Ricercatori, precari da 800 euro al mese

La maggioranza dei ricercatori precari nel mondo della scienza ha stipendi che variano dagli 800 ai 1200 euro al mese e si trova nella impossibilità di «programmare la propria vita o di pensare a metter su famiglia». È uno dei dati che emerge dal rapporto curato dal Nidil Cgil e dal Cer sul mondo della precarietà nei settori dell’Università e della ricerca. Dal rapporto emerge anche che un ricercatore su quattro ha più di 35 anni e il 65% si lamenta della propria condizione economica. A fronte di stipendi «minimi», i tempi lavorativi sono notevoli: il 50% dei ricercatori, rileva lo studio, lavora oltre 38 ore alla settimana, con punte anche di 45 ore. Condizioni che spingono la maggioranza a «scelte forzate» sul piano della vita privata, tanto che l’82% degli interpellati non ha figli.
Andando nel dettaglio, i cococò della ricerca si vedono messi male soprattutto sul piano delle retribuzioni: il 31% degli intervistati – infatti – dichiara di guadagnare meno di 800 euro netti al mese. Se si somma anche il 26% di coloro che hanno una retribuzione mensile tra gli 800 e i mille euro, il risultato è che un collaboratore su due guadagna meno di mille euro al mese.
Non hanno stipendi elevati neppure i lavoratori di più alto livello: tra quelli che svolgono le professioni più qualificate, infatti, il 52% guadagna tra gli 800 e i 1.200 euro al mese. Poco più del 20% ha stipendi un pò più elevati, superiori comunque ai 1.200 euro. Tra quelli che eseguono professioni esecutive, più del 65% guadagna meno di 800 euro al mese, e sono dunque i lavoratori più deboli ed esposti.
Quanto agli orari di lavoro, si deve considerare che il 50% dei cococò lavora più di 38 ore alla settimana, con punte – come si è detto – anche di 45 ore. Pure il 20% dei ricercatori che guadagna più della media (più di 1.200 euro al mese) lavora oltre 38 ore alla settimana. Ed è lo stesso orario che fa anche il 56% di chi guadagna tra 800 e mille euro al mese e quasi il 60% tra i mille e i 1.200 euro. Diverso è il caso degli orari di lavoro più bassi, che permettono a stento di arrivare a 800 euro al mese. Tra chi ha un reddito inferiore a 800 euro mensili, poco meno del 40% lavora meno di 30 ore. Tra questi, più del 50% in realtà lavora meno di 20 euro per una retribuzione netta inferiore ai 400 euro al mese.
Sempre rimanendo sugli orari, il 72% dei tirocinanti lavora più di 38 ore alla settimana. Chi svolge lavori più esecutivi ha invece un orario tra le 30 e le 38 ore a settimana. Tra questi tuttavia, ben il 26% lavora con orario part-time.
Quanto all’età, dalla ricerca Nidil Cgil-Cer emerge che un ricercatore su 4 ha più di 35 anni (26% del campione) e di questi circa la metà ha più di 40 anni. Immediate le ripercussioni sulla vita privata e la famiglia: l’82% dei ricercatori interpellati non ha figli.
«Si tratta – commenta Maria Di Serio, segretaria nazionale del Nidil Cgil – di stipendi molto inferiori alla media europea. Ma per i ricercatori scientifici – ha aggiunto la sindacalista – il problema della precarietà è ancora più grave poiché spesso, trascorso un certo numero di anni, non possono rinnovare i contratti da ricercatore e ciò spinge ad accettare altri tipi di contratti di collaborazione, con il risultato di allontanarsi dal percorso di carriera cui si sono dedicati interi anni». Una situazione che la rappresentante del Nidil definisce «allarmante», se si considera che in Italia «il 60% di chi lavora nelle università e nel settore della ricerca non ha un contratto a tempo indeterminato».