Razzi su Gaza, torna la guerra

Uccisi dai raid israeliani cinque militanti di Hamas che promette vendetta. Razzi al Qassam sulla cittadina israeliana di Sderot: sei feriti. Sharon minaccia una nuova invasione della striscia a invia carri armati e artiglieria sul confine. Il Fronte popolare e la Jihad: «Tregua finita». Le brigate al Aqsa attaccano un chek point a Nablus. Tensione tra Hamas e Anp

La guerra è tornata a Gaza dove ieri sera, al termine di una giornata di sangue, la popolazione temeva una nuova invasione militare israeliana. Dopo la felicità per il ritiro delle forze di occupazione dopo ben 38 anni, a Gaza sono tornati gli «omicidi mirati» che potrebbero aver messo fine alla tregua proclamata in modo unilaterale dal presidente palestinese Abu Mazen lo scorso marzo al Cairo. Hamas, che ha visto quattro (cinque secondo altre fonti) dei suoi militanti fatti a pezzi ieri pomeriggio dai razzi sganciati dall’aviazione israeliana a Zaitun (Gaza city), ha già annunciato vendetta «in ogni angolo dei Territori palestinesi occupati». Il Fronte popolare per la liberazione della Palestina ha proclamato la fine del cessate il fuoco mentre un militante delle Brigate dei martiri di Al-Aqsa (Al-Fatah) ha aperto il fuoco contro una pattuglia militare israeliana in Cisgiordania. In precedenza Hamas e Jihad islami avevano lanciato almeno 34 razzi Qassam, prodotti in modo artigianale, contro Sderot e altri centri abitati israeliani vicini a Gaza causando il ferimento leggero di sei persone. La giornata era cominciata con gli attacchi aerei compiuti dall’aviazione a Gaza city contro alcune officine meccaniche descritte da Israele come «fabbriche di armi» di Hamas. Le incursioni dal cielo sono andate avanti tutto il giorno. In un paio di casi gli F-16 israeliani hanno rotto il muro del suono su Gaza scatendando il panico tra i civili palestinesi che hanno pensato ad un bombardamento vero e proprio. Poco prima il ministro della difesa Shaul Mofaz aveva ordinato all’esercito di spostare le truppe a ridosso del confine, in preparazione di una invasione militare del territorio palestinese. L’esercito israeliano ha anche dispiegato cinque pezzi d’artiglieria nei pressi di Nahal Oz, al confine con Gaza, e sul posto sono giunti anche alcuni mezzi corazzati. Di fronte ai raid aerei, il primo ministro palestinese Abu Ala ha lanciato un appello affinché la comunità internazionale «intervenga per fermare Israele». «La situazione è molto grave – ha affermato – e la responsabilità delle violenze è di Israele». Il vicepremier Nabil Shaath ha condannato l’uccisione dei militanti di Hamas definendola «un atto di aggressione criminale» che minaccia di far deragliare l’accordo di cessate il fuoco. Sono intervenuti anche l’Egitto e la Lega Araba che hanno condannato il raid aereo a Zaitun. «Questi attacchi avranno delle ripercussioni gravi», ha detto ai giornalisti il segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa «l’escalation solleva degli interrogativi riguardo alla volontà di Israele di proseguire con il processo di pace», ha aggiunto. Il ministro degli esteri egiziano, Abul Gheit, ha detto che «l’uso di velivoli militari per bombardare quartieri abitati da civili è una violazione del diritto internazionale». Da parte sua Abu Mazen, in un discorso trasmesso dalla radio dell’Anp, si è detto «addolorato» dall’uccisione di palestinesi ma allo stesso tempo, rivolgendosi proprio ad Hamas, ha detto che «è necessario mettere fine al caos» che regna a Gaza per evitare che sia la popolazione palestinese a pagare il prezzo più alto. La carneficina di Jabaliya ha arroventato i rapporti tra Hamas e l’Autorità nazionale palestinese. Hamas sostiene che i suoi automezzi esplosi sono stati attaccati da Israele. Il portavoce del ministero degli interni palestinese Tawfik Abu Khusa, invece smentisce questa versione. «Anche ad agosto – ha ricordato – quando una esplosione sventro’ alcune case a Gaza (provocando morti e feriti) Hamas accusò Israele di aver compiuto un attacco aereo, mentre le indagini dimostrarono che la deflagrazione era dovuta ad esplosivi accumulati in un condominio dalla stessa organizzazione». Le accuse di Abu Khusa hanno provocato forte collera fra i dirigenti di Hamas. «I leader islamici sono infuriati perche’ l’Anp e Al-Fatah hanno formulato la la loro versione senza che la polizia abbia svolto alcuna indagine sull’accaduto», ha spiegato oggi Ghazi Hamad, direttore di A-Risala, il settimanale del movimento islamico, tutti sanno che alle parate militari Hamas porta soltanto modelli di plastica dei suoi razzi e di altri armamenti». Secondo Hamad l’Anp e Al-Fatah intendono «screditare» il movimento islamico di fronte all’opinione pubblica palestinese, come primo passo verso il disarmo del gruppo Ezzedin Al-Qassam, così come chiedono Israele e Usa.