Report Torino – 19 Marzo

C’è da chiedersi davvero cosa stia accadendo se a Torino, in un giorno come giovedì 19 marzo ( un giorno di lavoro, che precede un altro giorno lavorativo, con un’orario che fa concludere i lavori a mezzanotte) ad un convegno organizzato da l’ernesto vengano circa 350 persone.

C’è da chiedersi se abbia ragione Fosco Giannini, che ha affermato, nel suo intervento, “che un moto carsico attraversa la base militante del PRC e del PdCI : il moto dell’unità dei comunisti”.

Tanti erano, infatti i presenti all’iniziativa organizzata da l’ernesto nella città sabauda, presso il grande salone convegni dell’ Hotel Royal.

“ Crisi del capitale, attacco al lavoro, pericoli di regime. Per l’unità dei comunisti e della sinistra d’alternativa”, questo il titolo del dibattito a cui hanno partecipato Maurizio Calliano (segretario Federazione PdCI Torino); Renato Patrito (segretario Federazione PRC Torino); Gianni Fresu (docente università di Cagliari, CPN del PRC – area “Essere Comunisti”); Oliviero Diliberto (segretario nazionale PdCI) e Fosco Giannini ( direzione nazionale PRC e direttore de l’ernesto).

Calliano, in apertura, ha posto con forza il problema dell’attacco durissimo alle condizioni di vita dei lavoratori; ha descritto la vita drammatica dei giovani – e anche meno giovani – precari torinesi ( “ occorre lanciare una campagna di massa contro la Legge 30, occorre lanciare una raccolta di firme su scala nazionale contro quella legge padronale e antioperaia”); ha messo a fuoco con lucidità la questione molto seria del venir meno della coscienza di classe da parte del “sempre più vasto proletariato” e come ciò permetta al potere di orientare parti importanti della stessa “classe” su posizioni reazionarie; ha raccontato con efficacia l’inquietante riorganizzazione – nei quartieri, nelle scuole, nei luoghi di lavoro – delle squadracce fasciste, “alle quali va data una risposta che non le faccia passare”. Per poi concludere: “ il grande capitale non ha più opposizione; la destra passa ovunque; la sinistra moderata è in ginocchio. L’unità dei comunisti, di fronte a questo quadro, è sempre più urgente ed ogni giorno che perdiamo è un pezzo di potere in più che regaliamo ai padroni”.

Parola a Renato Patrito (mentre il grande salone si va riempiendo e la gente affolla in piedi i corridoi laterali ed ogni spazio disponibile). Anche Patrito (“area Ferrero” PRC) ricorda la drammaticità sociale torinese; le difficoltà enormi degli operai Fiat; ricorda le leggi razziali, gli immigrati trattati come bestie in questo Paese di emigranti; parla di ciò che è accaduto alla Sapienza, a Roma, dove la polizia ha caricato violentemente gli studenti; ribadendo poi la necessità di unire le forze comuniste e della sinistra anticapitalista non solo come risposta alle destre ma come un progetto di lungo termine, un progetto che per partire deve dotarsi di una spina dorsale politica e teorica all’altezza dei tempi. Applausi, molti, per Patrito.

Gianni Fresu svolge un intervento politicamente e culturalmente raffinato; decodifica in termini marxisti la crisi economica in corso; sostiene con chiarezza la necessità sociale della nazionalizzazione delle banche; afferma che “ tante volte – rispetto alle involuzioni bertinottiane – ci è presa la voglia di andarcene dal PRC; ma abbiamo fatto bene a resistere e rimanere; respingere l’offensiva liquidazionista di Vendola e, ora, batterci sia per la lista unitaria alle europee che per il processo di unità dei comunisti”. Grandi applausi anche per Fresu, il compagno professore che viene dalla Sardegna.

L’intervento di Diliberto è salutato sin dall’inizio da grandi applausi.

