Ritiro, la vittoria di Sharon

La Knesset dice no al referendum sul disimpegno da Gaza. Sconfitti i nemici del premier
Ancora colonie Israele ribadisce: gli insediamenti in Cisgiordania non si toccano. Gli Usa approvano, l’Anp protesta

Ariel Sharon sembra sempre sul punto di cadere ma riesce sempre ad ottenere ciò che vuole dalla Knesset. Ieri il premier israeliano è riuscito a far respingere dal parlamento il tentativo dei suoi avversari di bloccare il piano di evacuazione delle colonie ebraiche di Gaza, sottoponendolo a referendum. La proposta di legge è stata respinta con 72 voti contrari, 39 favorevoli e 3 astensioni. Il premier però deve il suo successo all’appoggio che gli hanno assicurato partiti dell’opposizione di centro e di sinistra e anche alla posizione assunta dallo Shas, un partito religioso che, pur essendo contrario al ritiro, ha preferito votare contro la proposta di referendum (non previsto dall’ordinamento israeliano) per non creare un precedente che potrebbe aprire la strada al voto popolare su questioni come l’introduzione del matrimonio civile. Mentre la Knesset votava, il premier palestinese Abu Ala ha lanciato un appello contro la colonizzazione della Cisgiordania. «Le zone di insediamento ebraico sono pericolose perché impediscono la costituzione di quello stato palestinese di cui ha parlato il presidente George W. Bush», ha affermato il primo ministro commentando le dichiarazioni fatte ieri da Sharon secondo cui Israele intende annettersi quelle aree palestinesi. Abu Ala ha fatto riferimento in particolare alla colonia di Maaleh Adumim, fra Gerusalemme e Gerico «che viene costruita in una profondità di 22 chilometri nel territorio palestinese, su una importante riserva idrica». In quell’insediamento vivono già 30 mila israeliani e la scorsa settimana si è appreso che il ministro della difesa Shaul Mofaz ha approvato la costruzione di altre 3.500 case per israeliani ebrei. Sharon forte della assicurazione ricevuta dalla stesso Bush un anno fa – il presidente americano in una sua lettera ufficiale aveva avallato l’annessione a Israele di porzioni di Cisgiordania – ha ribadito che le zone «omogenee» di insediamento (oltre a Maaleh Adumim, anche Ariel e Gush Etzion presso Betlemme) «resteranno sotto controllo israeliano e saranno protette dal muro in costruzione all’interno della Cisgiordania. Questa è la nostra posizione».

Nei prossimi giorni un collaboratore di Sharon, Dov Weisglass, partirà per Washington per preparare l’incontro del premier con il presidente Bush, fra due settimane. I palestinesi sono totalmente indifesi di fronte alle scelte americane contrarie alla legalità internazionale. D’altronde le posizioni ambigue sulla questione degli insediamenti espresse nei giorni scorsi dall’ambasciatore Usa a Tel Aviv, Dan Kurtner, e i blandi richiami fatti a Israele dal segretario di stato Condoleezza Rice, hanno contribuito a far naufragare le speranze palestinesi.

Ieri nel frattempo il movimento islamico Hamas ha confermato la sua intenzione di aderire alla nuova Olp che dovrebbe nascere tra la fine dell’anno e l’inizio del 2005. Assieme a Hamas dovrebbe entrare nell’Olp anche il Jihad Islami, secondo quanto ha detto il suo leader Mohammed Al Hindi. I due movimenti islamici parteciperanno in settimana a una seduta dell’esecutivo dell’Olp «per discutere su quali basi ricostruire l’Olp». Il leader di Hamas a Gaza, Mahmud Zahar, ha precisato che l’adesione non vorrà però dire che la sua organizzazione rinuncerà al suo obiettivo di costituire uno stato sull’intero territorio della Palestina storica. «Noi – ha detto – non rinunceremo a nemmeno una briciola della terra della Palestina ma potremmo arrivare a temporanei compromessi con gli altri movimenti».

Hamas parteciperà anche alle elezioni legislative previste in Cisgiordania e Gaza il prossimo 17 luglio, con la speranza fondata di ottenere un buon risultato. Consapevole della popolarità crescente del movimento islamico, il presidente dell’Autorità nazionale Abu Mazen domenica ha annunciato detto che il suo partito, Al Fatah, terrà al più presto elezioni interne per la scelta dei suoi candidati. Secondo un sondaggio svolto questo mese nei Territori la percentuale dei consensi di Al Fatah è scesa dal 40% al 36% mentre quella di Hamas e’ salita dal 18% al 25%.