Rabbia e frustrazione fra i palestinesi per i cedimenti di Abu Mazen

Non si placano le proteste in Cisgiordania e Gaza per la decisione presa dall’Autorità nazionale palestinese (Anp) di chiedere ai paesi arabi ed islamici membri del Consiglio per i diritti umani dell’Onu di rinviare a marzo la richiesta di approvazione del rapporto sull’offensiva israeliana «Piombo fuso» a Gaza (1.400 morti, per metà civili, e migliaia di feriti), presentato dalla commissione d’indagine guidata dal giudice sudafricano Richard Goldstone. Lo sdegno è forte. Per gran parte dei palestinesi il passo indietro dell’Anp è una «capitolazione» di fronte alle pressioni statunitensi e israeliane ma il presidente Abu Mazen e il premier Salam Fayyad continuano a tacere.
Ieri in segno di protesta le scuole sono rimaste chiuse in tutta Gaza mentre il (marxista) Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) ha accusato l’Anp di aver «tradito» le vittime dell’offensiva israeliana. «E’ stata una decisione irresponsabile, ingiustificabile, che infligge un duro colpo alla lotta dei palestinesi per la libertà e l’indipendenza», ha scritto in un comunicato il Fplp. Associazioni e centri per i diritti umani insistono nel chiedere il completamento del procedimento avviato dall’indagine di Goldstone. In 14 hanno firmato un documento per denunciare che la mancata approvazione del rapporto compromette la tutela dei civili sotto attacco militare.
Goldstone, accusando Israele (ma anche Hamas) di aver commesso nei 22 giorni di «Piombo fuso» crimini di guerra assimilabili in alcuni casi a crimini contro l’umanità, aveva raccomandato al Consiglio per i diritti umani di imporre alle parti lo svolgimento di indagini sui casi denunciati. Di fronte a una non-collaborazione, il giudice aveva detto di far riferimento alla Corte penale internazionale. La decisione dell’Anp è maturata tra giovedì e venerdì mentre il Consiglio per i diritti umani era riunito a Ginevra. Il segretario di stato Usa Hillary Clinton, secondo la tv al Jazeera, ha telefonato due volte e chiesto con insistenza ad Abu Mazen di fare un passo indietro, spiegando che l’approvazione del rapporto Goldstone avrebbe spinto Israele bloccare ogni possibilità di negoziato.