Raid aerei Nato in Afghanistan uccisi sessanta civili

Colpiti dal cielo, in un giorno di festa, da chi è lì per aiutarli. Se è vero, e l’Isar non smentisce (anche se precisa), è forse il peggior massacro di civili in Afghanistan, che pure si presta a primati sanguinosi. Si parla di decine di morti – 50, forse 80, mancano dati ufficiali – vittime dei bombardamenti Nato mentre festeggiavano l’Eid al Fitr, la fine del Ramadan. Tra loro, hanno denunciato i capi tribù locali, molte donne, tantissimi bambini, colpiti durante il tradizionale banchetto con scambio di doni che chiude il digiuno islamico. «Venite a vedere i morti«, hanno urlato alle tv».
Ma anche numerosi taleban, soliti purtroppo a farsi scudo dei civili, ribattono i portavoce della forza multinazionale, che nei giorni scorsi avevano annunciato trionfalmente l’eliminazione di 48 guerriglieri in una serie di scontri nella provincia di Kandahar. Mark Laity, rappresentante civile della Nato in Afghanistan, pur esprimendo rammarico, ha attribuito la responsabilità dell’accaduto ai ribelli, annunciando un’inchiesta.
Il Sud, in particolare la zona attorno a Kandahar, è feudo della guerriglia, lì avviene la maggior parte degli attentati (anche il presidente Karzai ha rischiato di rimanerne vittima) e lì si concentrano le operazioni militari. E lì, come altrove, i combattenti si nascondono nei villaggi, giocando su intimidazioni e complicità.
Tutto questo non basta ovviamente a smorzare le polemiche. Anche perché non è la prima volta. La scorsa settimana almeno 21 civili erano stati uccisi in due operazioni Nato nelle province di Kandahar e Helmand. Nel luglio 2002 bersaglio di un attacco aereo statunitense nella provincia di Uruzgan era stata una festa di nozze, con 46 morti e un centinaio di feriti. Solo per citare gli episodi più noti.
Al di là delle reazioni di rito, quella prudente del presidente afghano Karzai, quella interlocutoria dell’Onu, che ha annunciato un’indagine, l’incidente ha avuto «effetti collaterali» a Roma, dove la presenza italiana in Afghanistan è tema a dir poco controverso. Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, in una nota ha affermato che «Il valore stesso della vita umana è messo in forse quando operazioni militari provocano un grande numero di morti civili, in qualsiasi parte del mondo». «Piena luce sull’accaduto» ha chiesto il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero. Che ha fatto un passo in più, tornando a mettere in discussione la missione: «Questa terribile vicenda rimanda a un altro problema: la situazione afghana si è ormai trasformata drammaticamente in un vero conflitto, tale da esigere che si riveda completamente la presenza italiana in quell’area». «Informazioni» ha chiesto anche il ministro della Difesa, Arturo Parisi, dicendosi pronto, se la notizia sarà confermata ad «andare in Parlamento».
Non è un bel momento, si sta allargando anche lo scandalo degli «scatti con teschio» dei soldati del contingente tedesco. Secondo la tv privata RTL e il deputato Verde Hans-Christian Stroebele quelle pubblicate da Bild sarebbero solo la punta dell’iceberg: le foto con militari tedeschi nell’atto di profanare cadaveri in Afghanistan sarebbero «centinaia».
«Buona parte dei 37 Paesi che contribuiscono alla forza Isaf in Afghanistan hanno imposto limiti di manovra alle loro truppe che, se rimossi, avrebbero effetti paragonabili a un aumento delle truppe stesse», aveva detto tre giorni fa il comandante della Nato, generale James Jones, a Washington. Ora ci si interroga su quegli effetti.George W. BushUn muro che fermi i clandestini che passano dal Messico negli Usa; e che blocchi pure i democratici che puntano a vincere nel voto di midterm del 7 novembre. La barriera da costruire lungo un migliaio di chilometri alla frontiera tra Usa e Messico è un «passo importante» per rendere più sicuri i confini, dice, firmando una legge che aveva osteggiato, il presidente George W. Bush. Obiettivo della contestatissima barriera, che il presidente del Messico Vicente Fox paragona al Muro di Berlino e considera «una vergogna», è ridurre il flusso degli immigranti illegali. Per Bush è una sconfitta personale: lui, infatti, voleva una riforma dell’immigrazione che avviasse a soluzione il problema dei circa 12 milioni di immigrati illegali che si calcola vivano negli Usa. Ma proprio i leader repubblicani in Congresso hanno silurato il suo progetto, essenzialmente per considerazioni elettorali.