Ricercatori, un terzo guadagna 800 euro

La ricerca non paga. Si guadagna poco, si lavora molto e si conduce una vita stressante. Più della metà dei ricercatori scientifici, assunti con contratti di collaborazione e quindi sostanzialmente precari, guadagna tra gli 800 e i 1.200 euro al mese. I meno fortunati sono gli ex “co. co. co.”: uno su tre guadagna meno di 800 euro netti al mese. È un rapporto promosso da Nidil-Cgil e realizzato dal Cer, a mettere a nudo le “miserie” della ricerca italiana dove i contratti che vanno per la maggiore sono quelli a progetto (ex co. co. co.), di collaborazione, borsisti e dottorandi.
Lo stipendio non soddisfa il 65 per cento degli intervistati la cui vita è tutta dedicata al lavoro: il 50 per cento, e quindi un ex co. co. co. su due, è occupato nelle sue ricerche più di 38 ore alla settimana, con punte anche di 45 ore. Analizzando le fasce di stipendi emerge che il 31 per cento degli intervistati guadagna meno di 800 euro netti al mese. Se a questi si somma anche il 26 per cento di coloro che hanno una retribuzione mensile tra gli 800 e i 1.000 euro, il risultato è che un collaboratore su due guadagna meno di 1.000 euro. E tra chi svolge le professioni più qualificate in ambito scientifico, il 52 per cento guadagna tra gli 800 e i 1.200.
Poveri e stressati dalla precarietà. Una seconda indagine condotta dall´Irpps, l´Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr, rileva che l´incertezza destabilizza i giovani “cervelli”, con effetti negativi in particolare sul rapporto di coppia, sul bilancio familiare e sulle scelte per la casa. I ricercatori infatti non sono dei giovinetti. Dai 798 intervistati, il 5,2 per cento ha più di quarant´anni, il 20,6 è tra i 35 e i 39 anni, mentre il 43,4 è tra i 30 e i 34 anni e solo il 30,7% ha 29 anni o meno. Figli? neanche a parlarne. L´82 per cento vi ha rinunciato, almeno per ora. Per arrivare a un lavoro stabile si impiegano infatti cinque anni, quando va bene. E l´idea di cambiare lavoro? La ricerca sembrerebbe essere per questi studiosi una vera e propria missione, visto che l´85,9 per cento ritiene di avere possibilità di inserimento in un´altra professione, e il 68,5% addirittura con un salario più alto.