Redditi, chi ha perso la lotteria

Italia divisa in due. E non – come da tradizione – tra nord e sud, ma tra redditi fissi e redditi derivanti da impresa, lavoro autonomo, professione. Da un lato operai, impiegati e pensionati; dall’altro, dirigenti, imprenditori, autonomi. L’Icu (Istituto Consumatori e Utenti) ha provato a rielaborare i dati della Banca d’Italia su redditi e ricchezza tenendo conto di questi due grandi aggregati. Sui redditi, i primi hanno nettamente perso e i secondo nettamente guadagnato. Sulla ricchezza, grazie alla generale rivalutazione degli immobili, hanno guadagnato entrambi, ma il secondo gruppo in misura ben più considerevole.
I dati sui redditi e sulla redistribuzione avvenuta a scapito dei dipendenti erano già stati evidenziati poche settimane fa dalla pubblicazione dell’Indagine sui Bilanci delle famiglie della Banca d’Italia. L’indagine dell’Icu, elaborata da Aldo Carra, compie un passo ulteriore, depurando dai dati la voce dei «fitti figurativi» e tenendo conto degli effetti dell’inflazione. Così rivisitate, le variazioni dei redditi sono calcolate dal 2000 al 2004. Ne viene fuori un grafico diviso in due parti: a testa in giù stanno i redditi delle famiglie di operai, che hanno perso il 3,5%, degli impiegati (meno 4,9%), dei pensionati (meno 2,5%). All’insù vanno invece i redditi dell’altro gruppo: i dirigenti (più 7,4%), gli imprenditori e liberi professionisti (più 20,8%, gli altri autonomi (più 12,1%). Insomma, a cavallo tra la lira e l’euro le categorie che hanno potuto fare i prezzi si sono difese meglio. Entrambi i gruppi invece hanno visto accrescere la propria ricchezza, grazie all’effetto-casa che accomuna operai e dirigenti, pensionati e imprenditori. Ma anche in questo caso vanno segnalate delle differenze. La ricchezza media delle famiglie di operai è cresciuta del 4,4%, quella degli impiegati del 6,7%, quella dei pensionati dell’11,4%. Nel secondo gruppo, invece, i dirigenti se la sono passata peggio dei pensionati (con un aumento di ricchezza del 9,7%), per gli imprenditori e liberi professionisti c’è un bel più 15,7%, mentre gli altri autonomi hanno visto la propria ricchezza accrescersi del 38,6%.
Insomma, la bolla immobiliare non ha premiato tutti allo stesso modo: se è abbastanza comprensibile un effetto-ricchezza più sostenuto sui pensionati (tra i quali la proprietà della casa è più diffusa che tra i giovani), c’è da sottolineare anche la performance dei patrimoni degli imprenditori e autonomi in generale. Tutte tendenze che, scrive l’Icu, hanno «accentuato la disuguaglianza patrimoniale»: se nel 2000 la ricchezza media delle famiglie di operai era pari al 51% della media italiana, nel 2004 è scesa al 33,4%.
Insomma, i due gruppi si sono allontanati abbastanza, sia nella ricchezza che nel reddito. Se ne vedono gli effetti sui consumi: in aumento di percentuali a due cifre (dal 12 al 16%) quelli del gruppo «autonomi», sostanzialmente fermi quelli del gruppo «dipendenti ed ex» (intorno all’1-4%). Queste famiglie hanno compresso il più possibile i consumi, orientandoli prevalentemente in spese alimentari e trasporti e riducendo il pesod elle spese per la casa, istruzione e cultura, tempo libero. Nei consumi di prima necessità, non potendo scendere al di sotto dell’essenziale, scrivono i ricercatori dell’Icu, hanno fatto ricorso a canali di vendita più a buon mercato (dagli hard discount alle bancarelle). Le famiglie che invece hanno beneficiato della redistribuzione hanno invece visto un aumentod ei consumi, ma non nella stessa proporzione dell’aumento dei redditi: una parte di questi aumenti è stata dunque destinata a risparmio e/o a investimento.
Un dato che accomuna i due gruppi è dato dalla crescita dell’indebitamento finanziario: complessivamente questo è passato dal 20% del Pil del 2000 al 30% del 2005 e la percentuale di famiglie indebitate è passata dal 22,1% del 2002 al 24,6% del 2004. Tendenza che è favorita dai bassi tassi di interesse, ed è anch’essa collegata al settore immobiliare e all’aumento dei mutui contratti pèer acquistare immobili.