Redditi altissimi, scontro di maggioranza

Nasce in parlamento dal gruppo dell’Ulivo la proposta di introdurre un «contributo di solidarietà del 2%» a carico dei redditi più alti per trovare risorse in sostegno di donne e uomini (più donne che uomini) in penuria di reddito,ricchi di età: gli ultrasettantacinquenni. Si tratterebbe dei redditi sopra i 150 mila euro, cui applicare una sesta aliquota Irpef, del 45% (oltre quella del 43% prevista dai 75 mila euro in su).
Proposta di elementare buonsenso? No, la stoppa immediatamente Romano Prodi, che ieri ha assicurato: «Il governo non c’entra nulla con l’aumento dell’aliquota massima dell’Irpef al 45%, questa misura non era nei programmi, e non c’è».
In mattinata, c’era già stato l’immediato altolà del sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta – «questo è un emendamento del parlamento, che certo è sovrano, ma il governo intende mantenere il quadro prospettato dal decreto fiscale». Nel suo partito, la Margherita, è d’accordissimo il responsabile economico, e presidente della commissione lavoro del senato Tiziano Treu; in contrasto invece il sottosegretario all’Economia Mario Lettieri: «Vero, non è una priorità del governo, ma la ratio dell’emendamento ha un suo appeal, e se la camera lo approvasse si accentuerebbe l’aspetto solidaristico della manovra».
Un ennesimo ping pong, insomma, dentro i due maggiori partiti dell’Unione, dove dai Ds si schierano nell’«apprezzamento» sull’aliquota maggiorata per i redditi sopra i 150 mila euro il ministro del Lavoro Cesare Damiano; e il sottosegretario all’Economia Alfiero Grandi – «personalmente guardo con grande simpatia all’ipotesi, soprattutto per dare sollievo a chi, come gli anziani, ne ha grande bisogno, e credo che coloro cui viene chiesto il contributo di solidarietà saranno in grado di sopportarlo».
Ma il ds Vicenzo Visco, viceministro dell’Economia, ligio al diktat Prodi, ieri ha già formulato una «seconda versione» della riforma Irpef – attesa in serata alla commissione Bilancio. Il voto sull’Irpef si prevede per sabato, ma intanto Visco – giocando all’interno delle «5 aliquote previste dal governo – promette di aumentare «detrazioni» e assegni fasmiliari: per un lavoratore dipendente con «coniuge a carico» i benefici arrivano fino a 40 mila euro di reddito (si copirebbero l’89% dei dipendenti in questa situazione); se è un pensionato con coniuge a carico si copre fino a un reddito di 35 mila euro (94% di questi pensionati) , se un lavoratore autonomo fino a 32 mila euro (85% degli autonomi con coniuge a carico). Se poi si hanno anche «figli a carico», oltre al «coniuge», la modifica Visco, combinata con l’emendamento sugli assegni familiari promette vantaggi ai lavoratori sia «dipendenti» che «autonomi». Garantiti vantaggi anche ai «single» ma solo se hanno «figli».
I Ds, con Marina Sereni si sono detti subito pronti a fare marcia indietro sulla aliquota del «45%» mentre la amano sindacati, e associazioni dei consumatori come Adusbef.