Ricchi e poveri in fuga storie di un´America divisa

C´è chi cerca case di lusso e chi non sa dove andare
L´odissea di due famiglie-tipo, una bianca borghese e una nera poverissima, dopo la devastazione
la casa nuova Da qui si vede il campanile della chiesa, c´è la veranda. Ho un nuovo codice postale, non sono mai stata così felice
il futuro Non sappiamo dove stiamo andando, non sappiamo come sopravviveremo quando arriveremo

KENNER (LOUISIANA) – E´ giorno di trasloco per le famiglie di Gaynell Porretto e Tracy Jackson, la prima pagina nel nuovo capitolo della vicenda scatenata dall´uragano Katrina. Il camper a quattro porte della signora Porretto, zeppo di album fotografici, qualche cambio d´abito e contenitori termici per bevande, si avvicina ad una casa gialla con una grande veranda, che lei ha appena affittato per 600 dollari al mese nel villaggio di Arnaudville, in Louisiana. Si trova 125 miglia a sud dalla sua casa di New Orleans, devastata dall´uragano, ed è grande la metà, anche se conterrà il doppio delle persone. Ma dal giardino si vede il campanile, e suo figlio si è già iscritto nella squadra di football del liceo. «Ho un nuovo codice postale!», dice esultante, «Non sono mai stata così felice».
Fuori dall´aeroporto di New Orleans, i quattro figli della signora Jackson, di uno, tre, cinque e sette anni, sono deboli e affamati. Sono distesi su un carrello da facchino, mentre lei aspetta in fila, con il più piccolo adagiato su un contenitore di plastica blu che racchiude quanto la famiglia ha potuto racimolare da estranei. È tutto ciò possiedono: i loro 2.000 dollari di risparmi sono spariti, divorati dall´incendio che ha avvolto il loro appartamento nel centro di New Orleans. Le fiamme hanno bruciato anche i certificati di nascita. Non sanno neanche dove li porterà l´aereo su cui stanno per salire. «Spero solo che sia un posto migliore di questo», mormora.
Due famiglie lasciate senza casa dallo stesso disastro, con un futuro incerto davanti a sé. Entrambe in cammino, ma in circostanze divergenti. Squarciando gli argini, e inondando New Orleans, l´uragano ha segnato una voragine tra i rifugiati, evidenziando il divario tra i ricchi e i poveri d´America. La famiglia Porretto possiede automobili con cui domenica ha lasciato la città, prima dell´uragano. La signora Jackson, che non sa guidare, è scappata a piedi solo martedì, dopo che l´acqua aveva iniziato ad allagare il suo appartamento, incamminandosi verso il Superdome.
La signora Porretto, 51 anni, ha una carta American Express che ha coperto i 564.26 dollari di conto all´Hilton di Lafayette, Louisiana, dove aveva prenotato le stanze con anticipo sull´uragano. La signora Jackson, 24 anni, non ha un conto in banca, e suo marito, Jerel Brown, ha speso gli ultimi 25 dollari per comprare pesce e gamberi da un uomo che improvvisava una grigliata in mezzo alla strada.
La famiglia Porretto possiede telefoni cellulari e ha amicizie tra le autorità, che hanno aiutato a trovare una delle ultime case disponibili. Al signor Brown, in lacrime, non resta che chiedere ad un giornalista di cercare suo fratello, disperso. La signora Porretto, impiegata al tribunale, e suo marito Joel, poliziotto in pensione, non sono certo ricchi. Ma nell´affrontare la vita da esuli sembrano aristocratici in confronto al signor Brown, alla signora Jackson e ai loro bambini, che si incamminano verso una destinazione sconosciuta, portando con sé poco più che i vestiti che hanno indosso da una settimana. «Non sappiamo dove stiamo andando, non sappiamo come sopravviveremo quando arriveremo», ha detto il signor Brown, in fila da tre ore nel caldo dell´aeroporto.
Dei 445.000 residenti di New Orleans, uno su quattro vive in povertà. Ma all´indomani dell´uragano, i più poveri sono diventati disperatamente indigenti, mentre i benestanti vanno avanti con ciò che gli resta. Nell´ultima settimana, i Porretto si sono ritrovati con i cugini all´Hilton, dove hanno bevuto vino rosso fino a tardi, in allegria, nella lobby. I ragazzi, dopo aver legato un dollaro ad un filo, si divertivano a vedere le persone chinarsi per cercare di raccoglierlo. Gli adulti sono rimasti alzati sino alle due, osservando i cani rimasti senza casa.
«Lunedì abbiamo capito di essere senzatetto», dice la signora Porretto. «Ogni tanto crolliamo. Non abbiamo nulla di bello a cui poterci aggrappare». Poi, hanno trovato la casa di Arnaudville. Sabato le due sorelle hanno sistemato il necessario per sopravvivere: chili di prosciutto cotto per i panini, un fornetto elettrico, una quantità di merendine e salse. Persino un barattolo di olive, che fanno bene all´artrite della signora Porretto.
Il padrone di casa ha spiegato il tragitto per il ristorante e il cinema. Le donne, indecise se fare l´allaccio per il telefono, hanno deciso che la tv via cavo era irrinunciabile, e sono andate a far compere. «Dobbiamo fare una lista», dice la signora Skeins. «Ci servono straccio e scopa per la cucina». Il giorno del trasloco, la signora Porretto indossava una maglietta pulita e del rossetto. A due ore di auto, la signora Jackson, senza reggiseno e con una maglia sporca, nascondeva sotto una bandana blu i capelli da lavare.
Come i Porretto, la signora Jackson e il signor Brown, con bambini, un nipote ed un´amica, hanno lasciato New Orleans la scorsa domenica per andare da amici. Ma sono tornati martedì, e mentre l´acqua raggiungeva i fianchi, sono scappati senza portar via nulla. Dopo due notti trascorse nel Superdome infestato da escrementi a proteggere il più piccolo dalla vista dei cadaveri, sono andati al centro congressi, dove il timore di stupri, o peggio, li ha costretti a dormire a turno sul pavimento per fare la guardia ai figli. «La scorsa notte ho sentito un bimbo che urlava: Basta, non mi toccate!», ricorda la signora Jackson. Il loro contenitore blu contiene tre rotoli di carta igienica, una scatola di biscotti, sandaletti di plastica da bimbo, due mele e un gallone di latte. Il signor Brown è rimasto a piedi nudi fino a quando un amico gli ha dato un paio di scarpe da ginnastica, troppo piccole; non ha calze. Un´anziana ha regalato alla signora Jackson una borsa trapunta dove tenere i pannolini.
Adesso, la signora Jackson si domanda se sarà capace di iscrivere i bambini a scuola senza i documenti di identità. Il signor Brown, che tirava avanti lavando camion e facendo consegne per un negozio, ha detto che «cercherà un lavoro, se ci riesce». In fila, nel caldo soffocante, il signor Brown ogni tanto sbotta, urla a chi spinge. Quando un´anziana sviene sul marciapiede, si fa largo tra la folla per bagnarle la testa. «Dove sono gli aiuti?», urla. «Abbiamo bisogno di aiuto!». Pochi minuti dopo, è arrivato il reverendo Jesse Jackson con tre autobus. I Jackson-Brown sono balzati fuori dalla fila, riuscendo ad occupare l´ultima fila a bordo di uno dei torpedoni, lasciandosi dietro il carrello da facchino.
(copyright New York Times – la Repubblica – traduzione di Marzia Porta)