Routine di morte

Nello stesso posto di tre mesi fa.Ma allora solo feriti; ieri il kamikaze palestinese ha assassinato nove israeliani e ferito decine di persone. E’ quasi una routine per le festività di Pesah, la pasqua ebraica. Da qualche giorno tutti i servizi di sicurezza lo stavano infatti annunciando: i pericoli, le informative, gli attacchi sventati, il rafforzamento dei controlli. Fino all’imprevedibile. La Pesah del 2002 si era aperta con un brutale attacco terroristico che aveva provocato numerosi morti in un hotel mentre si festeggiavano le letture rituali dell’inizio di Pesah. E pochi giorni dopo sarebbe iniziata la fatidica azione terroristica dell’esercito israeliano, che avrebbe portato ulteriore morte e distruzione nei territori occupati. La routine del terrore e della morte. È un altro modo per ricordare a tutti che, al di là delle elezioni palestinesi, al di là delle elezioni israeliane, la catena di sangue e vendetta va avanti mentre la leadership israeliana continua ad acutizzare la sua linea suicida, in alleanza con la politica avventuristica del presidente Bush. È necessario una volta di più mettere in chiaro alcuni punti che tanti tentano di dimenticare. La guerra di Bush in Iraq già non servirà più ai reali interessi americani. Come era prevedibile, la cecità ha impedito di vedere che l’invasione era facile, che cacciare Saddam non era difficile, ma che il caos, la morte, il sangue sarebbero poi stati all’ordine del giorno. Siccome il sostegno a Bush cala e il fondamentalismo capitalista lotta disperatamente per far mutare l’opinione pubblica, la follia si estende e il governo americano imprime un’accelerazione al conflitto con un altro presidente cinico ed estremista – quello dell’Iran – che non risparmia dolore e sofferenze al suo popolo pur di assicurare la continuità del fondamentalismo che presiede. E continueranno a vendere a tutti la «democrazia». Proprio per questo hanno organizzato elezioni democratiche in ciò che resta dell’Autorità palestinese. Ma quando i palestinesi hanno punito la corruzione dei loro leader e Hamas ha vinto, è cominciato un nuovo capitolo che potrebbe semplicemente portare a un’esplosione sanguinosa peggiore di tutte le precedenti. Americani e israeliani, e putroppo anche alcuni leader palestinesi, credono valida la politica di accerchiamento del governo di Hamas. Un accerchiamento che non produrrà altro che sofferenza a entrambi i popoli. Se, come risultato di questa politica, il governo di Hamas cadrà, non si otterrà altro che un riattizzarsi del fuoco. La routine del suicidio. Un palestinese porta con sé all’inferno nove israeliani. Gli estremisti del Jihad islamico continuano a lanciare da Gaza missili Kassam che cadono in vari punti chiave del sud di Israele. Ad Ashkelon, Sderot e nei dintorni la vita degli israeliani non è normale, la routine del Kassam esaspera gli animi e stimola gli estremisti dell’ala dura dell’esercito. E i Kassam forniscono una scusa formidabile per i bombardamenti dell’artigliera israeliana. Il «prezzo»: nell’ultima settimana, 18 palestinesi sono stati assassinati dalle bombe israeliane. La routine della morte è alimentata dall’assenza di dialogo, avallata dall’assenso americano. L’Italia del dopo Berlusconi deve riprendere i fili di una politica responsabile che convinca l’Europa: l’unica alternativa alla routine del sangue è solo il dialogo. Solo il dialogo politico può portare gli elementi pragmatici di Hamas a una politica realista che apra prospettive di pace. L’accerchiamento, l’aggressione, i tentativi di far cadere il governo palestinese legittimo accresceranno solo il caos e renderanno difficile uscire dall’attuale situazione.