Ricompare il fantasma dell’invasore africano

L’intervento di Alessandro Dal Lago e Fulvio Vassallo sui tragici eventi di questi giorni e in particolare sui commenti di esponenti politici e governativi mi è parso particolarmente appropriato.
Vorrei semplicemente ribadire qualche punto e portare qualche ulteriore elemento di chiarimento.
1. Il primo aspetto riguarda l’entità e la direzione del flusso degli immigrati. Quelli che arrivano dalla sponda sud del Mediterraneo sono una minoranza, con un’incidenza decrescente. Forse sarebbe il caso di finirla con la storia dell’invasione dall’Africa. Inoltre, come hanno ben detto Dal Lago e Vassallo, gli immigrati vengono non per colpa dei trafficanti, ma semmai tramite i trafficanti.
2. Il secondo aspetto riguarda gli effetti della repressione e del contrasto. Fino ad ora l’inasprimento delle misure ha determinato solo rotte più difficili e pericolose e solo peggioramento degli ambienti, sempre più malavitosi, di appartenenza degli addetti al trasporto: trasporto non traffico, che è tutt’altro storia. Farebbero bene politici e governanti a rendersene conto. L’immigrazione dalla sponda albanese con i famosi sbarchi in Puglia non sono finiti con la repressione ma, al contrario, con la regolarizzazione.
3. Puntare sulle azioni di contrasto non è una novità. Non è una trovata originale di questo governo. È esattamente quello che ha fatto il precedente governo e purtroppo, ahimè, anche quello di centro-sinistra che a sua volta lo ha preceduto. E non è neanche una trovata originale quella degli accordi con Gheddafi, che – a quel che se ne sa – ha avuto effetti tragici per gli emigranti
4. La repressione serve poco. I miliardi bruciati per trattenere e far morire un po’ di gente nei cpt o per deportarla sono almeno dieci volte di più di quelli spesi per l’assistenza e quindi per un proficuo processo di inserimento nella società italiana. Su questo è giusto cambiare rotta
5. Contare sulla repressione contro non si sa chi, contro non meglio definiti «trafficanti» aiuta poco. Spero che si ricorderanno i tempi in cui l’onorevole Casini sosteneva che bisognava sparare ai gommoni. Ora la Lega vuole sparare sui barconi. La costruzione del nemico immaginario, «il trafficante che organizza l’immigrazione clandestina», crea solo queste reazioni. La concreta e materiale storia e odissea di questi immigrati (spesso profughi e perseguitati) mostra che i processi che portano all’ingresso in Italia sono lunghi, complessi e tortuosi. Si è in mano a brave persone e a criminali, a gente che ti aiuta e a gente che ti truffa e deruba. C’è il barcone e c’è anche la Cap Anamur, che è stata nave da soccorso. La produzione cinematografica sul tema è molto più istruttiva e ben documentata delle ricerche in materia.
6. Se gli immigrati arrivano a Lampedusa o a Pantelleria non è certo perché c’è la sanatoria in Italia. Non so che percentuale di quelli che si sono regolarizzati a norma della Bossi-Fini sia arrivatadalla sponda sud con i barconi della disperazione. Ma a occhio e croce non superano il 5%, a voler essere larghi nelle stime.
7. Allora pensiamo ad altro. Pensiamo subito a chiudere o superare – se per superare si intende chiuderli e fare qualcosa di buono che non rassomigli in alcun modo come ora a una galera – i cpt. Non dimentichiamo che nei cpt ( a norma della Turco-Napolitano e della Bossi-Fini) dovrebbero stare solo coloro i quali non sono in regola con il permesso di soggiorno (irregolari e clandestini) e non i criminali (per i quali c’è la galera). Ergo, non c’è motivo che esistano.
8. Spostare l’ottica dalla presunta invasione al problema delle condizioni degli immigrati – alle loro condizioni di vita nella società italiana, alla loro realtà quotidiana, al loro contributo alla economia e alla società – è utile per non girare a vuoto. Un passo in avanti è stato fatto con la modifica del diritto al soggiorno nel periodo del rinnovo. Un altro è stato fatto decidendo di affrontare in senso positivo la questione dei lavoratori immigrati in condizioni di irregolarità. Grazie per questo a Ferrero e ad Amato.
9. Infine pensiamo al quadro effettivo della immigrazione italiana. Solo una percentuale modesta arriva con i barconi della disperazione. La maggior parte arriva dall’Europa dell’est con gli autobus a Piazzale Tiburtino a Roma e in posti equivalenti nelle grandi e medie città del Nord e del Sud. Arrivano sani e salvi perché nei loro confronti non ci sono «operazioni di contrasto». La Lega e i post-fascisti (meglio quelli senza post) hanno sempre detto che bisognava sbatterli via («fuori i clandestini!»), ma poi hanno fatto nei loro confronti la più grande sanatoria, «la madre di tutte le sanatorie». Evidentemente si sono resi conto che servivano.
10. Il resto è chiacchiera. Speriamo che il governo dell’Unione non ci caschi inseguendo i fantasmi dell’invasione. Che poi la tragedia del Sud Mondo si possa affrontare con qualche pattugliamento è una illusione pia (anzi forse un po’ empia).