Roghi e scontri, altre banlieue contro Sarkozy

Dominique de Villepin ha rimandato il viaggio previsto ieri in Canada, Nicolas Sarkozy rinuncia alla visita in Pakistan e Afghanistan la prossima settimana, Jacques Chirac rompe il troppo lungo silenzio, lancia un appello alla «calma» e chiede «un’applicazione ferma della legge, in uno spirito di dialogo e di rispetto». Il governo prende molto sul serio i disordini che, scoppiati giovedì scorso a Clichy-sous-bois, si sono estesi a tre dipartimenti della periferia parigina (ancora 180 automobili bruciate nella notte tra martedì e mercoledì). Villepin ha annunciato ieri un progetto di legge per la prevenzione della violenza e, al tempo stesso, «entro la fine di novembre», un piano di azione per l’occupazione dei giovani del dipartimento della Seine-Saint Denis, al centro dell’esplosione di violenza. Il governo cerca di mostrare un’unità ritrovata, dopo le polemiche contro il ministro degli interni, attaccato dall’opposizione, che però preferisce chiedere «un’informazione esatta ed esaustiva» sulle due cause dei disordini – la morte per folgorazione di Bouna e Zyed, giovedì scorso, e la bomba lacrimogena alla moschea Bilal, domenica sera – e mette sotto accusa soprattutto il populismo di Nicolas Sarkozy e le sue affermazioni di disprezzo mentre, come ha detto ieri il segretario socialista François Hollande, non nega «la difficoltà dell’azione in questo campo» e rifiuta «la polemica semplicistica». Villepin, per zittire la sinistra, ha sottolineato che «non esiste una soluzione miracolosa» per uscire dalla crisi delle periferie.

Villepin è intervenuto ieri in parlamento per annunciare «la mobilitazione di tutto il governo», con una politica di «fermezza e giustizia, la nostra sola linea». La «priorità» del governo è «ristabilire la sicurezza, la prima libertà». Ma per prendere le distanze dalla violenza verbale di Sarkozy, Villepin ha affermato che «sono anni che gli abitanti sono messi a confronto con le inciviltà, i degradi, le auto bruciate, ma anche atti più gravi, il racket sui minorenni all’uscita dalle scuole, la violenza sulle donne e sugli anziani, il traffico di droga». Villepin ha incitato ad evitare «di stigmatizzare i quartieri ai quali gli abitanti sono legati, trattiamo differentemente la piccola e la grande criminalità, lottiamo fermamente contro tutte le discriminazioni, evitiamo di mettere insieme una minoranza che semina disordine e l’immensa maggioranza dei giovani che vuole integrarsi nella società e riuscire nella vita». Ha promesso che il governo si adopererà per offrire «maggiori possibilità, per trovare lavoro e casa. E’ questo che voglio per tutti i giovani di Francia, qualunque sia la loro origine, il loro quartiere, il colore della pelle o la religione».

Gli scontri sono continuati in vari comuni di tre dipartimenti della periferia parigina, mentre una calma relativa è tornata a Clichy-sous-bois, all’origine dell’esplosione di rabbia di questi giorni. A calmare gli animi hanno contribuito non poco dei «mediatori» venuti dalla moschea. Al comune di Clichy-sous-bois, dove c’è un sindaco socialista, non nascondono la preoccupazione per la possibilità che delle organizzazioni musulmane radicali approfittino della situazione, anche se ufficialmente preferiscono dire che «nell’emergenza tutte le buone volontà sono importanti, è chiaro che la loro presenza ha contribuito a calmare gli animi». «Abbiamo una funzione di ordine pubblico – afferma un mediatore della moschea – quindi dobbiamo dialogare con i giovani». Ma a Clichy-sous-bois, come in tutti i comuni della periferia dove ci sono ancora sindaci di sinistra, preferirebbero che il governo facesse marcia indietro sul taglio ai finanziamenti per gli animatori sociali e le associazioni di quartiere, che sono in uno stato di asfissia a causa del rigore finanziario. Sos Racisme sottolinea che in questi giorni di disordini «mentre alcuni bruciano le auto, la maggioranza dei giovani del quartiere ha preferito costituire un’associazione, Au-delà des mots, ed occuparsi di ristabilire la calma andando a dialogare con i giovani. Per quanto tempo ancora dovranno ancora sostituirsi allo stato che dovrebbe assicurare questo ruolo di mediazione e di acquietamento?».