Rispuntano gli odiati ticket sanitari Corsa contro il tempo per l’editoria

L’altr’anno, dopo un infinito braccio di ferra tra sinistra e Ulivo, sembravano scomparsi. E invece dal prossimo primo gennaio rischiano di tornare i ticket sanitari sulla diagnostica.
Per abolirli definitivamente (non sospenderli come fatto nel 2007) servono ben 800 milioni di euro. «Li troveremo», assicura la capogruppo ulivista in senato Anna Finocchiaro. Ma trovare a costo zero risorse vicine a un decimo dell’intera manovra finanziaria non pare impresa facile.
Nella maggioranza si susseguono le riunioni (ieri in senato è arrivato anche il presidente del consiglio) per mettere a punto le modifiche ai punti più delicati della manovra. Tutto, o quasi, pare di nuovo in discussione. Maggioranza e governo dovrebbero limitarsi a circa 400 emendamenti.
Si profila un giro di vite sul bonus di 150 euro per gli «incapienti» (cioè chi ha un reddito talmente basso da non pagare le tasse e quindi non gode di benefici fiscali). Così come previsto lo percepirà chiunque, anche i figli di un miliardario. E’ dunque allo studio un meccanismo che dovrebbe consentire una maggior selettività considerando il reddito del sostituto di imposta invece di quello dell’interessato. Si guarderebbe cioè non più al reddito del figlio ma a quello del genitore che lo ha in carico.
Sono state presentate richieste anche per il sostegno a chi ha acceso un mutuo a tasso variabile e per i precari del pubblico impiego. Mentre il viceministro per l’economia Vincenzo Visco ha chiuso la porta, almeno per ora, all’ipotesi di detassare i redditi da lavoro dipendente come chiesto dalla sinistra e dai sindacati. «Sarebbe bello, ma ho finito i soldi», ha detto Visco lasciando il senato.
Sostanziale nulla di fatto invece sui costi della politica. Le perplessità delle comunità montane e degli enti locali evidentemente hanno fatto breccia in senato, visto che tagli più incisivi, care soprattutto a Sd, sono state insabbiati in una commissione presieduta dal ministro Santagata, che, dice, preferisce «lavorare con il cacciavite e portare a casa il risultato».
Spiragli infine sui tagli all’editoria per la stampa di partito e di idee. Il taglio a giornali politici e di cooperative (come il manifesto) previsto nel decreto legge dovrebbe ridursi dal 7% al 2%. Lunedì la proposta sarà formalizzata dal governo ma la riduzione dovrebbe essere compensata da un inasprimento sulla montagna di contributi indiretti per le spedizioni postali concessa alle società più grandi. Ovviamente la Federazione degli editori (Fieg) fa subito muro contro. Trovando orecchie sensibili nell’Ulivo.