Report e conclusioni del forum su organizzazione e partito dei comunisti nell’Italia del XXI° Secolo

Si è svolto sabato 27 febbraio a Roma il forum nazionale promosso dalla Rete dei Comunisti su organizzazione e partito come questione impellente per i comunisti nell’Italia del XXI° Secolo. Il primo dato che ha colpito è stata la partecipazione, decisamente superiore alle aspettative.

Il dibattito è stato aperto dalla relazione introduttiva del compagno Mauro Casadio che ha sintetizzato le questioni contenute nel documento di convocazione distribuito sia in rete sia stampato (a disposizione per chi le volesse ricevere).

Prima di aprire il dibattito con i compagni delle varie organizzazioni e collettivi, è intervenuto brevemente l’ambasciatore di Cuba in Italia Rodney Lopez Clemente, portando il saluto del Partito Comunista Cubano all’incontro, sottolineando le ottime e storiche relazioni con la Rete dei Comunisti e cogliendo l’occasione per denunciare l’ennesima campagna di demonizzazione di Cuba che stavolta ha preso a pretesto la morte di un detenuto.

Al dibattito sono intervenuti il compagno Fausto Sorini (redazione de L’Ernesto), Annalisa Maule (collettivo Antiper), Marco Rizzo (Comunisti-Sinistra Popolare); Fabio Nobile (ufficio politico del PdCI), Nando Simeone (Sinistra Critica), Aldo Romaro (collettivo de Il Pane e il Rose), Gualtiero Alunni (Comunisti Uniti).

Alla ripresa dei lavori dopo la pausa è stato letta la lettera inviata appositamente per questo incontro da due compagni del Partito Socialista Olandese (Matt Delahay e Jakob Wedemijer) che hanno ricostruito – anche criticamente – il percorso che ha visto questo partito di origine maoista arrivare fino al 17% dei voti e diventare il terzo partito politico in Olanda. E’ poi intervenuto il compagno Sven Tarp del Partito Comunista Danese che ha portato un interessantissimo contributo su partito di massa e partito di quadri confermando che tale questione – indicata nel documento di convocazione del forum – è in discussione anche in altri partiti comunisti europei (dal Belgio alla Francia). Con l’intervento del compagno Salvatore Ferraro di Unità Comunista si sono conclusi gli interventi programmati ed è stato dato spazio ad alcuni compagni che avevano richiesto di poter intervenire (Ursella, De Marchis, Mazzone). All’incontro non ha partecipato il segretario del PRC Paolo Ferrero – che era previsto e confermato tra i relatori – per sopraggiunti impegni non rinviabili.

Le conclusioni sono state tirate dal compagno Sergio Cararo che ha replicato ad alcune osservazioni presentate nel dibattito e indicato come questo primo forum su partito e organizzazione dei comunisti prelude ad un processo di confronto che la Rete dei Comunisti intende aprire già dalle prossime settimane con tutte le compagne e i compagni, già organizzati in strutture o meno, che ravvedono come il corto circuito tra crisi capitalista e crisi politica della sinistra storicamente conosciuta nel nostro paese, portino questo confronto su un piano di priorità non più rinviabile.

La discussione del forum di sabato è stata decisamente positiva. Anche se non tutti gli interventi sono entrati nel merito dei problemi posti dal documento di convocazione e sono state segnalate alcune divergenze sulle scelte contingenti (dal confronto aperto dalla RdC con la Federazione della Sinistra all’atteggiamento sulle prossima scadenza elettorale), l’atteggiamento è stato largamente disponibile ad individuare uno spazio comune per il confronto tra le varie realtà emerse dalla polverizzazione e dalla crisi del movimento comunista nel nostro paese (e dall’esaurimento dell’esperienza storica del PCI prima e del PRC poi). Indubbiamente c’è da lavorare molto per individuare i nodi irrisolti sul piano teorico e storico ed anche per sperimentare forme innovative di organizzazione e protagonismo dei comunisti dentro il conflitto sociale in atto dentro la crisi sistemica del capitalismo, un fattore questo che in Italia si configura nella dimensione di un capitalismo arretrato (una “borghesia senza capitalismo” è scritto sull’ultimo numero di Contropiano) che è profondamente innervato con la struttura sociale del paese.

La Rete dei Comunisti continua ad essere convinta sull’importanza della costruzione di un intellettuale collettivo che rimetta mano ai nodi strategici e lavori ed affianchi reciprocamente i militanti già impegnati sul piano sociale, sindacale, internazionalista, culturale.

A breve saranno disponibili, oltre al documento, alla relazione introduttiva e alla relazione conclusiva, anche i vari contributi che sono stati portati alla discussione del 27 febbraio.

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Le conclusioni di Sergio Cararo al forum su organizzazione e partito

Innanzitutto vorremmo segnalare alle compagne e ai compagni che dopo tanto tempo in questo dibattito si è parlato di organizzazione e di partito dei comunisti e non si è parlato di elezioni. E’ una discontinuità interessante rispetto ad abitudini ormai consolidate.

In secondo luogo vorremmo sottolineare come il merito di aver aperto questa discussione su organizzazione e partito dei comunisti nell’Italia del XXI° Secolo, non sia tanto merito della Rete dei Comunisti quanto un effetto della situazione, una situazione caratterizzata da due fattori strettamente intrecciati tra loro come la crisi capitalistica e la crisi dei partiti della sinistra storicamente esistiti nel nostro paese.

Il nesso tra questi due fattori ha obiettivamente (oltre che soggettivamente ) spinto in avanti le esigenze di confronto tra tante compagne e compagni organizzati o meno.

