarsi in Tagikistan e in altre parti dell’Asia Centrale, creando delle basi.

D. In conclusione, l’ultimo decennio è stato una catastrofe per la Russia.
R. Hanno distrutto la Russia. L’URSS era un paese forte, e ora guardate come siamo ridotti.

D. Così, il PCFR è contro il capitalismo?
R. Naturalmente, siamo contro il capitalismo. E’ scritto nel nostro programma. Noi siamo per il socialismo. La nostra aspirazione è quella di costruire una società socialista.

D. E come pensate di farlo?
R. La questione centrale è la questione del potere. In Russia, al momento, vere elezioni sono impossibili. Lo stato manterrà tutte le leve amministrative in suo possesso, per mantenere il potere. Le elezioni saranno manipolate. Ed il sistema giudiziario verrà messo in riga. Ogni cosa viene manipolata per assicurare la continuità del potere.

D. Così ci sarà una rivoluzione in Russia?
R. Credo di si. Credo che i giorni della rivoluzione in Russia non siano tramontati.

D. Crede che ci siano le condizioni per la rivoluzione in Russia?
R. Non ancora. Ma ci saranno presto.

GHENNADIJ KHODIRIOV: “SE ZJUGANOV SI SCHIERERA’ CON QUELLI COME KUVAJEV, IL PARTITO NON AVRA’ PIU’ ALCUNA SPERANZA”
www.strana.ru 29 maggio 2002

Ghennadij Khodiriov, da alcuni mesi governatore di Nizhnij Novgorod, è stato protagonista di una delle più clamorose vittorie elettorali comuniste dello scorso anno, che ha richiamato l’attenzione di giornali stranieri come “The Economist” e “Financial Times”. Khodiriov è subentrato al precedente governatore “liberale”, appoggiato da tutta la maggioranza parlamentare, nella regione che, non solo ha come capitale il terzo centro industriale della Russia, ma che è anche considerata un vero e proprio “laboratorio” di sperimentazione delle “riforme” del nuovo capitalismo russo.
Per questa ragione, la rumorosa uscita di Khodiriov dal PCFR, pur sconfessata dall’organizzazione locale del partito, ha destato un certo scalpore.
M.G.

Nel corso di una conferenza stampa, il governatore di Nizhnij Novgorod Ghennadij Khodiriov ha commentato la sua decisione di abbandonare il partito comunista. Secondo Khodiriov, la sua uscita dal PCFR è un tentativo di attirare l’attenzione dei comunisti su quanto accade nel partito.

“La decisione del C.C. del PCFR di escludere dal partito Ghennadij Selezniov, Nikolaj Gubienko e Svetlana Gorjaciova è una sciocca esibizione di forza del presidente del C.C. e della sua cerchia! Zjuganov sta portando il partito in un vicolo cieco e non ha intenzione di avviare un dialogo costruttivo con il potere, sostituendo ad esso un frasario pseudo-rivoluzionario. Ma se vuole una situazione rivoluzionaria, che cosa allora lo distingue da Anpilov? Se vuole, invece una continua opposizione in parlamento, dove stanno le differenze tra lui e Javlinskij (leader del partito liberale “Mela”)?
Una scissione nel partito comunque non ci sarà, perché non esiste un altro leader in grado di unire una parte dei militanti. Ma se Zjuganov si schiererà con dirigenti come Kuvajev, che, peraltro, non è nemmeno stato in grado di ottenere un mandato alla Duma di Mosca, il partito certamente non avrà futuro.
Devo dire che non mi è ancora ben chiara la ragione dell’esclusione dei miei compagni di partito. A mio parere, Selezniov, Gubienko e Gorjaciova non hanno violato le norme statutarie e non hanno agito contro il popolo. Non riesco proprio a capire perché si debbano allontanare dal partito persone che lavorano con successo nelle strutture del potere. Se il partito afferma di volersi occupare della gente, cosa puoi fare di concreto se non lavori all’interno del potere? Esco dal partito per solidarietà con Ghennadij Selezniov, Nikolaj Gubienko e Svetlana Gorjaciova. Voglio essere accomunato a questi compagni, non a Ghennadij Zjuganov”.

ALLA FINE, L’EPURAZIONE E’ ARRIVATA
di Aleksej Makarkin
responsabile del dipartimento analitico
del Centro di tecnologie politiche
www.politcom.ru 27 maggio 2002

