Roma, la piazza è dei chimici: «Risolleviamoci»

Lattiera, teiera, zuccheriera. Piattini, tazze e tazzine: non manca nulla, il caffè al governo è servito. Ed è amaro, come la vita di molte lavoratrici della Richard Ginori che ieri si sono vestite da «ceramiche» davanti a Palazzo Chigi: «Vogliamo un piano per la chimica, il settore sta morendo». Una bella manifestazione, quella partita ieri da Piazza Esedra e confluita sotto le finestre di Berlusconi: i chimici italiani – tra cui sono compresi non solo i lavoratori farmaceutici, ma pure quelli della ceramica – hanno aderito allo sciopero di 8 ore con percentuali bulgare, al 92%. E diverse migliaia di loro hanno sfilato per le vie di Roma. I posti di lavoro sono sempre meno, le aziende annunciano esuberi: «Ci hanno presentato un piano di 13 settimane di cassa integrazione per 50 persone, lo abbiamo rifiutato e per il momento è sospeso – racconta dall’interno di una tazzina Laura Stefanelli, Rsu Cgil della Richard Ginori di Firenze, 370 dipendenti in tutto – Si parla pure di esuberi: è da mesi che chiediamo un piano industriale, e non abbiamo mai risposte». Da quando la Richard Ginori è passata nelle mani di Claudio Rinaldini, proprietario del gruppo Pagnossin e amministratore di Volare web, le cose non vanno troppo bene, e l’azienda traballa: è stato anche chiuso uno stabilimento, a Laveno, che produceva i «Bone China», ora la ceramica arriva dal Bangladesh. Paolo Albertin è un delegato Filcem Cgil del Petrolchimico Eni di Porto Marghera: anche dal Veneto non arrivano buone nuove. «L’Eni ha deciso di vendere l’impianto di produzione del cloro, il nucleo del Petrolchimico, alla inglese Ineos. Dovrebbero essere fatti dei lavori di ammodernamento, per ridurre l’impatto ambientale, ma fino a oggi non abbiamo le autorizzazioni richieste. Rischia di saltare tutto, e in quel caso l’Eni potrebbe decidere di disimpegnarsi completamente dal sito». Oggi a Porto Marhera, in 10 società, lavorano circa diecimila persone (5 mila diretti e altrettanti in appalto). Ma l’Eni ha già annunciato riduzioni di personale per i prossimi 4 anni nel comparto chimico: dovrebbero riguardare solo marginalmente Porto Marghera, ma se dovesse fallire l’affare Ineos tutto verrebbe rimesso in discussione.

Salvatore Capai lavora a Porto Vesme, in Sardegna, nel comprensorio del Sulcis, anche lui è delegato Filcem: il suo stabilimento, la Porto Vesme srl, un tempo era dell’Eni, mentre oggi è della multinazionale svizzera Glencore. Producono 110 mila tonnellate di piombo l’anno e 220 mila di zinco, ma estraggono anche oro, argento, bismut. Vicino c’è l’Alcoa (300 mila tonnellate di alluminio annue) e altre aziende chimiche, è uno dei poli più grossi d’Italia, l’unico dove si produce zinco. «La Porto Vesme è una delle industrie più energivore del paese – spiega – è il sesto cliente nazionale dell’Enel. Per l’alto costo dell’energia, a cui dovrebbe ovviare un provvedimento dell’autority e una legge non ancora autorizzata da Bruxelles, siamo attualmente in crisi: 200 diretti in cassa integrazione e altrettanti negli appalti, ma abbiamo scelto di farla a rotazione, per non escludere nessuno dal lavoro». Molti operai chimici sono figli di minatori: nel Sulcis ci sono le storiche miniere di carbone che dovrebbero essere destinate ad alimentare una futura centrale elettrica, con l’obiettivo di abbassare i costi energetici.

Essendo i lavoratori arrivati in migliaia davanti a Palazzo Chigi, il governo non ha potuto fare a meno di accogliere una delegazione di Filcem Cgil, Femca Cisl e Uilcem Uil. «Abbiamo dovuto manifestare a Roma per ottenere un incontro che chiedevamo da mesi – dice Alberto Morselli, segretario generale Filcem – Ma ci sembrava opportuno non ritardare oltre una vertenza aperta nell’ottobre scorso a Mestre: il tempo passa e la chimica è sempre più in crisi. Il ministro Scajola ci ha detto che si farà interprete delle nostre posizioni presso l’Eni, sulle perplessità che abbiamo espresso rispetto al piano di investimenti, e ci ha dato appuntamento fra 40 giorni: torneremo a chiedere lumi, qualunque ministro ci sia. Dall’Unione abbiamo ottenuto attestazioni di solidarietà, ma ancora nessun impegno puntuale: speriamo che nei tanti dibattiti elettorali si includa la riqualificazione dell’industria, e della chimica in particolare. La manifestazione era fatta per il rilancio del settore, per l’ambiente e la ricerca, non toccava il tema contratto: comunque il 16 marzo incontreremo le imprese per il rinnovo, punto altrettanto importante per i lavoratori».