La terza questione è che era immaginabile che oggi il dibattito sarebbe stato quantomeno articolato, un dibattito che riflette la polverizzazione delle esperienze dei comunisti in Italia alla luce dell’esaurimento delle esperienze storiche del PCI prima e di Rifondazione Comunista poi.

Per paradosso, proprio in questa realtà troviamo conferma della nostra tesi secondo cui il piano sociale resta ancora più avanzato di quello politico. Infatti mentre i comunisti aumentano la loro polverizzazione in varie strutture, i sindacati di base procedono verso l’unificazione e la ricomposizione delle loro esperienze. Questo è un processo che a nostro avviso va aiutato, affiancato e per certi versi emulato anche sul piano politico.

Il documento che abbiamo elaborato e proposto come base di discussione su organizzazione e partito dei comunisti, è un passaggio tesi a riporre in avanti le questioni con cui dobbiamo fare i conti.

Il 31 ottobre scorso abbiamo posto con un incontro pubblico simile a questo forum, la questione della rappresentanza politica e del suo rapporto con il blocco sociale antagonista. Lo abbiamo fatto non per aderire alla Federazione della Sinistra – come erroneamente ritengono i compagni di Antiper nel loro contributo – ma perché abbiamo voluto riaffermare anche nel confronto con i partiti che hanno dato vita alla FdS, che è finito il tempo in cui potevano limitarsi a dire che nelle nostre esperienze ci sono buone analisi o bravi organizzatori sociali e sindacali ma “la politica è un’altra cosa”, che la politica è fatta di alleanze, scadenze elettorali etc. Questo schema su cui si è retta la funzione della sinistra e dei partiti comunisti in Italia fino ad oggi – e che però li ha portati alle difficoltà di oggi – non regge più. Sarebbe sbagliato pensare che PRC e PdCI non sono cambiati e che non è possibile discutere con loro, sono cambiati eccome, anzi è stata propria la realtà a cambiarli ed a porli in una condizione inimmaginabile fino a soli due anni fa. Questo dato è ormai evidente e lo è anche a migliaia di compagni che a questi partiti hanno fatto o fanno ancora riferimento e con questi compagni occorre discutere e confrontarsi.

Il compagno Sorini de L’Ernesto, questa mattina sollevava un problema reale, quello dell’autofinanziamento senza il quale diventa difficile fare politica. Su questo vorremmo sottolineare due cose, la prima è un paradosso. In questi anni le forze filo-USA o filosioniste come i radicali ci hanno accusato di essere finanziati da Cuba o dai paesi arabi a causa della nostra attività di solidarietà con la rivoluzione cubana o con la resistenza palestinese, libanese etc. Il paradosso è che in questi anni gli abbiamo risposto sistematicamente che siamo stati noi in qualche modo e con la solidarietà popolare e militante a finanziare Cuba o i palestinesi affinché resistessero alle pressioni e all’aggressività dell’imperialismo e non il contrario.

La seconda questione è che se il problema dell’autofinanziamento diventa quello principale, quello che guida le scelte sul piano politico, si ritorna a quel pragmatismo senza identità, in cui il mezzo sopravanza il fine. E’ lo stesso rischio che si corre pensando che la costruzione del partito dei comunisti sia oggi il fine principale da raggiungere e non più lo strumento utile per raggiungere l’obiettivo della trasformazione politica e sociale del sistema.

Infine l’ultima questione che vorremmo segnalare in queste conclusioni è la lotta politica e culturale che dobbiamo cominciare a condurre tra i compagni contro lo scetticismo. Lo scetticismo è una corrente filosofica antica, ma nei tempi più recenti è diventato un atteggiamento che la stessa borghesia alimenta tra le nostre file indicandolo come un indicatore di maturità. Il compagno Aldo Romaro (Il Pane e le Rose) diceva giustamente che se alla trasformazione sociale del sistema non ci credono più nemmeno i comunisti, come fanno ad essere credibili tra i lavoratori, i settori popolari, i giovani, gli scienziati o gli intellettuali e a coinvolgerli nella lotta per il cambiamento politico e sociale?

Non solo. Molto spesso davanti a nuove ipotesi politiche, a proposte che cercano di invertire la tendenza alla sconfitta o alla liquidazione, viene alimentato uno scetticismo di principio contro “i partitini”, i “sindacatini”. Ma poi stiamo verificando come i grandi partiti o i grandi sindacati o non esistono più o sono diventati delle gabbie che depotenziano e imbrigliano i settori più combattivi di lavoratori e di delegati. Se dentro questa crisi è possibile solo ripartire da piccole strutture di quadri ma con forti legami di massa, chi non vuole abbandonare la partita e arrendersi deve poter partire da quello che c’è e dalle potenzialità e progettualità che indicano per il futuro.

Sbaglia chi pensa che l’idea del partito di quadri sia una giustificazione per una concezione minoritaria della funzione dei comunisti. Al contrario, abbiamo cercato di spiegare più chiaramente possibile che il nesso tra un partito di quadri e la sua funzione di massa è inscindibile.

Qui si sta aprendo una fase storica. C’è la crisi di sistema del capitalismo, cresce la competizione globale e crescono i pericoli di guerra. Dentro questo scenario la questione di come si organizzano e di quale funzione debbano e possono svolgere i comunisti non è più un problema accademico ma un terreno di progetto sul quale intendiamo confrontarci a fondo, nel merito e senza sconti con tutti i compagni nei prossimi mesi.

Contropiano

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