Russia e Cina si scambiano sorrisi, gas e nucleare

Prima di tutto il commercio, poi una linea comune sulla vicenda del nucleare iraniano. Questo sembra essere il succo del vertice ai massimi livelli tra Cina e Russia, un appuntamento preparato con cura per raggiungere risultati in materia di scambi di energia e tecnologie e dare al mondo un’impressione di grande coesione. Il risultato è stato quello auspicato, il vertice è riuscito quasi del tutto e l’economia è stata protagonista, con la delegazione russa che contava decine di imprenditori e 15 documenti che parlano di accordi commerciali contro uno di contenuto politico.
Se gli scambi tra i due Paesi più imponenti dell’Eurasia sono un fatto di grande importanza planetaria, la stretta attualità della crisi nucleare iraniana rende la parte politica degli incontri cruciale. La Cina e Mosca, che solo lunedì avevano fatto naufragare la riunione dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza, incapaci di trovare un punto di vista comune, vogliono che i toni vengano abbassati e che si torni a trattare assumendo come base la proposta di arricchire l’uranio iraniano in Russia – in maniera tale che Teheran non sia in grado di acquisire le tecnologie per costruire armi atomiche. Al Palazzo di vetro di New York la voce grossa l’ha fatta la Russia, sostenuta però dalla Cina e, per ora non c’è accordo su nulla se non sul fatto che Francia e Gran Bretagna, scriveranno una nuova bozza di risoluzione da sottoporre alla prossima riunione del Consiglio di sicurezza (rinviata a data da destinarsi).

Russia e Cina fanno fronte compatto di fronte alla manovra avvolgente degli Stati Uniti, che negli ultimi anni tra guerre e accordi di cooperazione hanno posto più di un piede ai loro confini. Tra i risultati portati a casa (ma ormai si tratta di un punto acquisito da tempo) c’è anche l’invito al G8, esteso a Cina, India, Brasile, Messico, Sudafrica ossia ai futuri protagonisti del governo e dell’economia del mondo, definitivamente sdoganati dopo il vertice Wto di Hong Kong dove hanno fatto la parte dei liberalizzatori. Tra i temi politico-economici c’è anche quello delle armi Pechino e Mosca proseguiranno anche gli scambi. Pechino compra e la Russia, che sfrutta i saperi accumulati in quarant’anni di corsa agli armamenti e competizione tecnologica per dare fiato alla propria economia. La cooperazione militare è anche di tipo strategico: durante l’incontro c’è stato l’annuncio che due eserciti terranno le loro seconde operazioni congiunte (le prime sono dell’agosto 2005).

A proposito di rapporti tra Cina e Stati Uniti, Pechino ha respinto con forza i contenuti della National security strategy, nella quale si fa riferimento ai possibili pericoli comportamenti del governo cinese. «Chiediamo agli Stati Uniti di smettere di fare commenti dannosi per i sani rapporti, per la comprensione reciproca, la stabilità regionale, la pace» ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Qin Gang, aggiungendo che Pechino ha avanzato una protesta formale con Washington. La richiesta è quella di cancellare le parti relative alla Cina da quel rapporto.

Il grosso degli incontri riguardava comunque gli scambi, che crescono ma – a proposito di politica ed economia – restano comunque di dieci volte inferiori rispetto a quelli tra la stessa Cina e gli Stati Uniti. I due Paesi sono intenzionati ad allargare la cooperazione bilaterale su nucleare e fornitura di gas. La Gazprom, gigante mondiale di gas e petrolio, controllata dal settore pubblico (e dal Cremlino) costruirà un gasdotto che attraverserà la Cina e trasporterà tra i 60 e gli 80 miliardi di metri cubi di combustibile. Sono 10 miliardi di dollari solo per costruire le infrastrutture assieme alla compagnia di Stato cinese (la Cnpc) e c’è l’obiettivo di entrambe le economie di diversificare le fonti di approvvigionamento e i clienti. Poi c’è la sete di energia dell’economia cinese, e l’ingresso di Gazprom sul mercato cinese promette grandi affari per i russi. Infine, sul piano degli affari portati a casa dal Cremlino e degli obbiettivi raggiunti per Pechino, c’è il piano di fornitura di tecnologie per la costruzione di 27 centrali nucleari nei prossimi 15 anni. Putin, che presiederà il G8 di luglio, ha messo al centro dell’agenda dell’appuntamento la questione energetica e, parallelamente, sta lavorando alacremente sul terreno degli scambi, delle sinergie, degli accordi, proprio su questo terreno.

Gli unici terreno sul quale le diplomazie (e le oligarchie economiche) non si sono messi d’accordo sono la richiesta cinese di entrare nel mercato energetico russo acquistando una parte della controllata pubblica Rosneft e la costruzione di un oleodotto che attraverso il territorio cinese raggiunga le coste sul Pacifico. Sulla prima richiesta ci si è accordati per una joint-venture su un progetto, mentre sull’oleodotto, la Russia si è riservata di verificare la fattibilità del progetto prima di decidere. I cinesi sono rimasti un po’ scontenti, Mosca ha dato segnali contrastanti su questa autostrada del petrolio e il timore è che paventarne la costruzione sia un arma per mettere sull’attenti i clienti europei. Sullo stesso argomento, Putin aveva già deluso il premier giapponese Junichiro Koizumi, annunciando che nel caso l’oleodotto vedesse la luce, questo fornirà Cina, Giappone e Corea del Sud e non solo il suo Paese. Al fondo di tutto c’è il sospetto che in Russia non ci siano abbastanza riserve petrolifere da rendere un impianto costoso che sarebbe pronto tra diversi anni un’impresa profittevole.