Ruini, un capo con un suo piano: “Progetto culturale cristianamente orientato”

Il suo profilo targato Santa Sede è corredato da un avviso che mette soggezione, «i cenni biografici sono soltanto uno strumento di lavoro ad uso giornalistico e sono esclusivamente a disposizione dei giornalisti accreditati»

Em. mo. Rev. mo. Sig. Card. Cioè Eminentissimo Reverendissimo Signor Cardinale. Camillo Ruini. Titoli che fanno paura, multipli, chilometrici e maiuscoli. Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, Arciprete della Patriarcale Arcibasilica Lateranense, Gran Cancelliere della Pontificia Università Lateranense, Presidente Emerito della “Peregrinatio ad Petri Sedem”, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Un Porporato, un Eccellentissimo. E Membro: della Congregazione per i Vescovi del Pontificio Consiglio per i Laici; dell’Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede; del Consiglio di Cardinali per lo studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa Sede.

Usare con cautela. Le sue note biografiche targate Sala Stampa della Santa Sede, peraltro scaricabili da Internet (come avviene per qualsiasi altro mortale) sono corredate da un avviso che mette soggezione, attenzione questi «cenni biografici sono soltanto uno strumento di lavoro ad uso giornalistico e sono esclusivamente a disposizione dei giornalisti accreditati».

Va bene, noi non siamo accreditati, ma procediamo ugualmente. I cenni biografici di Ruini Card. Camillo sono in realtà il classico sassolino che è diventato valanga, più che una biografia la sua è una Summa, l’ombra del Papa è vicinissima a lui (Lui). Ci vuole una paginata, per dirlo.

Di suo avrebbe l’accento emiliano, essendo nato (1931) a Sassuolo in provincia di Modena; gli studi li ha fatti in area di eccellenza, alunno dell’Almo Collegio Capranica presso la Pontificia Università Gregoriana e ne è uscito con la laurea in filosofia e teologia. «Un tipo sveglio, intelligente, curioso e anche simpatico», lucido, un po’ freddo, dice di lui adolescente Don Giovanni Franzoni che lo ha avuto come compagno di studi.

Tra le sue note particolari, la sala stampa della santa sede, sottolinea che è stato ordinato sacerdote «l’8 dicembre del 1954, anno mariano». Probabilmente, un anno fortunato. Nessuno lo ha fermato più, cinquant’anni in gran carriera: Non solo messe ed omelie, il prete colto di Sassuolo è subito salito in cattedra, insegnando in alte scuole della Chiesa filosofia e teologia dogmatica, autorità riconosciuta tra i laureati cattolici e l’Apostolato laico, tra Pastorale Scolastica e Commissione Episcopale per l’Educazione.

Via via ha salito tutti i ranghi, nel 1986 diventa segretario generale della Cei.

Ha scritto una decina di libri, quasi tutti molto calati nel clima del tempo (da “Il progetto culturale della Chiesa in Italia” a “Via crucis del «Secolo Breve», a “Chiesa e cultura verso il Duemila”); l’ultimo, uscito quest’anno – “Nuovi segni dei tempi” – glielo ha pubblicato Mondadori, 87 pagine che raccolgono i suoi ultimi quattro discorsi. Un buon compendio del Ruini-pensiero.

Ce l’ha con quello che lui definisce «l’uomo naturalistico» di oggigiorno, un godereccio esemplare di umana fauna dedita soprattutto ai piaceri e in special modo alla lussuria. Certo, detto con parole e concetti terra terra, ci mancherebbe, ma circonfuse di dottrina ed etica filosofica d’alta scuola, da san Tommaso a Lonergan, passando per Alexis de Tocqueville e Maurice Blondel.

Così spiega che il “naturalistico” homo moderno c’ha il vizietto di accompagnarsi a «un’etica edonistica e utilitaristica». Talché, il lavativo, vuol solo «godersi la vita, fare calcolo su ciò che giudica immediatamente vantaggioso per sé».

E’ da qui che parte tutta la sua crociata. Lotta dura senza paura, anche se Ruini lo dice alla sua maniera di eminenza dotta: «All’uomo naturalistico dobbiamo essere capaci di proporre una diversa immagine d’uomo, quella cristiana. Se ci mettessimo sulla difensiva, non andremmo lontano».

