Raid israeliano a Ramallah

«Questa operazione militare dimostra che gli appelli israeliani per la pace e la sicurezza sono falsità». Ha reagito con rabbia il presidente palestinese al sanguinoso raid – quattro morti e una ventina di feriti – effettuato ieri pomeriggio da reparti israeliani nel cuore di Ramallah, tra piazza Manara e il mercato, a poche centinaia di metri dalla Muqata, il suo quartier generale. Abu Mazen si è sentito schiaffeggiato. Appena un paio di settimane fa il premier israeliano Olmert gli aveva promesso l’allentamento della pressione sui Territori occupati. E invece ad allentarsi sono state solo le già blande limitazioni ai raid militari nelle città palestinesi.
Altrettanto significativa é la scelta dei tempi. L’incursione è avvenuta poche ore prima del colloquio che Olmert e il presidente egiziano Hosni Mubarak hanno avuto a Sharm El-Sheikh e che tra i suoi obiettivi aveva, oltre a rilanciare le possibilità di un nuovo negoziato di pace, anche quello di estendere alla Cisgiordania il cessate il fuoco tra israeliani e palestinesi in vigore a Gaza. Mubarak perciò ha dovuto condannare con fermezza il raid israeliano a Ramallah. «La sicurezza di Israele non può essere raggiunta con la forza militare ma attraverso un impegno serio in direzione della pace – ha detto -. Chiedo l’immediata cessazione di tutti gli atti di violenza e di ogni pratica che possa ostacolare gli sforzi egiziani per la pace». Olmert da parte sua ha espresso il proprio «rincrescimento»: «Mi dispiace che persone innocenti siano rimaste colpite», ha detto.
Si fa ora più remota l’ipotesi del vertice a tre proposto dal Cairo, da tenersi in tempi brevi, fra i leader di Israele, Egitto e Anp. Ad indicarlo è stato il portavoce del presidente egiziano, Suleiman Awad. Si tratta di un’ipotesi «prematura» ha detto all’agenzia palestinese Ramattan.
I quattro palestinesi uccisi a Ramallah, tutti civili, sono Yusef Abdel Khader, Khalil al-Badawi, Alaa Himran e una quarta persona la cui identità ieri sera non era ancora nota. Non è certo peraltro che le forze israeliane siano effettivamente riuscite ad arrestare tutti e quattro i ricercati. Uno, delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, sarebbe riuscito a fuggire sebbene ferito alle gambe.
Per Ramallah è stato un colpo durissimo anche perché le decine di mezzi blindati e camionette, entrate a Ramallah insieme ad un bulldozer, hanno provocato danni molto gravi nel centro cittadino, soprattutto alle automobili parcheggiate. Abu Mazen ha chiesto a Israele un risarcimento pari a cinque milioni di dollari. In città è esplosa una battaglia a tutti gli effetti, con decine di palestinesi armati che cercavano di respingere il raid israeliano e centinaia di civili che fuggivano in preda al panico. Si sono udite ripetute esplosioni nella zona di Manara e del mercato. La radio israeliana ha detto che l’operazione è stata autorizzata «ad alto livello» in appoggio ad una squadra di forze speciali all’inseguimento dei ricercati, che sarebbero stati catturati in un edificio occupato in prevalenza da uffici.
In una nuova giornata di sangue che ha ribadito come l’occupazione rimanga il vero problema di ogni palestinese, a Gaza i miliziani del movimento islamico Hamas e di Fatah sono tornati ad affrontarsi, nella loro assurda lotta per il potere, provocando altri quattro morti, che si aggiungono ai cinque di mercoledi’ e ai 17 negli scontri a fuoco avvenuti il mese scorso. Tra le vittime c’é anche il colonnello Mohammed Ghayeb, responsabile nel nord di Gaza del servizio di sicurezza preventiva fedele a Fatah e Abu Mazen, e legato all’ex ministro Mohammed Dahlan, considerato da Hamas il «nemico numero uno». Uomini armati hanno fatto irruzione nella sua abitazione uccidendolo. Sua moglie è rimasta gravemente ferita nell’attacco.
Intanto ieri è rientrato a Gaza, dal pellegrinaggio alla Mecca, il premier Ismail Haniyeh (Hamas) che, secondo il sito internet del quotidiano Haaretz, è stato sottoposto all’aeroporto di El-Arish e poi alla frontiera tra Gaza e l’Egitto a controlli severissimi, decisi a quanto pare nel corso di una riunione tra rappresentanti americani, israeliani, palestinesi (di Abu Mazen) e anche degli osservatori europei che monitorano il valico di Rafah. Haniyeh il mese scorso rimase bloccato sette ore a Rafah per aver provato a far entrare a Gaza una trentina di milioni di dollari. Il premier denunciò inoltre di essere sfuggito ad un agguato della guardia presidenziale. Intanto ieri il n.2 di Hamas in esilio, Musa Abu Marzuk, ha affermato che il soldato Ghilad Shalit catturato nel giugno scorso dai palestinesi, è in vita e che una registrazione con la sua voce è stata inviata alle autorità israeliane. Nei prossimi giorni dovrebbe materializzarsi la prima fase di uno scambio di prigionieri tra le due parti.