Rifondazione supera la soglia del 7%

Rifondazione avanza. Con circa il 5,7% alla Camera e il 7,4%, al Senato, il risultato per il partito di Bertinotti, che si conferma il terzo della coalizione, è un successo netto. Anche raffrontandolo con quello delle precedenti elezioni: nel 2001, il Prc aveva ot-
tenuto il 5% in entrambe le Camere, alle europee del 2004 il 6,1%.
A festeggiare, mentre i primi exit poll disegnano una vittoria netta dell’Unione, sono i giornalisti del quotidiano del partito, Liberazione, che lavorano a un’edizione straordinaria: si chiude alle 17, va in edicola intorno alle 19. «Avanti popolo», il titolo del giornale. E il sommario sintetizza lo stato d’animo che si respira nel primo pomeriggio: «Berlusconi, dopo 5 anni di disastri sociali va a casa. Si volta pagina, si guarda avanti, si governa per unire e per cancellare le disuguaglianze, le ingiustizie e gli attacchi ai diritti. Rifondazione avanza».
Quando, solo verso le 20, scende il Segretario, Fausto Bertinotti, la situazione è ormai molto diversa, con un balletto di numeri difficilmente interpretabili: «La giornata non è stata delle più piane e prevedibili che si potessero immaginare. In ogni caso mi pare di poter dire che è confermato dalle urne che il lungo periodo berlusconiano è finito», dichiara, dicendosi convinto che sia terminata l’epoca «in cui Berlusconi ha condotto una battaglia che ha guadagnato la maggioranza del paese e poi la maggioranza per governare il paese». E definisce «una certezza», il «successo rilevante» di Rifondazione, «che si manifesta anche molto nell’articolazione del voto nella realtà territoriale del paese».
L’attesa nella sede nazionale di Rifondazione, a via del Policlinico, a Roma, era iniziata già nella tarda mattinata. Ottimismo, con cautela, l’atmosfera.
Sono passate da poco le 14 quando arriva il direttore di Liberazione, Piero Sansonetti. «Dovrebbe andare bene», dice. Poco prima delle 15 arriva Bertinotti. Ma preferisce non parlare, si limita a salutare sorridendo i giornalisti, poi sale per una Segreteria del partito.
Intanto, i giornalisti seguono i risultati nella sala stampa allestita per l’occasione. Quando il primo exit poll disegna una netta maggioranza dell’Unione sia alla Camera, che al Senato, cominciano a scendere i primi esponenti del partito. La prudenza rimane, anche se si inizia a commentare quella che sembra una vittorianettissima. «È un voto che corrisponde alle aspettative del Paese», dichiara la deputata Graziella Mascia. Ed evidenzia «la tendenza positiva anche per il Prc», I primi exit poll confermano la grande «volontà di cambiamento del popolo italiano», commenta Giovanni Russo Spena, che aggiunge: «Ora dobbiamo costruire un nuovo governo nel modo migliore, sulla base del programma che l’Unione ha già definito».
Via via che va avanti il pomeriggio arrivano alla spicciolata molti dei parlamentari del Prc. «Mi sento di dire, a questo punto, che è in atto una significativa e importante vittoria dell’Unione – dichiara il capogruppo del partito alla Camera, Franco Giordano, prima di scappare allo speciale del Tg3 – mi pare difficile che a questo punto ci si possa sbagliare. È scesa in campo l’Italia dei movimenti che ha letteralmente cambiato il corso della vita del Paese. È in campo la nuova Italia». Mentre Pietro Folena parla già del futuro: «Non ci sarà nessun aumento delle tasse per i ceti medio-bassi, garantiremo di sicuro la giustizia fiscale». Il deputato Alfonso Gianni commenta: «Anche nell’ipotesi più sfavorevole il massimo risultato per il Polo e il minimo per l’Unione, il centrosinistra vince il che è la cosa essenziale. Naturalmente, c’è prudenza quando la forbice si ristringe». Mentre il leader della minoranza più consistente del partito, Grassi si dichiara «orgoglioso» del contributo dato da Rifondazione al risultato dell’Unione.
Ma mentre la giornata va avanti, la soddisfazione per il risultato del Prc lascia sempre più il posto all’ansia per le proiezioni che disegnano un risultato al fotofinish.
In serata nello studio di Porta a Porta Bertinotti descrive lo stato d’animo di tutti: «È stata un’altalena: all’inizio vedevo confermata la mia opinione che l’Unione avrebbe vinto agevolmente, poi però è arrivata l’inquietudine per il risultato della coalizione. E con essa l’ansia». E spiega: «Pensavo che tra l’Unione e la maggioranza di governo ci fosse un maggiore distacco. Comunque emerge una spaccatura profonda del paese, che così spaccato non è stato mai». E avverte: «Anche con una maggioranza di un solo voto, non solo si avrà il dovere di governare ma anche quello di provarci. Se invece si dovesse creare una situazione di asimmetria tra Camera e Senato, con due maggioranze diverse, allora per quanto possa essere doloroso bisognerebbe andare tornare al voto, perché la salute del paese chiede una maggioranza omogenea».