Ridateci la Scala mobile

E’ partita ieri la raccolta di firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di «una nuova scala mobile». E val la pena di dare visibilità a questa impresa che ha il merito di mettere fra i piedi dei «programmi» delle forze politiche, e delle convenienze dei grossi sindacati confederali, un problema cruciale che affligge da tempo lavoratori e pensionati: il declino del loro reddito. La proposta di legge è aggiornata alle condizioni attuali del lavoro: e infatti all’articolo 1 chiarisce che si tratta di adeguare automaticamente alla crescita dell’inflazione registrata dall’Istat sia le «retribuzioni» dei lavoratori «dipendenti» pubblici e privati, sia dei cococo e cocopro, e dei soci di cooperative.

A sottoscrivere la proposta, già depositata alla Corte di Cassazione, è la galassia di sindacati di base, dalla Cib-Unicobas a Cnl, Cub, Sincobas, Sult, Confederazione Cobas, e – unica nella Cgil – la Rete 28 Aprile. Aderiscono Attac, associazioni dei comsumatori e degli inquilini, Action, Asia, Unione inquilini, e tra le forze politiche Prc, Pdci, Verdi, e Socialismo 2000 (la sinistra Ds che fa riferimento a Cesare Salvi).

Merito di questa iniziativa è il segnalare una causa precisa in quel dato che molti deprecano: ossia la discesa dell’Italia al 12° posto, davanti solo a Portogallo e Grecia, per la consistenza dei salari reali – in un’epoca in cui aumentavano altrove in tutt’Europa.

Questa causa, è la perdita costante di potere d’acquisto subita da salariati e pensionati (-13,3% gli impiegati, – 9% gli operai) a partire da quell’accordo del `92 tra il governo Ciampi, la Confindustria e Cgil, Cisl, Uil, che eliminò la scala mobile e perfezionò poi l’anno dopo la sanzione degli accordi centrali sulla «politica dei redditi».

La scala mobile fu sostituita dalla «contrattazione», che doveva strappare nel confronto con gli imprenditori un risarcimento del potere d’acquisto perduto, misurandosi addirittura con un indice finto: l’«inflazione programmata» stabilita dai governi, ben lontana dall’inflazione reale.

Questo è costato lotte infinite e scioperi, per non riuscire mai a raggiungere l’obiettivo. Ora c’è da chiedersi perché Cgil, Cisl, Uil non accolgano questa proposta di legge: una spiegazione può essere la relativa generale maggior debolezza sindacale che fa preferire la legittimazione a essere titolari di una trattativa sull’inflazione nei contratti nazionali, perché non sono in grado di dedicarli al recupero di altre voci del salario.