Riapre il valico di Karni, a Gaza torna il cibo

Grazie alla riapertura ieri mattina del valico di Karni, principale terminal di passaggio delle merci a Gaza, i palestinesi della Striscia torneranno, almeno fino alla prossima chiusura, a bere latte fresco. Ormai si era arrivati alle scorte di quello condensato ed in polvere. Nella mattinata di ieri camion carichi soprattutto di beni alimentari e medicinali, hanno attraversato il confine.
Il traffico di merci in uscita è ancora bloccato, sarà ripristinato, forse, domenica. Il Karni Crossing, che dall’inizio di quest’anno è stato aperto appena 12 giorni, era bloccato dal 21 febbraio, in seguito ad un’informativa dell’intelligence israeliana su un possibile attentato. Una chiusura che determinato nei giorni scorsi penuria di medicinali, riso, farina, zucchero, latte, ma anche di ferro e cemento. I prezzi di alcuni generi alimentari sono notevolmente aumentati.

Mercoledì il viceministro dell’economia dell’Autorità Palestinese, Nasser Saraj, aveva lanciato l’allarme sull’insostenibilità dello strangolamento dell’economia a Gaza, a cui la restrizione all’ingresso di merci, infligge il colpo di grazia.

«Tra pochi giorni finirà la farina e vi sarà una conflagrazione». Tempo ancora una settimana, secondo Saraj, e gli abitanti di Gaza si sarebbero «arrampicati sulle gabbie del check-point di Erez per procurarsi il cibo». Sottolineando la gravità del danno economico causato dalla chiusura, il viceministro ha infine aggiunto «gli israeliani sanno benissimo che la Striscia può sopravvivere con le scorte esistenti per un periodo di tre settimane, massimo un mese».

Due giorni fa dunque, dopo una consultazione telefonica con i vertici militari, il ministro della difesa israeliano Shaul Mofaz, in visita in Germania, ha decretato, per ragioni umanitarie, la riapertura del Karni Crossing. Secondo fonti militari citate dal quotidiano israeliano Ha’aretz l’allarme attentato alla base della restrizione al passaggio di merci non è ancora rientrato.

Vale la pena evidenziare su questo punto le posizioni del capo del Comando del Sud dell’Idf (Israeli defence force, l’esercito israeliano) Yoav Galant e da Aviv Kochavi, comandante della divisione di Gaza Division, riportate dallo steso quotidiano. I due esponenti della Difesa israeliana avrebbero raccomandato la riapertura del valico, in quanto non sussisterebbero relazioni sufficientemente evidenti tra chiusura del terminale e sicurezza di Israele.

Il Karni Crossing resterà comunque aperto solo cinque ore al giorno. In condizioni normali, appena 43 camion al giorno riescono a transitarvi, sui 150 che, secondo le stime della Banca Mondiale, sarebbero necessari per far funzionare l’economia della Striscia. Se, come nel caso del blocco del transito dei camion, la limitazione dell’orario dei convogli è legata a questioni di sicurezza, non si capisce come la stessa possa essere garantita a seconda della posizione delle lancette dell’orologio.

Più che gli ammonimenti del viceministro dell’Economia dell’Autorità Palestinese, a convincere Mofaz ad accordare via libera a cibo, medicine ed altri beni a Gaza, potrebbe essere stato un rapporto della Banca Mondiale, diffuso proprio mercoledì, in cui si denunciano gli effetti delle «chiusure» sull’economia di Gaza, illustrate dal rapporto come inutili e dannose. Secondo un passaggio del documento, inoltre Karni «agisce come una barriere non tariffaria al commercio a causa di procedure e controlli che rendono difficile per gli importatori e gli esportatori palestinesi lavorare senza doversi servire di intermediari israeliani».