Rognoni: “Hanno elevato la soglia dell´impunità”

Parrebbe stanco, all´inizio. È appena arrivato al Csm e si è lasciato alle spalle il buen retiro di Pavia il vicepresidente del Csm Virginio Rognoni. Al Senato hanno approvato la Cirielli. E lui è subito pronto a dire, quasi rassegnato: «Che cosa dobbiamo dire ancora della Cirielli?». Poi compie un gesto che gli è abituale, sposta gli occhiali e li fa dondolare in giù tenendoli appesi a un solo orecchio, si allunga sulla poltrona e d´un fiato parte: «Nel nostro terzo parere è scritto che non si possono escludere residuali motivi di incostituzionalità». E ancora: «La legge, così com´è, porta inevitabilmente ad elevare la soglia di impunità». E già Rognoni ha scavato una bella fossa sotto la legge.
Adesso la Cirielli è stata votata. Qual è il suo definitivo giudizio?
«Quello che dovevamo dire lo abbiamo detto qui al Consiglio con serietà e convinzione. Abbiamo espresso un primo parere, decisamente critico sul progetto originario, votato a larghissima maggioranza; in quell´occasione, che pure non aveva visto la richiesta del ministro della Giustizia, c´era stato anche un parere risultato di minoranza, relatore Spangher, anch´esso non esente da rilievi critici».
Ma poi la legge è molto cambiata, non si applica più ai processi già confluiti in un dibattimento.
«Da ultimo, è stata aperta una pratica per integrare la precedente risoluzione sulla base delle non poche novità introdotte alla Camera al testo approvato in prima lettura al Senato. La Commissione competente ha proceduto all´integrazione, ha espresso un parere che, pur riconoscendo alcune modifiche positive, ha rinnovato le proprie critiche su aspetti essenziali del testo, non escludendo residuali motivi di incostituzionalità».
Però il parere, pur discusso durante il plenum, non siete riusciti a votarlo. Quindi è come se non ci fosse, no?
«Purtroppo non lo si è potuto votare perché alcuni colleghi del Polo hanno fatto mancare il numero legale, ma il documento della Commissione è noto e così il dibattito che c´è stato in sede plenaria, molto approfondito e articolato».
Verso i membri della Cdl che hanno lasciato l´aula lei è stato molto critico. Ha parlato di dovere istituzionale di una presenza che con quel comportamento era venuto meno.
«Mi è stato rimproverato di avere espresso amare parole di contrarietà nei confronti della decisione di alcuni colleghi di allontanarsi dall´aula per far mancare il numero legale. Non ho ragione di cambiare opinione; tutti i consiglieri, lo ribadisco, hanno il dovere di garantire con la loro presenza la funzionalità dei lavori dell´assemblea, fissata in un regolare ordine del giorno. A maggior ragione in un´assemblea come quella del Csm dove non si può dire che spetti soprattutto alla maggioranza farsi carico del numero legale. Quella del Csm è un´assemblea dove non dovrebbero esserci una maggioranza e una minoranza precostituite».
Eppure i laici una motivazione l´hanno data, il Csm non è titolato a dare pareri sulle leggi in itinere e senza che il Guardasigilli lo abbia richiesto. E sulla Cirielli Castelli non ha mai chiesto nulla, no?
«Un anno fa, in occasione del primo parere sulla Cirielli, tutti avevano garantito il numero legale, anche in assenza di una richiesta di parere del ministro. Curiosa e bizzarra è veramente la tesi secondo cui se c´è questa richiesta, anche avanzata all´ultimo momento, il parere espresso è del Csm, e se non c´è, l´identico parere è di una sedicente “terza Camera”. Mah!».
Alla fine i laici della Cdl l´hanno spuntata, il parere non è stato votato. Ma lei, come la maggioranza del Csm che ha sottoscritto quel documento, non cambia idea. Il giudizio sulla Cirielli resta negativo?
«Non voglio tornare sul merito del provvedimento ormai definitivamente approvato, ripeterei cose già dette sia in via generale, sia su punti specifici. Una cosa però la voglio ripetere ancora. L´abbattimento dei termini di prescrizione, senza che si sia provveduto in qualche modo ad abbattere la durata del processo, porta inevitabilmente ad elevare la soglia di impunità. E ciò è assai grave anche per le conseguenze che certamente si manifesteranno a livello di costume e del collettivo sentimento di legalità».
Si può fare qualcosa per correggere il tiro?
«Non credo che vi sarà molto spazio, vicini come siamo alla fine della legislatura, per nuove misure legislative in tema di giustizia. Verrà il momento per un rendiconto finale circa le ricadute sull´organizzazione giudiziaria dei vari provvedimenti fatti nel corso dei cinque anni. Ma fin d´ora, dall´osservatorio del Csm, si può dire che è mancato quel disegno organico, proprio nelle mani del governo, che solo poteva contenere quel coacervo di misure estemporanee e slegate fra loro, provenienti da questa o quella parte della maggioranza e, poi, veicolate da singole iniziative parlamentari».
È un giudizio molto tagliente il suo.
«Nel mondo della giustizia e dell´organizzazione giudiziaria, se si perde l´orientamento sistemico, o non lo si garantisce, si hanno purtroppo dei guai seri».