Rossanda-Bertinotti dopo le elezioni

“La vittoria della destra è il male. Ma la vittoria del centro-sinistra non sarebbe stato il bene. Un conto è impegnarsi a sconfiggere le destre, altro è impegnarsi a far vincere il centro-sinistra. La differenza è sottile e difficile da trovare nella tattica elettorale, ma politicamente enorme”. Così Fausto Bertinotti risponde a Rossana Rossanda, che su Liberazione di ieri ha messe nero su bianco le sue critiche alle scelte del Prc.
“Vi ho capito – esordisce la lettera di Rossanda – ma non mi avete persuaso nella decisione di presentarvi dovunque al senato e nel giubilo per l’esito delle elezioni”. “Vi ho capito – prosegue – perché dall’altra parte non c’era l’intenzione di arrivare a un minimo di accordo… Ma è vero che presentare i candidati vostri al senato ha significato consegnare la maggioranza assoluta dei seggi a Berlusconi”. Questo, spiega Rossanda, consentirà anche “modifiche costituzionali”. La colpa della sconfitta è certo “del centrosinista” – continua Rossanda affermando di aver condiviso la rottura con Prodi nel ’98 – ma “questa perdita specifica investe anche la vostra responsabilità”. C’è infatti un punto che riguarda il parlamento: esso “non è” il luogo di un’alternativa radicale, ma “è” il luogo delle garanzie democratiche. E allora: “Se capisco il sollievo per essere usciti vivi da una prova nella quale qualcuno vi voleva morti, non per questo il vostro giudizio sull’esito elettorale può essere positivo”.
Inoltre, nota Rossanda, tutte le sinistre hanno pagato pegno: “Perché?”. Il voto a Berlusconi non è stato un caso: “Delusi dal socialismo di cui nessuno li ha aiutatia capire né i fini né la fine”, metà degli italiani hanno pagato il prezzo per “un’ambizione particolare”. Nessuno è stato in grado di dire che “non domani e altrove, ma qui ed ora” c’è un’alternativa.
Dunque la domanda al Prc è: cosa offrire al cosiddetto “popolo di sinistra”? A meno che Rifondazione non si proponga solo “come veicolo attento ma transitorio delle effervescenze che la globalizzazione produce…”.
Risponde Bertinotti in tre punti. Punto primo: “Potevamo essere annientati… Ce l’abbiamo fatta perché è stata raccolta l’idea, ancora approssimativa ma realmente proposta, di un’altra politica sia sul profilo dei contenuti, che per rapporto con la società, che per critica alle asfissianti tendenze di regime”. Se il Prc non ha raccolto dalla scomposizione post-pci è “perché quel mondo non esiste più”. Punto secondo: “La vittoria delle destre non affonda le sue radici nella campagna elettorale ma nei 5 anni di governo di centro-sinistra”. E il centro-sinistra ha “un’idea proprietaria” del voto. Allearsi al senato avrebbe dunque significato varcare la soglia “fondativa della ragion d’essere di una sinistra critica”. Inoltre: la vittoria della destra è sì “una regressione”, ma “la società è attraversata da un disgelo, da una crescita dei movimenti”. Punto terzo: le istituzioni. “Penso che il parlamento non sia più il luogo delle garanzie politiche”, argomenta Bertinotti: la presenza nelle istituzioni può recuperare senso solo se “indaga” gli “istituti della democrazia diretta”. Ma la domanda era un’altra.