«Rischio infiltrazioni mafiose nei lavori per le Grandi Opere»

Ad aprire il sito della Dia, la Direzione investigativa antimafia (www. interno. it/dip_ps/dia), la prima cosa è un tuffo al cuore, per quell’immagine che ne rappresenta il logo e che ha fatto il giro del mondo, di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino chinati l’uno verso l’altro in amichevole confidenza. I due magistrati, come è noto, sono morti a distanza di 56 giorni in due attentati mafiosi, il 23 maggio e il 19 luglio del 1992, ma quell’immagine, messa lì, rimane un monito formidabile.
E di impressionante avvertimento sono i dati che la Dia fornisce ogni sei mesi, in base alla legge istitutiva, al ministro dell’Interno che ne riferisce al Parlamento, attraverso la “Relazione sull’attività svolta e i risultati conseguiti”. Relazione che di solito arriva alle Camere entro ottobre con i risultati del primo semestre, ed entro aprile con quelli di fine anno.

L’ultimo documento ufficiale disponibile è pertanto quello relativo ai sequestri e alle confische operate, alle attività preventive e alle investigazioni giudiziarie condotte contro le diverse strutture della criminalità organizzata dal primo gennaio al 30 giugno 2005. Per quanto riguarda il secondo semestre ci sono invece alcune anticipazioni, in attesa del documento formalmente redatto che il ministro dovrà presentare al nuovo Parlamento.

Le anticipazioni relative al secondo semestre 2005 parlano di beni sequestrati ai mafiosi per 56 milioni di euro e di confische per 9 milioni e mezzo. Cifre che vanno sommate a 2.283.139.863 euro sequestrati in base all’articolo 321 del codice di procedura penale, a 1.323.350.077 euro sequestrati in base alla legge 575 del 1965, a 698.257.812 euro di beni confiscati in base alla stessa legge. Cifre da capogiro, come si vede, frutto dell’azione repressiva portata a termine dal 1992 al giugno 2005.

I sequestri ammontano complessivamente a circa 870 milioni di euro di beni appartenenti alla mafia, con 109 milioni confiscati; due miliardi e 140 milioni circa sequestrati alla camorra, con 425 milioni confiscati; quasi 155 milioni sequestrati alla ’ndrangheta, con 31 milioni confiscati; oltre 126 milioni sequestrati alla criminalità pugliese, con quasi 52 milioni confiscati; e oltre 316 milioni sequestrati ad “altre organizzazioni criminali”, anche di “matrice straniera”, con più di 80 milioni confiscati.

Rimanendo nella sfera dell’azione repressiva, la Dia rende noti anche i dati complessivi circa le ordinanze di custodia cautelare, che negli stessi anni sono state 7.740: 1.587 inflitte a Cosa nostra; 2.097 alla camorra; 2.268 alla ’ndrangheta; 567 alla Sacra corona unita; 1.221 ad altre organizzazioni criminali.

La parte più interessante, però, riguarda l’attività preventiva, ad esempio sul controllo degli appalti pubblici, e investigativa, sia “autonoma” sia in collaborazione con altre entità come l’Ufficio italiano cambi (Uic) della Banca d’Italia, che opera nel campo delle segnalazioni sulle operazione bancarie e finanziarie antiriciclaggio.

Nel documento che sta per essere varato si parla di “rischio di infiltrazione” dei clan messinesi negli appalti pubblici che ruotano attorno al Ponte sullo Stretto, definendo “fondata” l’ipotesi che tale opera «rientri tra gli interessi delle tradizionali organizzazioni mafiose, in considerazione dei notevoli flussi economici attivati», al punto da ipotizzare l’esistenza di forme di collaborazione tra mafia siciliana e ’ndrangheta calabrese.

In particolare «la Dia ha orientato le proprie iniziative con precipuo riguardo alla neutralizzazione dei tentativi di infiltrazione mafiosa nei pubblici appalti e all’aggressione dei patrimoni illecitamente conseguiti dalle consorterie». A tal proposito «si evidenzia che la Direttiva generale sull’attività amministrativa e sulla gestione per il 2005… ha stabilito che la Dia concorra al perseguimento dell’obiettivo strategico… che annovera tra le sue direttrici: “aggressione ai patrimoni illecitamente acquisiti e lotta alle infiltrazioni mafiose nelle attività economiche, con particolare riferimento al settore degli appalti pubblici”; e “attività di monitoraggio… per la prevenzione e la repressione di tentativi di infiltrazione mafiosa negli appalti relativi alle cosiddette 21 Grandi Opere”».

E riguardo al monitoraggio delle imprese impegnate nella loro realizzazione, continua la Relazione di ottobre, «l’attività dell’Osservatorio centrale sugli appalti… si è orientata… verso l’individuazione delle società e imprese interessate alla realizzazione di siffatti insediamenti strategici… in particolare sulla individuazione dei soggetti affidatari e sub-affidatari, sui loro assetti societari e sull’evoluzione di tali assetti nel corso della realizzazione dell’Opera».

In tale contesto, precisa il documento, «sono stati eseguiti i monitoraggi di 20 società e imprese… e si è proceduto al controllo di 466 società collegate e 658 persone fisiche attraverso la consultazione di atti d’archivio e del sistema informativo di indagine del Dipartimento di pubblica sicurezza». Infine, la Dia dichiara di partecipare a un progetto informatico per avviare “procedure che assicurino la trasparenza e la tracciabilità dei flussi finanziari, sia nella raccolta dei capitali sia nel loro impiego”.