Mai sulla difensiva. Così Ruini scende in campo con un antico piglio di Papa Re verso il popolo cristiano e suddito. E’ un Capo “strategico” e ha il suo piano, quello che fa riferimento al non nuovissimo, ma sempre attuale “Progetto culturale cristianamente orientato”, da lui (Lui) medesimo inventato e brevettato una decina d’anni fa, al santo scopo di «incarnare il cristianesimo nella società italiana di oggi».

Chi lo conosce da vicino, dice che, incontrandolo nei grandiosi saloni del Palazzo del Laterano, Ruini sembri timido, una figura fragile e indifesa. E dicono che tra vescovi e cardinali usi un linguaggio da cabala, che solo gli iniziati possono capire. E chi lo conosce da vicino, dice anche che Ruini non sia molto amato, tra i porporati e i grandi dignitari del Vaticano. Ma lui è un uomo indubbiamente molto influente. Già con Giovanni Paolo II, infatti, Ruini è una specie di Richelieu, il premier dello Stato Vaticano, il Vescovo Principe che ha la politica, non solo la cura delle anime, nel suo elevato Dna.

E l’ex prete di Sassuolo, da cinquant’anni a questa parte, di politica – delle cose di questo mondo, della società, della scuola, del costume, dell’orientamento e delle leggi dello Stato – si è sempre impicciato molto. Anche quando era presule nella diocesi di Reggio Emilia, quando era amico stretto e guida spirituale di Romano Prodi (di cui ha celebrato le nozze). Si è impicciato molto, là. Gliene danno atto le felpate note biografiche della stessa sala stampa vaticana, che lo dicono come punto di riferimento nel rapporto tra Chiesa e società italiana, «dopo le lacerazioni degli anni sessanta-settanta».

Il ruiniano “progetto culturale cristianamente orientato” è rimasto una totale lettera morta. Per mancanza di sfera d’applicazione e di adepti, ma Sua Eminenza non è tipo da scoraggiarsi. Le ultime vicende – referendum sulla legge di fecondazione assistita e Pacs – sono lì a dimostrarlo.

«Ruini – dice Don Franzoni, ricordando il suo ex compagno dell’Almo Collegio – non apparteneva alla schiera dei “carrieristi”, lui era nella fascia alta, molto credente, responsabile. Ma la posizione che sta prendendo attualmente è totalmente estranea allo stesso spirito ecclesiale. La Chiesa è una comunità spirituale, una comunità di credenti, è un luogo dove si annuncia il Vangelo. Non è la tolda, la stanza di comando di una nave da cui si inviano ordini e si minacciano sanzioni, o addirittura si cerca di spaccare il centrosinistra tentando di influenzare i cattolici appartenenti a questo schieramento. Questa è una cosa veramente deplorevole. Se avessi a possibilità di parlargli a quattr’occhi, glielo direi, a Ruini, apertamente. E’ sbagliato, non solo politicamente, sbagliato prima ancora che politicamente dal punto di vista teologico, ecclesiale e conciliare. E la parola conciliare, vuole riferirsi al Concilio Vaticano II, che chiedeva di non interferire, di non usare poteri nella sfera politica».

Sbagliato, e anche inutile a nostro parere. Fiato sprecato. Ruini ha potere, ma la sua presa sulla società moderna non va molto lontano. La gente fa come gli pare, e una delle spie della sua ininfluenza è ad esempio la morale sessuale corrente, che saggiamente tiene assai poco conto – statistiche ufficiali e casistica alla mano – dei precetti chiesastici. I giovani, loro, in un sondaggio recente, si sono espressi a larghissima maggioranza per il no all’insegnamento della religione a scuola; e
quanto allo stesso ultimo referendum, quello sulla fecondazione, è stato ampiamente provato che gli appelli all’astensionsmo lanciati dal presidente della Cei siano stati irrilevanti al fine del risultato.

Grazieadio, la nostra società è irresistibilmente laica e la crociata del Card. ineluttabilmente fuori tempo. A neutralizzare Ruini, basta la cosa semplice e formidabile che è sotto gli occhi di tutti: non è ascoltato.