Alla fine, Selezniov è stato escluso dal partito, nel corso del plenum del comitato centrale svoltosi sabato 25 maggio. Insieme a lui sono state private della tessera altre due figure colpite dalle “sanzioni”: Nikolaj Gubienko e Svetlana Gorjaciova. In questo modo ha avuto il suo epilogo la lunga disputa all’interno del PCFR, generata dagli accordi raggiunti tra il Cremlino e lo speaker Selezniov.
Già all’inizio di aprile, all’epoca del rimpasto degli incarichi alla Duma, Selezniov aveva fatto la sua scelta. Allora Zjuganov aveva rifiutato di cedere a Selezniov il suo posto di capogruppo parlamentare del PCFR, nel caso lo speaker avesse abbandonato la sua carica. Così il Cremlino, sebbene con il rimpasto avesse inferto un serio colpo alle posizioni politiche e di apparato di Selezniov, espresse l’intenzione di mantenerlo alla guida della Duma fino alla fine del mandato. E’ importante aggiungere che lo speaker, in quel momento, ricevette assicurazioni in merito al suo futuro politico. Inoltre, il fatto che il Cremlino e la maggioranza parlamentare di centro-destra avessero mantenuto per i comunisti una parte dei posti di presidenza delle commissioni, era finalizzato ad alcuni obiettivi. Il primo era quello di non dare la possibilità ai comunisti di sottrarsi ad ogni responsabilità nel processo legislativo e di prendere le distanze dalla non certo popolare Duma. In secondo luogo, si è cercato di provocare un dissidio nell’ambito della direzione del PCFR, con lo scopo di determinare il distacco dal partito di alcune figure conosciute (è, in fin dei conti, così si è verificato). Il terzo obiettivo era quello di costringere i comunisti ad una scelta: o quella di screditarsi agli occhi dello “zoccolo duro” del loro elettorato e di una parte rilevante dei militanti, mantenendo nel partito gli “opportunisti”, oppure quella di radicalizzare le proprie posizioni, alienando al partito le simpatie dei suoi potenziali elettori moderati (ed anche di alcuni finanziatori).
Ma, in sostanza, in quel momento non c’è stata una scelta. Nel cercare un compromesso, in realtà, la direzione del partito ha rischiato di scontentare tutti, sia i radicali di sinistra, che scatenavano una poderosa campagna all’interno del partito, sia i politici orientati alla collaborazione con il potere, per i quali si stava creando una situazione di “impunità”, nonostante le loro violazioni delle direttive di partito. Si spostavano quindi solo i tempi di una “resa dei conti”, in cui i comunisti sarebbero stati costretti a prendere una decisione rispetto agli assetti dirigenti.
Tale momento si è presentato dopo che il “caso Selezniov” (il suo rifiuto di sottomettersi alle decisioni del plenum precedente, lasciando il posto di speaker) ha cominciato ad ingigantirsi. Constatando che la direzione del partito non mostrava una sufficiente energia nei confronti dei comportamenti dello speaker, anche altri deputati comunisti hanno iniziato a coltivare l’idea di conservare i propri posti alla Duma, che erano stati loro revocati dall’attuale maggioranza parlamentare. Il risultato è stato che, quando la Duma ha votato per la conservazione dei loro incarichi, nessuno dei presidenti di commissione appartenenti al PCFR (naturalmente quelli più graditi al governo, per le loro posizioni moderate, nota del traduttore) ha avuto niente da obiettare. Ma, mentre Viktor Zorkaltsev (commissione per le organizzazioni sociali e religiose), Valentin Nikitin (commissione per le questioni delle nazionalità) e Vitalij Sevastjanov (commissione per la verifica dei poteri) si sono limitati a tacere, Gubienko (commissione cultura) e Gorjaciova (commissione per la condizione femminile) hanno espresso pubblicamente il loro accordo a proseguire il lavoro, in contrasto con la posizione del loro partito.
E’ evidente che, nel determinare la decisione di questi deputati, sono intervenuti alcuni fattori. In primo luogo, Zjuganov non è stato in grado di proporre un’efficace compensazione alla perdita di rendite di posizione. Poi, l’influenza che Selezniov esercita su alcuni di loro (soprattutto sulla Gorjaciova) ha inciso più di quella di Zjuganov. Così è successo che nella passata Duma la “cordata” Selezniov (speaker)-Gorjaciova (vice speaker) aveva permesso l’approvazione di una serie di decisioni gradite al Cremlino, a cominciare dalla ratifica del trattato russo-ucraino, che aveva determinato un atteggiamento decisamente negativo della maggior parte dei deputati di sinistra. E ancora, un ruolo lo ha giocato la posizione di una serie di strutture legate a determinate commissioni. Così, per mantenere Gubienko alla sua responsabilità nella commissione, è intervenuto il ministero della cultura, come, del resto, un ruolo decisivo nel rifiuto di Zorkaltzev a “sbattere la porta” è stato svolto dalla posizione assunta dal Patriarca Alessio II. Così, lo sperimentato funzionario di partito, che, per il momento, ha deciso di non enfatizzare le sue divergenze con la direzione del PCFR, sarà costretto comunque a fare una scelta nei prossimi giorni.
