Rifondazione, Franco Giordano segretario

«Se diventassi presidente della camera non è una novità che dalle consultazioni nel partito Franco Giordano sarebbe il candidato naturale a guidare Rifondazione». Dopo i giorni della campagna elettorale e della partita su Montecitorio finalmente volti distesi e atmosfera rilassata dentro il Prc . Nel comitato politico nazionale qualche volto «nuovo», come i neo onorevoli Luxuria e Caruso, e sguardo rivolto solo al futuro, con gli assetti interni tutti da ridisegnare. Per la prima volta dopo tanto tempo una discussione senza divisioni rilevanti, tranne quella del «trotzkista» Marco Ferrando.
L’«abbraccio» del partito al segretario in viaggio verso lo scranno più alto di Montecitorio è unanime. Anche l’area dell’Ernesto, la prima minoranza interna, investe sul nuovo corso bertinottiano (e spera di tornare in segreteria nel futuro rimpasto): «Anche se dire che le divergenze congressuale non hanno più ragione di esistere è un po’ azzardato», concede il neosenatore Claudio Grassi. Fausto Bertinotti invece non dà tempo al tempo e, qualora si verificasse «l’evento», «se il condizionale diventerà indicativo», dice scaramanticamente, il suo successore sarà Franco Giordano, capogruppo alla camera uscente. Dopo l’en plein istituzionale le postazioni di governo per il Prc saranno ridimensionate. E il desiderio di annullare ogni parvenza di guerra sulle poltrone è tale che a Romano Prodi è stata affidata una «rosa» di nomi senza proporre incarichi. Il Professore avrà potere assoluto.
Tutto è ancora da ufficializzare da parte degli organismi interni ma per la leadership del Prc la rotta è individuata: salvo sorprese Paolo Ferrero sarà il ministro capo delegazione al governo (per lui possibile il welfare). E a palazzo Chigi arriveranno anche due donne: Graziella Mascia (papabile sottosegretario agli interni) e Patrizia Sentinelli (ministero pari opportunità o «beni comuni»). A guidare il partito nelle aule parlamentari invece Giovanni Russo Spena nell’arena del senato (se dovesse andare al governo come «quarto uomo» in lizza ci sarebbe Milziade Caprili) e Franco Giordano alla camera. Che però passerà la mano al neodeputato Gennaro Migliore dopo la sua elezione a segretario. Incarichi comunque da definire da parte dei gruppi e quindi ancora del tutto pro tempore. In parlamento poi Rifondazione ha una rosa di spicco per la commissione antimafia (Peppe Di Lello, Francesco Forgione e Antonello Falomi) ma qui se la deve vedere con il redivivo Leoluca Orlando (Idv).
Della lealtà del Prc al governo Prodi, Bertinotti comunque non ha dubbi. Tanto che interrompe un preoccupatissimo Salvatore Cannavò (neodeputato «trotzkista» di Sinistra Critica) quando indica come primo banco di prova del partito il rinnovo della missione in Afghanistan: «Rifondazione non può votare una missione di guerra contraddicendo un punto centrale della propria storia e della propria identità.». E Bertinotti dalla presidenza: «E che facciamo cadere il governo…?». Non accadrà. L’idea di appoggio esterno non è mai esistita. Se è vero che «il baricentro resta nei movimenti e nella società e la nostra autonomia sarà messa alla prova dal governo», riconosce il segretario:«Se non vince l’Unione non vince il Prc».
L’unico che non farà parte della partita è Marco Ferrando. Il «trotzkista dissidente» rimane sul Piave. Insiste sul no al governo Prodi e su una consultazione nel partito sul programma dell’Unione. E contro lo «scioglimento di un’opposizione di classe in Italia» già prepara per maggio una «costituente comunista» da affiancare a quella del partito democratico e della Sinistra europea. Non una scissione ma un «nuovo partito che guardi soprattutto alla sinistra fuori dal Prc e che non vuole morire socialdemocratica». E pensare che se fosse stato eletto, oggi, Marco Ferrando sarebbe stato l’ago della bilancia nel senato della XV legislatura.