R.PERLE: Pentagono con crepe

Le dimissioni di Richard N. Perle dalla presidenza del Defense Policy Board sono un prima piccola crepa nel granitico potere del segretario del Pentagono Donald Rumsfeld. Ex consigliere per la sicurezza di dan Quayle (che tre il 1988 e il 1992 fu vicepresidente di George Bush padre), Perle è animatore dell’American Enterprise Institute, il centro studi (o think tank, «serbatoio di pensiero», come si dice negli Usa) ispiratore di tutta la strategia neo-conservatrice e può essere considerato l’ideologo geopolitico dell’amministrazione Bush. Con Bill Kristoll e Robert Kagan, Perle forma il trio dei moschettieri neo-conservatori, che, con felice espressione, sono stati definiti a Londra «cristiano-giacobini» perché, con un sapiente cocktail d’iperrealista cinismo politico e di profetica visionarietà, mettono al servizio di valori fondamentalisti cristiani un’impostazione giacobina, centralista e decisionista.

Per capire le idee di Perle, basta considerare le ultime posizioni di cui si è fatto promotore. Sull’ultimo numero dello Spectator, ha scritto un articolo per esaltare il crollo delle Nazioni unite acclamando «la fine dell’era dell’anarchia». Nell’ultimo dibattito riportato dal Financial Times, ha enunciato come terzo obiettivo degli Usa (dopo la sconfitta di Saddam e la conquista dell’Iran) il «contenimento di Francia e Germania»: «contenimento» è un termine che finora era usato solo per nemici come l’Urss durante la guerra fredda e l’Iraq nell’ultimo decennio. Immancabile ospite di talk-show tv, Perle è stato il propagandista più martellante della guerra contro l’Iraq.

Ma quest’intellettuale navigato che si ammanta di puritana integrità, è stato preso con le mani nel sacco. Non solo questo fustigatore dei «fottuti francesi» ha una casa di vacanze in Provenza dove può soddisfare la sua passione per i manicaretti, ma Seymur Hersh ha rivelato sul New Yorker che all’inizio dell’anno Perle aveva avuto un pranzo con il mercante di armi Adnan Kashoggi: Perle ha definito Hersh un terrorista e ha minacciato di fargli causa.

Poi sono piovute le interrogazioni parlamentari sui 725.000 dollari che gli ha promesso la compagnia di telecomunicazioni in bancarotta Global Crossing. Di questi dollari, ben 600.000 erano a condizione che Perle riuscisse a convincere il Pentagono ad approvare la vendita della compagnia a una venture asiatica guidata dalla Hutchinson Whampoa, controllata dal miliardario di Hong Kong, Li Ka-shing. Global Crossing stava riformulando i termini della vendita dopo che ministero della difesa ed Fbi avevano sollevato riserve di sicurezza nazionale.

In una dichiarazione firmata, ma mai inclusa nel dossier di bancarotta, Perle affermava di essere stato assunto dalla Global Crossing per ottenere l’approvazione della transazione, proprio a causa della sue posizioni nelle precedenti amministrazioni repubblicane e nel suo attuale ruolo nel Defence Policy Board, alla cui presidenza lo aveva nominato Rusmfeld nel 2001. I membri di questo organo consultivo non sono pagati ma hanno accesso a documenti riservati: «Come presidente del Defense Policy Board, ho una prospettiva unica e una conoscenza intima dei temi della sicurezza e della difesa nazionale che saranno sollevati nel procedimento di verifica (della vendita) e che non sono accessibili a nessun altro professionista» scriveva incautamente Perle che ora dice di aver dimenticato di cancellare la frase incriminata che lo ha costretto a dimettersi dalla presidenza. Ma Perle è restato nel comitato. Ora invece i senatori chiedono che si dimetta anche dal comitato perché, dicono, la sua decisione «è un passo nella direzione giusta ma non elimina il problema».

La verità è che se la guerra fosse già stata vinta, Perle non avrebbe dovuto dimettersi. Ma dopo solo 8 giorni di ostilità, l’impazienza degli americani cresce, le crepe nel Pentagono si fanno visibili; la decisione di mandare altri 100.000 soldati in rinforzo vendica la prudenza degli Schwartzkopf e dei collaboratori di Bush padre. Perle è solo la prima vittima di quello che – si spera – sarà il progressivo sgretolarsi del nucleo che ispira i «cristiano-giacobini» di Washington.