Roberto Sconciaforni (PRC Bologna): “La legalità non può prescindere dal contesto reale dei fatti”

Qual è la valutazione che dai di questo dibattito bolognese sulla legalità?

Leggendo i giornali si ha la sensazione di una discussione nella quale si scontrano da una parte il sindaco, favorevole alla legalità, e dall’altra Rifondazione Comunista, favorevole all’illegalità. È una proiezione della realtà completamente distorta. Il punto vero è che è inconcepibile affrontare una discussione sulla legalità in termini del tutto astratti, senza cioè tenere conto del contesto reale in cui si svolgono i fatti.
Voglio fare alcuni esempi: se alcune persone bloccano un’autostrada compiono un atto illegale, previsto dal codice penale. Ma se una manifestazione operaia realizza un blocco autostradale per protestare contro la chiusura di una fabbrica, allora ci troviamo di fronte non ad un atto illegale ma ad una protesta sociale e politica che, come tale, va affrontata. Non certo con il codice penale in mano!
Così come nel 2003 quei pacifisti che bloccarono i cosiddetti treni della morte nell’ambito delle manifestazioni contro la guerra in Iraq non compirono violazione della legge ma una sacrosanta protesta pacifista.

Non pensi che oggi quella concezione della legalità sia inoltre utilizzata contro i soggetti più deboli?

Esattamente. Non posso condividere una concezione di legalità intesa come clava per colpire gli ultimi, i soggetti deboli, come invece sta accadendo a Bologna. Se vogliamo parlare di legalità, vorrei vedere un impegno altrettanto forte, da parte dell’amministrazione, nel contrastare ad esempio quegli imprenditori che sfruttano il lavoro nero. Ricordo che a Bologna, nel settore dell’edilizia ci sono centinaia di immigrati costretti a lavorare in nero. Così come è necessario maggiore impegno contro quelle aziende che non rispettano la legge 626 sulla sicurezza sul lavoro oppure contro il fenomeno drammatico del caro-affitti, conseguenza di un mercato nero nel settore immobiliare, che colpisce gli studenti e i lavoratori fuori sede.

Qual è la posizione di Rifondazione Comunista a proposito dello sgombero sul Lungoreno del 19/10?

Anche qui vorrei essere chiaro. Rifondazione Comunista non si è mai sognata di difendere le baracche, semplicemente perché pensiamo che in una società civile nessuno debba vivere in queste condizioni. Ma il punto è un altro: nel momento in cui mando le ruspe senza aver offerto una soluzione alternativa non risolvo alcun problema, lo sposto semplicemente da una parte all’altra della città. A Bologna decine e decine di persone sono state sgomberate, di queste alcune sono finite nel CPT e altre sono state costrette a trovare riparo sotto i ponti o in qualche altro punto della città. Che senso ha un intervento di quel tipo?
È da mesi che si discute di costruire campi attrezzati di cui solo adesso si intravede la realizzazione o alberghi popolari, soluzioni che, pur non essendo ottimali, offrono comunque una risposta più dignitosa a queste persone. Invece ci sono stati gli sgomberi ma le alternative non si sono ancora viste.
Non va dimenticato poi che la stragrande maggioranza di quelli che sono stati sgomberati sono muratori di origine rumena che di giorno costruiscono le nostre case e le nostre strade, con paghe di decine di euro giornaliere, sotto il ricatto di imprenditori senza scrupoli.

Leggevo su alcuni quotidiani i risultati di un’inchiesta dalla quale emerge la crescita preoccupante dell’insicurezza anche tra i cittadini bolognesi. Come giudichi questi dati?

Sono dati preoccupanti. Il peggioramento delle condizioni materiali e di vita di tantissimi cittadini, soprattutto lavoratori e pensionati, in conseguenza delle politiche liberiste imperanti nel nostro paese, sta producendo, in primo luogo nei settori più deboli, un crescente senso di insicurezza che spesso si traduce in un atteggiamento di ostilità nei confronti di chi viene visto come diverso, soprattutto i migranti.
Rispetto a questa tendenza quali risposte deve dare un’amministrazione? Ci sono due possibilità: o realizza politiche che puntano a rispondere ai bisogni delle classi popolari e lavoratrici, attraverso il rafforzamento dei servizi sociali, garantendo il diritto alla casa, attraverso politiche tariffarie adeguatamente modulate, insomma, attraverso provvedimenti di redistribuzione sociale e di solidarietà, oppure realizza politiche che colpiscono i soggetti più deboli, come i migranti, offrendoli su un piatto d’argento come capro espiatorio del senso di insicurezza crescente.
Ritengo che il sindaco stia sciaguratamente seguendo quest’ultima strada.

Pochi giorni fa alcuni manifestanti sono stati aggrediti dalle forze dell’ordine mentre contestavano il sindaco Cofferati e tentavano di prendere parte ad una seduta aperta del consiglio comunale. Qual è il tuo giudizio su questi fatti?

Considero totalmente fuori dal mondo il modo con cui è stata gestito l’ordine pubblico. Il Comune è un luogo aperto a tutti i cittadini. Un diverso approccio avrebbe evitato un esito così drammatico con tanto di manganellate nei confronti dei dimostranti, assolutamente pacifici e venuti a rivendicare il diritto alla casa e una politica di reale accoglienza.
Pensare di risolvere problemi politici e sociali con misure repressive è sempre una scorciatoia sbagliata e inefficace.

Non siete soli a criticare Cofferati.

È evidente che in questi ultimi mesi si è levato un forte e articolato coro di critiche, che comprende la Caritas e la Cgil, molti partiti del centrosinistra (Pdci, Verdi, Cantiere di Occhetto, Margherita e una parte dei DS) e autorevoli personalità come l’ex sindaco Fanti o il professor Ardigò.
La nostra critica a Cofferati è soprattutto nel merito perché questa discussione astratta sulla legalità, oltre che a colpire i soggetti più deboli, cala un velo intollerabile su problemi estremamente gravi da affrontare immediatamente: dal lavoro precario alle fabbriche in crisi, dall’aumento degli infortuni al caro-affitti, fino alla tutela, resa difficile dalla finanziaria di Tremonti, dei servizi sociali pubblici.

Come concepisci il ruolo di Rifondazione dentro la maggioranza a Bologna?

Rifondazione Comunista sta all’interno di una maggioranza di governo non per dire sempre sì né perché attaccata alle poltrone ma perché vuole realizzare politiche che rispondano ai bisogni delle classi lavoratrici e popolari.
Quindi quando si realizzano misure che condividiamo non esitiamo ad appoggiarle, ma quando si esprimono tesi incompatibili con i bisogni che vogliamo rappresentare, esprimiamo la nostra critica e portiamo avanti proposte alternative, senza atteggiamenti di subalternità o sudditanza.
Spero che il Sindaco stia assumendo posizioni personali. È indubbio però che i settori più moderati del centrosinistra, soprattutto se sono al governo, assumono posizioni politiche in netta continuità con le scelte liberiste e di ristrutturazione sociale della destra. In più, si tende a relegare in un angolo valori come l’accoglienza, la solidarietà, la giustizia sociale, la multiculturalità per legittimare e dare dignità politica ad umori di intolleranza e di chiusura verso gli altri.

Cosa farà Rifondazione il 2 novembre, giorno in cui Cofferati presenterà il famoso ordine del giorno sulla legalità?

Premesso che abbiamo ribadito più volte che non accetteremo ultimatum e non rinnegheremo mai le nostre posizioni, discuteremo e valuteremo nel merito questo ordine del giorno. È chiaro che non voteremo mai qualcosa che non condividiamo.