Recuperare l’unità dispersa in questi mesi

ARTICOLO CLAUDIO GRASSI SU RISULTATI PRIMARIE
per La Rinascita, 20/10/2005

Il dato importante e positivo delle primarie è stata la massiccia partecipazione dell’elettorato del centrosinistra. L’Unione ne trarrà di certo vantaggio, dopo l’approvazione alla Camera della legge elettorale che aveva ricompattato la Casa delle Libertà.
Credo che una così grande partecipazione vada ricondotta a due fattori. Da un lato, a una forte mobilitazione dei partiti e dell’associazionismo laico e cattolico. I Democratici di sinistra (come si evince in particolare dai dati dell’Emilia-Romagna in termini di affluenza e di consenso a Prodi) hanno investito molto in questa competizione e hanno fornito al candidato dell’Unione il grosso del consenso. Dall’altro lato, ha indubbiamente pesato la convinzione che attraverso un voto – e segnatamente un voto per Prodi – si potesse dare una risposta forte a Berlusconi, alla sua arroganza, alle sue politiche.
In questa disponibilità alla mobilitazione, vi è dunque l’aspetto positivo del test del 16 ottobre. Ciò non significa che le critiche da noi avanzate allo strumento primarie si siano rivelate infondate. Al contrario. Il vero e proprio plebiscito ottenuto da Prodi dice, per un verso, che non vi era alcun bisogno di questa “verifica” e che molto più opportuno sarebbe stato concentrarsi sul programma, rispetto alla cui elaborazione l’Unione è ancora molto indietro e molto divisa; e dice altresì, per l’altro verso, che viene rafforzandosi sempre di più la tendenza alla personalizzazione della politica, in forza della quale si vota, appunto, un leader e non un progetto politico fatto di impegni e di concreti obiettivi programmatici.
Non dimentichiamoci, inoltre, che anche l’introduzione del maggioritario riscosse un vastissimo consenso popolare a sinistra, ma questo non basta certo a farne un sistema migliore del vecchio proporzionale. L’esperienza di questi anni dimostra precisamente il contrario, e temo molto che tra qualche anno – qualora si affermasse la tendenza ad utilizzare le primarie per qualsiasi scelta elettorale – ci ritroveremmo a trarre un bilancio analogamente negativo.
Detto questo, vi è anche, a mio giudizio, un versante negativo del voto di domenica: un versante che riguarda noi, la componente di sinistra dell’Unione.
Intanto mai come in questa occasione la sinistra di alternativa si è presentata divisa: Rifondazione Comunista ha presentato Bertinotti; i Verdi Pecoraro Scanio; una parte dei movimenti ha sostenuto Simona Panzino; una parte dei girotondi Ivan Scalfarotto; il Pdci e la sinistra Ds hanno sostenuto Prodi; importanti organizzazioni che in questi anni hanno svolto un ruolo decisivo per la crescita dei movimenti come la Fiom e l’Arci, hanno scelto di non schierarsi, mentre una parte di sinistra diffusa, criticando le primarie, ha scelto di non partecipare al voto.
Dopo l’intensa stagione dei movimenti, l’importante risultato del referendum per l’estensione dell’art.18 e l’incoraggiante risultato elettorale delle Europee e delle Regionali (dopo cioè un insieme di accadimenti che ci avevano indotto a parlare di una sinistra alternativa attorno al 15%), sarebbe urgente interrogarsi sulle cause di tale frammentazione, che rischia di indebolire la capacità di questi stessi movimenti di incidere sul profilo programmatico dell’Unione.
Se teniamo conto di questo contesto, possiamo dire senza tema di smentite che i risultati del 16 ottobre hanno confutato le aspettative di chi si augurava che le primarie avrebbero spostato a sinistra l’asse dell’Unione. È accaduto esattamente l’opposto. Prodi ha stravinto poco dopo avere rilasciato al Corriere della Sera una grave intervista in tema di politica estera (nella quale ha rivendicato l’intervento in Kosovo, annunciato l’intenzione di restare in Afghanistan e parlato di un ritiro «graduale» dall’Iraq) e all’indomani del comizio a Piazza del popolo nel quale ha spiegato che l’Unione respinge la legge elettorale della destra nella convinzione che occorra un sistema ancora più maggioritario dell’attuale.
Non si tratta di dettagli, dato che la prima considerazione a caldo del candidato dell’Unione è stata proprio sul programma. «Con questo risultato è chiaro chi lo scriverà», ha commentato Prodi. E non sarà certo il risultato ottenuto da Mastella e Di Pietro (in totale l’8% dei voti) a creargli dei problemi.
Che fare, dunque, in questo scenario? Chiarito che il risultato delle primarie non aiuta la sinistra nell’imminente battaglia per il programma, non si tratta certo di rassegnarsi a giocare il ruolo dei comprimari né, tanto meno, quello dei subalterni. Al contrario, occorre lanciare subito una forte iniziativa unitaria sul terreno programmatico, capace di ridare alla sinistra di questo Paese la grande forza che essa ha dimostrato in tante importanti battaglie. È necessario, a questo fine, cercare intese, convergenze programmatiche, accordi su priorità e obiettivi. Solo così – recuperando in tempi brevi l’unità che in questi mesi abbiamo lasciato disperdere – sarà possibile dar corpo a una «massa critica» in grado di esercitare un’influenza determinante sul lavoro programmatico dell’Unione. Questo è il compito oggi, che richiede la capacità di trarre vantaggio anche dalle difficoltà.