Russia e Venezuela: avvicinamenti e sovranità

fonte: “la Jornada” , http://www.jornada.unam.mx/2010/04/03/index.php?section=edito

Traduzione a cura di l’Ernesto online

La visita in Venezuela del primo ministro russo, Vladimir Putin, e il discorso che il suo anfitrione, Hugo Chávez, ha pronunciato a Caracas – in cui ha voluto mettere in risalto la cooperazione strategica del Cremlino con il Palazzo di Miraflores ed ha annunciato, tra le altre cose, l’appoggio di Mosca a che il Venezuela abbia una sua industria per l’utilizzo di un proprio spazio ultraterrestre – rappresentano il contesto di un approfondimento dei legami significativo nelle relazioni tra i due paesi, che risulta, come si può vedere, scomodo per gli interessi egemonici di Washington nella regione e nel mondo. Ciò è dimostrato, tra gli altri elementi, dal pronunciamento (nello stesso momento in cui si svolgeva l’incontro tra Putin e Chávez, ndt) del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, il cui portavoce, Philip Crowley, si è fatto beffa dei piani del presidente venezuelano di attuare un programma spaziale, affermando che gli obiettivi di Caracas dovrebbero essere più terrestri che extraterrestri. La dichiarazione si aggiunge alle inquietudini manifestate recentemente per questa dipendenza di fronte alla possibilità che il Venezuela concretizzi nuovi acquisti di armamento russo durante la visita di Putin.

L’atteggiamento di Washington nei confronti del fatto commentato riflette una mancanza di comprensione rispetto alla realtà multipolare contemporanea nelle relazioni internazionali, in cui le pretese statunitensi di imporre un’egemonia unilaterale – ravvivate durante l’era di George W. Bush – mancano di un sostegno materiale davanti all’esistenza di contrappesi come la Cina e la stessa Russia. Questa mancanza di comprensione ha condotto la Casa Bianca, negli anni precedenti l’arrivo di Barack Obama nella Sala Ovale, a osteggiare Mosca e a trattarla come nemico potenziale, sebbene i governi russi post-sovietici di Boris Eltsin e dello stesso Putin abbiano cercato di presentarsi di fronte all’Occidente come soci e alleati affidabili. Se non ci fosse stata questa ostilità, forse oggi i legami tra il Cremlino e alcuni dei governi critici di Washington sarebbero meno stretti.

Per ciò che si riferisce al Venezuela, la volontà di sviluppare ed espandere la propria industria spaziale – la cui punta di lancia è il satellite Simón Bolívar, in operazioni che sono iniziate oltre un anno fa – non è, al contrario di quanto è sembrato insinuare il funzionario statunitense, parte di un desiderio stravagante né tanto meno di un capriccio personale di Hugo Chávez: al contrario, si iscrive nella necessità di riaffermare la sovranità venezuelana in materia di telecomunicazioni – in una regione dove solo Messico, Brasile, Argentina e Venezuela contano su propri satelliti – e di rafforzare, per questa via, compiti concernenti la difesa e la sicurezza nazionale di questo paese. Per quanto riguarda il fenomeno del riarmo che si sta vivendo in alcune nazioni della regione – compreso il Venezuela -, si spiega, in buona misura, come reazione alla persistente minaccia che rappresentano l’arbitrarietà e il carattere predatorio e violento della politica estera statunitense, caratteristiche a cui diede impulso la presidenza di Bush, e che il suo successore, Barack Obama, non è riuscito o non ha voluto eliminare.

Davanti agli elementi di giudizio menzionati, è chiaro che il punto centrale della coincidenza attuale tra Caracas e Mosca non risiede in velleità armamentiste o in atteggiamenti antistatunitensi, ma nella necessaria difesa delle sovranità nazionali di fronte alle pulsioni egemoniche e colonialiste come quelle che continuano a manifestarsi nella superpotenza.