Rice-Straw, via da Baghdad a mani vuote

Due giorni passati a incontrare i principali leader iracheni, a elogiare pubblicamente la «saggezza» dell’Ayatollah Al Sistani che invita gli sciiti alla moderazione, ma soprattutto a cercare di convincere i partiti a formare subito un governo, per evitare che il paese sprofondi nella guerra civile. Ma quando ieri pomeriggio Jack Straw e Condoleezza Rice hanno lasciato Baghdad, dove erano arrivati a sorpresa domenica mattina, l’ennesima bomba ha colpito una moschea sciita, uccidendo 11 persone e ferendone una quarantina. La moschea di al-Shroofi, a nord-est della capitale, è stata attaccata da un camion che trasportava datteri guidato da un attentatore suicida che ha diretto il veicolo contro la folla di fedeli appena usciti dalla preghiera della sera. La polizia irachena riferisce anche di un’intera famiglia sterminata nel quartiere di Dora. Uomini armati sarebbero entrati in un appartamento e dopo aver allineato tre fratelli e un loro zio contro il muro e li avrebbero uccisi.
«In una democrazia non può esserci spazio per vari gruppi armati, lo stato deve aver il monopolio dell’uso della forza – ha detto il segretario di stato Usa Rice -. Una delle prime cose da fare è smantellare le milizie». E se il premier Jaafari continua a rimanere incollato alla sua poltrona, nonostante la richiesta di dimissioni da parte degli stessi partiti sciiti, non resta che dichiarare – come ha fatto la Rice – che «non è nostra responsabilità stabilire chi sarà il primo ministro, quello lo decideranno gli iracheni, ma abbiamo bisogno di un governo forte, che unisca, guidato da qualcuno che porti stabilità e sappia far fronte alle sfide che hanno di fronte gli iracheni».
Ma oltre che a mani vuote, senza alcuna certezza sui tempi per la formazione dell’esecutivo non ancora nato (quasi quattro mesi dopo le elezioni parlamentari) i capi delle due diplomazie che più delle altre hanno dato impulso all’avventura irachena si sono trovati anche nel bel mezzo di un fine settimana disastroso per le truppe d’occupazione. Marzo, con i suoi trenta militari caduti, era stato il mese meno letale per gli americani, che però nell’ultimo week end hanno perso 14 uomini. Cinque marines sono morti e tre tuttora dispersi dopo che il camion su cui viaggiavano è precipitato in un torrente. Due piloti sono rimasti uccisi nell’abbattimento, sabato, del loro elicottero. Quattro militari uccisi in combattimento nella provincia di al Anbar. Si è arrivati così a 2.342 militari Usa morti dall’inizio della guerra.
In una situazione del genere, poco importa se Zarqawi guidi ancora o meno la coalizione di gruppi islamisti che a lui fa o faceva capo. Huthaifa Azzam – figlio di Abdullah Azzam, l’islamista palestinese che ebbe un ruolo importante nella formazione di Osama bin Laden – ha fatto sapere alle agenzie di stampa internazionali che il gruppo sarebbe ora guidato da un iracheno. Oltre che alla preferenza per un connazionale (Zarqawi è giordano) ad ispirare il cambiamento al vertice del gruppo jihadista ci sarebbe il rifiuto delle tattiche adottate su larga scala da Zarqawi, autobomba e camion imbottiti d’esplosivo che hanno fatto stragi tra i civili iracheni.