Rifondazione, al via il congresso

Domani pomeriggio Bertinotti aprirà a Venezia Lido le assise del Prc. «Con Prodi – afferma – dal ’98 è cambiato quasi tutto», ma nella sua relazione non parlerà di governo e si rivolgerà ai movimenti. Nella Cdl è invitata solo l’Udc. Il leader dell’ «Ernesto» Grassi chiede «una gestione unitaria del partito» ma la maggioranza, stavolta, è decisa a evitare ogni ambiguità

L’Unione «osserva molto attentamente» il congresso di Rifondazione comunista che si aprirà domani al Lido di Venezia. Parola di Romano Prodi che aggiunge: «So che ci sono linee diverse nei confronti dell’Ulivo. Mi auguro che i semi piantati diano buoni frutti». Il candidato dell’Unione sarà ospite del congresso giovedì. Nella stessa giornata dovrebbe essere presente anche il presidente della camera, invitato come il presidente del senato Pera e a differenza del premier. Tra i partiti della Cdl è stata invitata solo l’Udc. Come d’abitudine nelle assise del Prc, comunque, nessuno ospite prenderà la parola dal palco sormontato dallo slogan «verso un mondo nuovo». Quella di Prodi è retorica, sia pur doverosa. Sull’esito del congresso del Prc nessuno nutre dubbi, meno che mai il professore. Gli esiti definitivi della fase precongressuale, resi noti ieri, parlano da soli. Ha votato il 52% degli iscritti al partito, in cifre 50.985. La mozione del segretario ha ottenuto il 59,17% dei voti. Traduzione in termini di delegati congressuali: 409 su 691, più che sufficienti a garantire il successo della linea che punta sull’intesa con il centrosinistra. Ieri, a Otto e mezzo Bertinotti ha confermato l’alleanza: «Dal ’98 con Prodi è cambiato quasi tutto. Il nostro grado di tolleranza per la guerra tende allo zero, ma Prodi ha detto che l’art.11 della Costituzione è la nostra bandiera».

La seconda mozione, quella dell’Ernesto, con il 26,2% di consensi, disporrà di 181 delegati. Col 6,5% l’area Erre, guidata da Gigi Malabarba e Salvatore Cannavò, avrà 45 delegati come anche quella della sinistra trotzkista di Marco Ferrando, l’unica area che fosse all’opposizione già nei precedenti congressi. La quinta mozione, proveniente da una parte del gruppo che faceva capo al leader storico trotzkista Livio Maitan, ha preso l’1,64% e conterà 11 delegati.

Ieri Claudio Grassi, leader dell’Ernesto, ha rilanciato la proposta di gestione unitaria del partito: «Bertinotti ha dalla sua la notorietà popolare, ma non può non tenere in considerazione il fatto che le correnti d’opposizione arivano al 40%». Almeno a livello di gruppo dirigente nazionale, la richiesta di Grassi non verrà accolta dalla maggioranza bertinottiana. Il segretario e il suo gruppo di collaboratori non hanno alcuna intenzione di ripetere l’esperienza degli ultimi anni, con l’area grassiana che si è puntualmente mossa come gruppo d’opposizione pur facendo parte della maggioranza. Hanno scelto un congresso a mozioni contrapposte proprio per stringere all’angolo i grassiani e non hanno alcuna intenzione di ripensarci.

Sul piano dei numeri, Bertinotti non ha nulla da temere. Anche l’eventualità di una sconfitta su singoli odg presentati congiuntamente dalle opposizioni viene considerata molto improbabile, e impossibile su punti qualificanti come, ad esempio, un documento di sostegno alla «resistenza irachena». E tuttavia la maratona che si svolgerà da domani a domenica nel palazzo del cinema del Lido non sarà una passeggiata per il segretario. La posta in gioco, dopo la svolta per la verità piuttosto drastica dell’ultimo biennio, è il recupero di quel rapporto con i movimenti sociali senza il quale il Prc non può vivere e che traversa senza dubbio una fase difficile dopo la scelta «governista» e la decisione di impugnare i vessilli non-violenti.

Già dalla relazione introduttiva di domani, Bertinotti si sforzerà di riaprire in alcuni casi, allargare in altri, i canali di comunicazione con i movimenti. Ha fatto sapere che, in due ore e passa di intervento, eviterà persino di pronunciare la parola «governo», proprio per impedire che l’asse del dibattito si articoli tutto intorno al tema dei rapporti col centrosinistra. Batterà invece sul lavoro, tema che, un po’ a sorpresa, non è stato centrale nello scontro precongressuale, anche se è quello destinato a campeggiare sempre più via via che prenderà corpo la definizione del programma comune dell’Unione e a connotare nella sostanza il futuro centrosinistra. Bertinotti batterà soprattutto sul nodo che costituirà la principale sfida per Rifondazione nella prossima fase politica: «La capacità – come sintetizza Paolo Ferrero – di riaprire un canale tra società e politica, tale da riflettersi poi positivamente sia sulla definizione del programma dell’Unione che sul rapporto con i movimenti sociali e, in caso di vittoria elettorale, sull’operato del governo».

La nuova Rifondazione che Bertinotti mira a battezzare al Lido, con sullo sfondo la coreografia curata da Massimiliano Fuksas e nell’aria il reggae di Bob Marley, si pone come obiettivo la creazione non di una serie diversificata di canali di comunicazione tra la politica dei partiti da un lato e, dall’altro, le istanze e i soggetti che di volta in volta danno vita e informano i movimenti sociali. Si tratta di un passaggio stretto, per definizione accidentato, che tuttavia il leader di Rifondazione deve necessariamente imboccare, pena lo snaturamento del partito a cui ha dato vita, modificandolo progressivamente dall’interno nell’ultimo decennio.