Rinaldini chiede alla Cgil regole certe per il congresso

«Mi riservo di verificare se esiste ed è stato rispettato un rapporto corretto tra voto degli iscritti, delegati e formazione degli organismi dirigenti». Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, utilizza la platea del congresso dei metalmeccanici dell’Emilia-Romagna, in corso a Cervia, per lanciare l’allarme in vista del quindicesimo congresso nazionale del più grande sindacato italiano, in programma a Rimini dall’1 al 4 marzo. «E’ bene che si sappia fin da subito, e non dopo – avverte Rinaldini – che se risultasse fortemente indebolita la rappresentanza delle tesi alternative che ho presentato, e viceversa risultassero sovrarappresentate altre tesi, si aprirebbe inevitabilmente al congresso nazionale un problema democratico di vita interna della Cgil, perché fino a prova contraria democrazia vuol dire una testa-un voto».
Principale destinatario del messaggio, per forza di cose, è il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, che vede traballare l’impostazione unitaria del congresso (per la prima volta dopo 15 anni Corso Italia celebrerà la propria assise senza documenti contrapposti) a causa dello scontro a sinistra. Tesi alternative sono state infatti presentate, oltre che da Rinaldini, anche da Gian Paolo Patta, leader di “Lavoro Società”. I congressi di base, che si sono conclusi a dicembre, hanno assegnato alle tesi del segretario della Fiom (la 8a sui modelli contrattuali e la 9b sulla democrazia) rispettivamente il 15, 3% e il 14, 5% dei consensi, mentre la tesi 9a di Patta ha ottenuto il 10%.

Tutto ciò apre un problema politico, dal momento che “Lavoro Società”, in virtù del patto sottoscritto con la maggioranza di Epifani prima dell’avvio della fase congressuale, avrebbe diritto in teoria a mantenere il proprio 20% dei rappresentanti negli organismi dirigenti.

Il “patto dei 12” è però contestato da Rinaldini: «Mi risultano strani – afferma – ragionamenti che paiono prescindere, in alcune strutture territoriali e regionali, dal voto reale espresso dagli iscritti e questo non è accettabile. Anche sui delegati mi giungono notizie preoccupanti». Il segretario della Fiom cita il caso di Torino, città in cui il congresso della Cgil non si è chiuso unitariamente riguardo l’elezione dei gruppi dirigenti. «I sostenitori delle mie tesi – racconta Rinaldini – hanno fatto la lista del 3% a fronte del fatto che, rispetto ad un consenso che avevamo ricevuto del 40%, era stata proposta una rappresentanza del 20%. Mi risulta che quello che è accaduto a Torino non è un fatto isolato».

Rinaldini riconosce la necessità della presenza, tra i criteri per la definizione delle rappresentanze, «di un elemento correttivo rispetto a quello del meccanismo democratico puro, che tenga conto degli equilibri e dei rapporti tra le diverse strutture territoriali e le categorie». Altrimenti, per assurdo, si potrebbe arrivare a direttivi regionali composti all’80% da una sola categoria. Tuttavia il principio da cui si parte nei congressi della Cgil, insiste il segretario della Fiom, è «ogni iscritto è una testa e un voto». Rinaldini dice di non pensare alla presentazione di documenti alternativi, «ma allo stato – ripete – non escludo che si apra un problema rispetto alla pratica democratica della Cgil».

Il dibattito in Cgil è seguito con attenzione anche da Rifondazione comunista. Secondo Paolo Ferrero «Rinaldini pone un problema vero e importantissimo, cioè la relazione tra i gruppi i dirigenti e le opinioni espresse dagli iscritti nei congressi. La relazione tra voti ottenuti e rappresentanza negli organismi dirigenti sappiamo bene che non è meccanica, ma certo – osserva Ferrero – non può scomparire».

In assenza di un accordo a livello nazionale, s’infiamma lo scontro nei congressi regionali. Occhi puntati, in particolare, su quello della Lombardia, che si è aperto ieri a Mantova. Basti dire che nei giorni scorsi Patta ha fatto inviare dal suo avvocato una lettera di contestazioni alla segretaria regionale Susanna Camusso e al segretario generale Guglielmo Epifani.

Sempre ieri a Taormina (Messina) è partita l’assise regionale della Cgil siciliana, e anche lì le acque sono agitate. Nei giorni scorsi il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi, ha presentato ricorso alla commissione nazionale di garanzia «per l’anomala partecipazione al voto in alcune regioni», molto più alta rispetto alla media di altre regioni, «in particolare, di quelle più sindacalizzate». Tra le situazioni “anomale”, Cremaschi indica «quella della Sicilia».

Protagonista della giornata di ieri Rita Borsellino, candidata dell’Unione alla presidenza della Regione Sicilia, che durante i lavori del congresso ha ricevuto una tessera “simbolica del sindacato unitario” dai segretari regionali della Cgil, Italo Tripi, della Cisl, Paolo Mezzio, e della Uil, Claudio Barone.

Intervenuta dalla tribuna, Rita Borsellino ha sottolineato «l’importanza del contributo dei sindacati nella costruzione del programma per il governo della Regione». Secondo la candidata dell’Unione, dalla relazione di Tripi è emersa «la Sicilia vera, quella delle famiglie che non arrivano a fine mese, perché spesso hanno un solo stipendio e precario. Non la Sicilia delle favole raccontata da Cuffaro, Miccichè e dal centrodestra».

Tripi ha anche ribadito il no della Cgil siciliana al ponte sullo stretto, opera che «non risponde a principi di sostenibilità ambientale, ma neanche di economicità e avrebbe inoltre conseguenze negative sull’occupazione nei settori tradizionali della pesca e del traghettamento».