Raiuno trasmetta l’inchiesta su Falluja

L’Unione l’aveva promesso: «Vedrete a rispondere sul fosforo bianco verrà il ministro Martino». E invece alla fine pare che il titolare della Difesa l’abbia spuntata. Non sarà lui a dover dire quel che l’Italia sapeva dell’uso dell’arma chimica su Falluja. Ma il balletto del «vai avanti tu» «no grazie ho un impegno giusto a quell’ora» in preparazione della risposta alle interpellanze dell’opposizione, è durato per tutta la giornata di ieri. Tra Giovanardi (ministro per i rapporti col parlamento) che sperava di non dover essere costretto all’ennesima figuraccia, Fini (esteri) che giurava che il tema «non è di competenza della Farnesina». E fino all’ultimo, ieri sera, non si sapeva a chi del governo Berlusconi sarebbe toccato rispondere sul fosforo bianco sparato dagli Usa su Falluja. Forse, tanto per sintetizzare l’imbarazzo, toccherà a un sottosegretario. La risposta, comunque, arriverà nel pomeriggio di oggi, a riflettori spenti e con metà del parlamento già lontana da Roma. Una spiegazione, probabilmente ridotta al minimo indispensabile, di quel che l’Italia sa del uso che gli Stati uniti hanno fatto del fosforo come arma chimica lanciata per «scuotere e cuocere» (per parafrasare il nome dell’operazione, «shake and bake») i civili iracheni che vivevano a Falluja nel 2004. L’Unione ha presentato diverse interrogazioni, una per ogni partito, ma tutte centrate sul chiedere al governo ciò che sapesse dell’uso della micidiale arma chimica nei bombardamenti sull’Iraq ammessa ieri anche dalla Gran Bretagna. A prescindere dalla durezza dei contenuti dei testi, però, anche l’Unione sembra vivere con un po’ di imbarazzo l’inchiesta sul fosforo bianco spuntata fuori proprio mentre il segretario dei Ds Piero Fassino prometteva un «ritiro graduale e concordato sia con gli iracheni che con gli americani». Le domande di oggi saranno dure, sì, ma nessun gruppo parlamentare (sinistra radicale compresa) ha insistito troppo perché la discussione avesse il massimo della visibilità.

I Verdi ieri pomeriggio si sono riuniti per preparare una mozione sul ritiro immediato dall’Iraq, «anche a partire dalla coraggiosa inchiesta sull’uso di armi chimiche contro la città di Falluja», ha spiegato l’onorevole Paolo Cento. Questa mattina i parlamentari del partito decideranno quando presentare il documento alla Camera, ma è davvero difficile che il testo vada al voto. Un eventuale mozione sull’argomento andrà ai voti solo a gennaio del 2006, al momento del rifinanziamento della missione in Iraq. E da qui all’ultimo voto prima delle elezione, ci sarà tempo per concordare un testo che piaccia a tutta l’opposizione.

Va meglio la battaglia di Articolo 21, l’associazione dedicata alla «libertà dell’informazione», che in pochi giorni di tam-tam ha già raccolto più di 12.000 firme (www.articolo21.info) per chiedere che il documentario realizzato da Sigfrido Ranucci sull’uso del fosforo bianco a Falluja sia trasmesso in prima serata su Rai1. «E’ importante che ci sia una mobilitazione diffusa, che ne parlino gli artisti e tutti coloro che hanno un ruolo nel sistema informativo, nelle aziende pubbliche come in quelle private», dice il portavoce di Articolo 21 Giuseppe Giulietti. Anche il sindacato dei giornalisti Rai, l’Usigrai, ha diffuso un comunicato per prendere le distanze dal generico silenzio con cui la televisione pubblica ha accolto fino ad oggi (ieri per la verità qualche servizio in più c’era) l’inchiesta sul fosforo bianco. Ma da dirigenti e commissione di vigilanza, ancora nessuna risposta.