Rapporto Onu: in Iraq sempre peggio

Esecuzioni extralegali e violenza in crescita. L’organizzazione blocca anche la stampa della Costituzione

Non accenna a schiarirsi il cielo plumbeo sopra l’Iraq. Anzi. la conferma è venuta ieri dal rapporto sui diritti umani nel paese elaborato dalla missione di assistenza dell’Onu (Unami) e presentato ieri a Baghdad. La popolazione è sottoposta ai tormenti insopportabili esercitati da forze diverse: esecuzioni extragiudiziarie che, sulla base di testimonianze, vengono attribuite a «forze lagate al ministero degli interni»; le violazioni delle neo forze di polizia; le violenze degli insorti che falcidiano innocenti oltre a quelli accusati di essere «legati alla forza multinazionale» e dunque come tali, agli occhi dei ribelli, colpevoli. Il dossier prende come riferimento i due mesi che vanno dal primo luglio al 31 agosto e conclude sottolineando «la preoccupazione (dell’Onu) per la mancanza di protezione dei diritti civili, culturali, economici, politici e sociali» degli iracheni. Il documento ricorda anche che «continuano ad emergere corpi, a Baghdad e altrove, per lo più con addosso segni di tortura, che sembrano risultare da esecuzioni extragiudiziarie». L’Unami stigmatizza poi quello che definisce «l’uso eccessivo» della forza da parte delle forze di sicurezza «sia quando agiscono da sole che insieme alla forza multinazionale». La via d’uscita dall’incubo non appare peraltro prossima. Sul tortuoso percorso istituzionale che ha al suo centro la Costituzione si è abbattuta ieri un’altra frana, sempre proveniente dall’Onu, che ha annunciato di non poter procedere alla stampa della Carta fondamentale, prevista da alcuni membri del parlamento per ieri. Il testo, in milioni di copie, dovrà essere diffuso tra gli iracheni che devono approvarlo con un referendum. Ieri è stata anche fissata la data della consultazione, il 15 ottobre. Ma il blocco della stampa rende ora incerta la scadenza. «Non abbiamo avuto l’autorizzazione a procedere» ha dichiarato Nicholas Aysom, funzionario Onu a Baghdad. «Aspettiamo un testo che sia ratificato dall’Assemblea nazionale, e non prevediamo che ciò avvenga prima di domenica». Una situazione sconcertante, visto che lo stesso Ayson ammette di non sapere per quale ragione il testo così com’è non va bene: se perché l’approvazione parlamentare della scorsa settimana è stata irregolare o se perché il testo originario è stato infine emendato su richiesta dei sunniti.

In ogni caso l’infelice Costituzione è incappata ieri in un altro alto là. Quello del comitato degli ulema, la massima istanza religiosa dei sunniti, che ha lanciato un appello allo scioglimento dell’Assemblea nazionale, accusata di aver prodotto un progetto costituzionale che divide il paese e giustifica la presenza di forze straniere. I religiosi esortano poi gli iracheni perché «proclamino il rifiuto di questa Costituzione-complotto» in tutti i modi che vorranno scegliere.

Su un altro fronte, il capo del collegio di avvocati di Saddam Hussein, Khalil Dulaimi, ha smentito che l’ex presidente abbia confessato nulla, tanto meno le stragi di kurdi nel nord dell’Iraq, come aveva dichiarato il presidente Talabani .