In questa situazione continuare a mantenere una linea attendista non era più possibile per il PCFR. Ma escludere dal partito tutti i “disobbedienti” si presentava problematico, dal momento che formalmente non tutti avevano infranto in modo distruttivo la disciplina di partito. Finalmente, in conseguenza della pressione della base militante (più di due terzi delle organizzazioni regionali si è espresso per l’esclusione), il plenum ha assunto una decisione drastica, che, però, ha fatto venire allo scoperto le serie divergenze esistenti all’interno della direzione del partito. Se nel mese di aprile solo 15 membri del comitato centrale si erano espressi contro la richiesta fatta a Selezniov di dimettersi dalla carica di speaker della Duma, oggi i moderati sono intervenuti molto più energicamente. Per l’esclusione di Selezniov dai ranghi del partito hanno votato 76 partecipanti al plenum, 25 sono stati i contrari. Per l’esclusione di Gubienko si sono pronunciati 56 delegati, 36 contro e 6 si sono astenuti. Per l’esclusione della Gorjaciova hanno votato 64 presenti, 35 contro e 6 sono stati gli astenuti. Svetlana Gorjaciova ha poi dichiarato di essersi aspettata una simile decisione dal plenum, ma che non avrebbe mai immaginato che per lei, Selezniov e Gubienko si sarebbe schierato un così gran numero di membri del comitato centrale, oltretutto “di fronte a pressioni come quelle che si sono messe in atto”.
In tal modo, non si è assistito ad una posizione unanime di sostegno a Zjuganov e contro gli “opportunisti”.
A un anno e mezzo dalle elezioni parlamentari, le divergenze interne al partito sono venute allo scoperto. Non è da escludere che tali divergenze aumentino con l’avvicinarsi della scadenza elettorale, quando i comunisti dovranno formare le liste e formulare un programma. La perdita di alcune figure di rilievo potrebbe aprire prospettive elettorali incerte per il partito. E’ successo che il monolito, quale è sempre apparso il partito comunista, presenti in questo momento delle profonde crepe; l’opinione pubblica avverte che il PCFR è una struttura attraversata da contraddizioni e indebolita. Se tale tendenza dovesse accentuarsi in vista delle elezioni, il PCFR potrebbe anche non riuscire a sorpassare il “partito del potere” (ed è l’obiettivo del Cremlino).
D’altra parte, è comunque un fatto incontestabile che l’apparato è riuscito a mantenere il controllo del PCFR e a stroncare l’eventualità che si formi, all’interno del partito, un nuovo polo d’influenza attorno a Selezniov e alla sua cerchia. Per quanto riguarda i membri “moderati” del comitato centrale, occorre dire che la grande maggioranza di loro sicuramente rispetterà le norme del centralismo democratico, che esclude la formazione di correnti. Inoltre, al partito si presentano più possibilità di utilizzare le posizioni protestatarie, mettendo in rilievo la propria identità di forza d’opposizione. In tal modo, i comunisti sarebbero in grado di uscire da una situazione molto complicata, nel momento in cui il potere “si è appropriato” di molti slogan patriottici del PCFR e persino del popolare inno nazionale composto da Aleksandrov.
Non meraviglia certo che Zjuganov abbia virato con decisione “a sinistra”: sua è l’iniziativa di porre la questione della sfiducia al governo; il trattato russo-americano è stato da lui definito, senza mezzi termini, una “totale capitolazione”; i comunisti sostengono l’idea della convocazione di un referendum sulla compravendita della terra. E’ evidente che tali idee (anche quella della protesta contro la riforma delle tariffe) possono costituire la base del programma elettorale dei comunisti. In tal modo, il concentrarsi di iniziative di protesta, per i seguaci di Zjuganov, potrebbe rappresentare una compensazione alla perdita della carica di speaker della Duma.
Inoltre, non è certo il caso di parlare di “scissione” nel PCFR, dal momento che Zjuganov ha mantenuto il controllo del partito, e il movimento di Selezniov, “Rossija”, anche nel caso di una sua trasformazione in un partito, in cui confluiscano Gorjaciova e Gubienko, non sarà mai in grado di concorrere seriamente con i comunisti. Ricordiamo anche che la rottura con i comunisti di loro alleati nell’Unione popolare patriottica di Russia (Rutskoj, Tulejev, Govorukhin, Lapshin, Podberiozkin), nella seconda metà degli anni ’90, non aveva avuto praticamente nessuna ripercussione sulla situazione del partito a livello federale, a parte un indebolimento nel Kuzbass, “feudo” di Tulejev. Ora è possibile aspettarsi un processo analogo (certo non un “crollo”) nella regione del Primorie, dove risulta essere molto popolare Gorjaciova.
In ogni caso il venire meno della tendenza dei comunisti a conciliare il “radicamento” nelle strutture del potere con la retorica dell’opposizione, che ha permesso di attirare su di loro le simpatie di diversi gruppi di elettori, li espone ad una reale minaccia di erosione, con uno sbilanciamento “a sinistra” avvenuto a scapito della “destra”. Ma questa, al momento, non appare ai comunisti una minaccia mortale. Essi avevano un bisogno vitale di una forte ala moderata nel periodo di Eltsin, quando il partito era sotto la minaccia della messa fuorilegge; ora non si vede all’orizzonte un problema del genere, e, per la sinistra, puntare sulle iniziative di protesta si presenta oggi più attraente e più foriero di risultati, che non il dialogo con il potere. Il PCFR rimane indubbiamente la forza politica di opposizione più poderosa, con cui il potere dovrà comunque fare i conti e sarà costretto, in maggiore o minor misura, a trattare (soprattutto se il partito comunista dovesse superare con successo le elezioni del 2003).

Traduzioni dal russo e dall’inglese
di Mauro Gemma