Il segretario nazionale del PdCI affronta subito la natura della crisi del capitale ( “una crisi che ci chiede di riappropriarci delle categorie marxiste sullo sviluppo dei processi produttivi del capitale e dell’analsi leninista sull’imperialismo”). “ L’impossibilità del capitale a proseguire la propria spoliazione predatoria su scala planetaria ( impossibilità proveniente dall’aver prosciugato i mercati interni alle cittadelle capitalistiche, sulla base di una crisi di sovrapproduzione e di sottoconsumo) ha spinto le stesse forze capitalistiche a deviare sul versante della speculazione finanziaria. Avventura corsara anch’essa fallita per lo stesso motivo per cui non riesce a proseguire il progetto di spoliazione mondiale : con la costituzione di una miseria di massa lo stesso capitale entra in crisi, nella sua crisi.

Oggi, anche margini minimi di redistribuzione del reddito vanno riconquistati con la lotta: un conflitto di classe e per gli interessi di classe che ha bisogno, tra l’altro, anche di un nuovo e più forte partito comunista. Da tempo poniamo la questione dell’unità dei comunisti e dell’unificazione di Prc e PdCI e anche oggi lo ribadiamo.

I lavori per la lista unitaria vanno avanti, sembra bene. E presto debbono finire, poiché dobbiamo andare in piazza a lottare insieme e avviare una grande campagna politica di massa per le elezioni europee ”.

Credo anche che il simbolo unitario – comunista e anticapitalista – possa essere utilizzato, dove serve, per le elezioni amministrative. Diversamente, e in linea generale, il nostro popolo, i lavoratori e il nostro elettorato non ci capirebbero, e porteremmo confusione.

Conclude Fosco Giannini. Anche per lui, tanti applausi. Regime di destra in costruzione, esigenza della lotta, necessità della costruzione dell’opposizione, fragilità delle forze comuniste e di classe, necessità sociale della costruzione del partito comunista e dell’unità dei comunisti : questi i temi sviluppati da Giannini. Che pone così anche il tema della lista per le europee: “Come ha affermato in Direzione il compagno Ferrero : “ Non dobbiamo avere timidezze nel presentarla come la lista dei comunisti, del Prc, del PdCI e delle altre forze comuniste, anticapitaliste e di movimento”. “ Concordo – prosegue Giannini – e credo innanzitutto che la lista debba partire il più presto possibile, siamo già in ritardo. La Sinistra delle libertà di Vendola ( un’imitazione del logo del vincitore…) è già partita. Evitiamo gli errori dell’Arcobaleno, una sigla che mai giunse ad un benché minimo rapporto di massa. Occorre al più presto stringere sul simbolo ( non c’è dubbio : una falce e martello che,“partendo dal simbolo Prc”, divenga quello – comunista- di tutta la lista). Occorrerà lanciare la lista attraverso una grande manifestazione a Roma alla quale seguano manifestazioni nelle metropoli e in tutte le città e i paesi dove c’è una presenza, facendo sì che i nuclei organizzati si facciano carico anche delle località dove siamo deboli o assenti.

Occorrerà che la lista, nel pieno raccordo di tutti i suoi soggetti, si colleghi ad ogni lotta sociale, sia presente davanti alle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nelle periferie metropolitane, davanti a Camera e Senato, a contestare le leggi razziali, le ronde, l’attacco al diritto di sciopero, lo svuotamento del testamento biologico, l’attacco alle pensioni delle donne, le spese militari, la presenza dell’Italia nei fronti di guerra. Occorrerà che la lista viva a Vicenza, a Sigonella, contro il G8, a fianco delle lotte della Cgil e dei sindacati di base; che si radichi socialmente e che attorno ad essa si costituisca una passione popolare. Il tempo non è molto, un po’ lo abbiamo bruciato. Non possiamo sprecarne altro, rischiando la fine dell’Arcobaleno e il distacco dalla nostra gente. C’è da recuperare, nella lotta, la fiducia di chi ancora va a votare e di quella vasta diaspora comunista, antagonista e di sinistra che, in tanta parte, non vota più da tempo ”.