Rifondazione. Lotta secondaria

Seicentomila voti con strascico. In attesa della riunione di partito, prevista per domani, all’interno di Rifondazione comunista monta la polemica sull’esito delle Primarie. Sarebbe meglio se le minoranze facessero autocritica, ha scritto ieri su «Liberazione» Franco Giordano, capogruppo del Prc alla camera, che non ravvisa «nessuna, neanche lievemente accennata, autocritica sul fallimento delle loro previsioni sulle primarie». E a quanto pare, nessuna autocritica perverrà nei prossimi giorni. Anzi. Il 14,7 percento ottenuto da Bertinotti, secondo la minoranza guidata da Claudio Grassi, non sposterà a sinistra l’asse dell’Unione. Al contrario – considerato il consenso plebiscitario attribuito a Romano Prodi – il partito avrebbe contribuito a rafforzare da un lato la «deriva leaderistica» e, dall’altro, la propensione dell’Unione verso il centro. E’ un botta e risposta su ogni punto: «Il fatto che le primarie siano state molto partecipate – replica Grassi – è un dato che nessuno mette in discussione. Ma non dice nulla circa la qualita’ dello strumento. I risultati, invece, confermano la fondatezza delle nostre riserve e dei nostri timori: il plebiscito per Prodi rafforza la deriva leaderistica e non è difficile prevedere che, forte della legittimazione personale ottenuta, cercherà di svolgere il ruolo di dominus della coalizione, di suo capo autocratico. Bertinotti, ricevendo in percentuale poco più dei voti del Prc, ha ottenuto un risultato importante, ma inferiore alle aspettative. Nei disegni di chi le ha propugnate, le primarie avrebbero dovuto spostare a sinistra l’asse dell’Unione, ma con un centro e una sinistra moderata che totalizzano circa l’82% dei voti e una sinistra di alternativa frammentata e dispersa, l’asse s’è spostato in direzione del centro moderato. Questo è il vero risultato politico. Quindi occorre mettere i contenuti programmatici al centro del confronto col centrosinistra, rilanciare il conflitto sociale e i movimenti sui contenuti dell’alternativa, costruire un programma comune con le altre forze politiche e sociali della sinistra di alternativa».

Di tenore opposto, chiaramente, l’interpretazione di Giordano, che su questo punto non ha dubbi: « «Se non ci fossimo presentati alle primarie – conclude nel suo intervento su Liberazione – saremmo stati cancellati politicamente e con noi sarebbe stato cancellato il nostro corredo programmatico che, invece, ha influenzato e pervaso positivamente lo stesso impianto programmatico di Prodi». Piuttosto, puntualizza, «mi chiedo cosa ne sarebbe, oggi, di questo partito, se avessimo dato retta a chi non voleva che partecipassimo al G8 di Genova, a chi non credeva nel referendum sull’articolo 18, a chi ci diceva di non partecipare alle primarie, anche quelle in Puglia, e magari di “interloquire con le destre sulla legge elettorale”. Roba da mettere in discussione persino l’esistenza del partito».